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Fine dell’accordo quadro: alla Svizzera serve una tabella di marcia

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L’incertezza attuale penalizza infatti le prospettive elvetiche e a lungo termine l’effetto degli accordi bilaterali con l’Unione europea s’indebolirà
Bienne, 2 Agosto 2021 - Il Consiglio federale deve rivedere la sua tabella di marcia dopo l’abbandono dell’accordo quadro con l’UE. L’incertezza attuale penalizza infatti le prospettive della Svizzera, avverte Martin Eichler, capo economista dell’istituto BAK. A corto termine, «la Svizzera non crollerà senza un accordo quadro», nota Martin Eichler in un’intervista diffusa oggi dal quotidiano Le Temps. «Ma come si può osservare con medtech», l’industria svizzera della tecnologia medica che in maggio ha perso il libero accesso al mercato interno dell’UE, l’effetto degli accordi bilaterali con l’Unione europea s’indebolirà, aggiunge.
«Gli investitori reagiranno progressivamente all’incertezza creata dall’assenza di un accordo quadro» e «infine l’impatto sarà [...] simile ad un arresto improvviso dei bilaterali», prosegue Eichler. Il BAK non ha ancora quantificato le conseguenze dell’assenza di un accordo quadro, ma ha stimato il costo dell’abbandono dei bilaterali al 4,4% del prodotto interno lordo (PIL) pro capite dopo 13 anni.
Calo dello stile di vita pari al 6,6%
Questa ipotesi dovrebbe inoltre avere un effetto negativo sull’aumento della popolazione. «Tutto compreso, l’impatto sale al 6,6%, pari a 50 miliardi di franchi», precisa l’economista. La perdita di salario minima per abitante dopo 13 anni corrisponde a 3’700 franchi.
I più colpiti da questa situazione sono i settori fortemente legati al mercato europeo, come beni strumentali, tecnologia medica, ingegneria, costruzione di macchinari e subcontraenti automobilistici, prosegue Eichler. Segnala anche le industrie che dipendono da una forza lavoro altamente qualificata e il turismo. «La fine della partecipazione della svizzera al programma Horizon avrà anch’essa conseguenze negative a lungo termine», indica. «Ma l’innovazione è il principale vantaggio comparativo del paese. Alla fine, tutti saranno colpiti.».

Covid-19: in Svizzera 2’019 casi nel fine settimana

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Pubblicati i dati dell’Ufficio federale di sanità pubblica sull’andamento epidemiologico nelle ultime 72 ore. Resta stabile la situazione di ricoveri e decessi, anche se cresce di poco l'occupazione dei pazienti Covid in cure intense
Bienne, 2 Agosto 2021 - In Svizzera, nelle ultime 72 ore, si sono registrati 2019 nuovi casi di coronavirus, secondo le cifre pubblicate dall’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Sono stati segnalati tre nuovi decessi, mentre 24 persone sono state ricoverate in ospedale. Nel corso delle ultime 72 ore sono stati trasmessi i risultati di 63’142 test, indica l’UFSP.
Il tasso di positività è del 3,20%. Sull’arco di due settimane, il numero totale di infezioni è 9945. I casi per 100’000 abitanti negli ultimi 14 giorni sono 115,04. Il tasso di riproduzione, che ha un ritardo di una decina di giorni sugli altri dati, si attesta a 1,07. Complessivamente 8’839’325 dosi di vaccino sono state consegnate ai cantoni, di cui 9’023’209 sono state somministrate, e 48,20% persone hanno già ricevuto una seconda iniezione.
Lunedì scorso la Confederazione aveva annunciato 1746 nuovi casi. Dall’inizio della pandemia, 719’684 casi di Covid-19 sono stati confermati in laboratorio su un totale di 9’116’277 test effettuati in Svizzera e nel Liechtenstein. In totale si contano 10’420 decessi e il numero di persone ospedalizzate si attesta a 29’521. In Svizzera si contano attualmente 5548 persone in isolamento e 6389 entrate in contatto con loro e messe in quarantena. A queste se ne aggiungono 858 di ritorno da un Paese a rischio e poste in quarantena.

