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"Sono scappata dall'Italia ed ora ho tutto"
Francesca risponde a Gaspare, il cittadino italiano che vive in Svizzera "col morale a terra"

Ha destato molte reazioni la lettera di sfogo inviataci da Gaspare , cittadino italiano che vive in Svizzera "col morale a terra", nel quale ha espresso il suo disagio nel reperire lavoro, elencando le difficoltà vissute finora. Una nostra lettrice, coetanea del 33enne, ha voluto rispondere al "preoccupato signor. G.S", sottolineando come la sua storia, di cittadina italiana nel nostro paese, è completamente diversa da quella raccontata dal giovane Gaspare.
"Mi ha fatto tenerezza la sua lettera, l'ho letta più volte e come sua coetanea capisco quello che ha vissuto" inizia la nostra interlocutrice Francesca G. "Ma non sempre va così come da lui descritto. Io ringrazio ogni giorno la Svizzera perché mi ha datto tutto quello che la mia patria non hai mai offerto".
"Sono scappata dall'Italia tre anni fa ed ora ho tutto" racconta Francesca. "Ho un lavoro, una casa, una macchina e ho potuto costruire una famiglia. Mi sono sposata e sono madre di un figlio, con un altro in arrivo".
"Provengo da una famiglia benestante. Mio padre è medico, ho avuto l'opportunità di studiare e mi sono laureata in scienze sociali e politiche. Nel luglio 2014 ho però deciso di andarmene perché lo Stato italiano non garantisce un futuro e non provvede alle persone. Se non ci sono i genitori o i nonni che aiutano, è difficile andare avanti. Non è bello essere "costretti" ad andare. Ma se non l'avessi fatto, non mi sarei mai sposata e non avrei avuto un figlio".
"Non sono arrabbiata con l'Italia, perché mi ha permesso di conoscere un altro mondo, dove se le persone si impegnano, le cose sono possibili. Qui stiamo bene. Saremo sempre degli immigrati e dobbiamo ricordarcelo. Ma le persone ci hanno dato fiducia, permesso di crescere e avere delle opportunità".
"Quando si prende la decisione coraggiosa di andare in un un altro paese non si può pretendere di avere tutto", continua la nostra interlocutrice. "Questo è egoismo. Bisogna aprirsi alla cultura del posto, avere rispetto, aiutare gli altri, essere disposti anche a fare lavori che non corrispondono alla laurea che si ha conseguito. Io ho dovuto adattarmi e ho fatto lavori anche umili, come pulire i bagni. E devo dire che non mi è dispiaciuto. Poi mi sono occupata anche del formaggio, mi alzavo alle 4 di mattina per creare l'Appenzeller o il Gruyer. Sono grata alla Svizzera per il formaggio che puzza" scherza divertita Francesca.
Di sentimenti anti-italiani, Francesca G. sembra non averne incontrati: "So poco di politica, ma so che abbiamo avuto rispetto dagli svizzeri che abbiamo conosciuto. Se c'è gente che è stata maleducata con noi, quelli sono proprio gli italiani. Mi sono vergognata. Dobbiamo migliorare noi per primi quando siamo all'estero. Devo dirlo: ci sono molti italiani che si lamentano, parlano di svizzeri "freddi" e "chiusi" o del cibo "non buono". Ma non è rispettoso della gente che vive qui. Tutto dipende da come ci si pone nel nuovo paese. Se non vi sta bene, andatevene".
"Questa è la mia esperienza e mi è andata bene. So che per tutti non è così e mi è dispiaciuto molto leggere l'esperienza di G.S. Forse bisognerebbe creare una rete di persone che si sono trasferite all'estero per aiutarsi l'un l'altro. Aiuterebbe a sentirsi meno soli. Una parola può cambiarti la vita. Per questo ho deciso di rispondere".

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