Covid-19: nessun allentamento in vista

Bienne, 30 Luglio 2021 - Le restrizioni anti-Covid-19 vengono confermate, il Consiglio federale ha deciso di non mettere in consultazione ai Cantoni il nuovo pacchetto di riaperture. Berset: “Situazione buona ma dinamica negativa, troppa incertezza”. I Cantoni: “Capiamo la decisione” Aumentano i casi e aumenta l’incertezza. Per questo motivo il Consiglio federale ha deciso di rinunciare alla consultazione con i Cantoni (prevista fino al 4 agosto) del nuovo pacchetto di allentamenti.
A comunicarlo è Alain Berset su Twitter, dopo un colloquio con Lukas Engelberger. “La situazione è buona ma la dinamica è negativa, c’è troppa incertezza legata soprattutto ai rientri dalle vacanze. Per il momento nessuna consultazione sull’adeguamento delle misure”. L’esecutivo affronterà il dossier nel corso della prima seduta dopo le vacanze, ossia l’11 di agosto.
La lettera dell’Ufsp
L’Ufficio federale di sanità pubblica ha pertanto inviato ai Cantoni una lettera in cui espone una panoramica del quadro epidemiologico in Svizzera. In generale, lo sviluppo della pandemia deve continuare ad essere monitorato a causa della variante Delta (al 97%), nonché in ragione dell’aumento dei casi e dei ricoveri, come anche dell’incertezza dovuta ai turisti di ritorno dalle vacanze.
Test a scuola e più vaccini
Nel dettaglio l’Ufsp ha delineato alcuni precisi provvedimenti per i Cantoni. Tra le altre cose, i cantoni dovrebbero portare avanti la campagna di vaccinazione, intensificare i controlli per garantire il rispetto dell’obbligo del certificato e imporre test nelle scuole. Gli asintomatici, secondo l’UFSP, contribuiscono in maniera importante alla diffusione del virus. I test rappresentano quindi un complemento necessario alla vaccinazione e al piano di protezione.
Test obbligatori per sanitari non vaccinati
La Confederazione raccomanda inoltre “urgentemente” che i cantoni dichiarino obbligatori i test ripetitivi per i professionisti della salute non vaccinati e non ancora guariti negli ospedali, nelle case di cura, nelle strutture di assistenza e nelle organizzazioni Spitex. Inoltre, le visite agli ospedali, alle case di cura e alle strutture di assistenza dovrebbero essere possibili solo con un certificato.
“Capiamo la decisione”
I Cantoni possono capire la decisione del Consiglio federale di non allentare per il momento le misure per contrastare il coronavirus. È quanto ha detto oggi alla radio svizzero tedesca SRF il presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità (CDS) Lukas Engelberger. “Condivido la valutazione secondo cui la situazione attuale è incerta e quindi trovo che la decisione di astenersi da un ulteriore allentamento per il momento sia quella giusta”, ha dichiarato Engelberger intervenendo alla trasmissione “Heute Morgen”.
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Estate serena per i “Competenti”
Forse, ma non per milioni di italiani

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Marta Maria Carla Cartabia, ministra della giustizia, Mario Draghi, presidente del Consiglio , Roberto Speranza, ministro della salute
Bienne, 26 Luglio 2021 - “L’estate è già serena e vogliamo che rimanga tale”, ha affermato il premier Draghi durante la conferenza stampa di giovedì scorso dopo il Consiglio dei ministri, che aveva appena approvato il nuovo decreto anti-Covid. Tra le novità, come noto, l’obbligatorietà del Green Pass dal 6 agosto per l’accesso a tutta una serie di attività e locali pubblici, la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre e nuovi criteri per determinare i colori delle Regioni (al 10 per cento delle terapie intensive occupate scatterà la zona gialla). Insomma, nonostante la forte riduzione delle ospedalizzazioni nelle ultime settimane, e l’avanzamento della campagna vaccinale (quasi 30 milioni di italiani hanno già completato il ciclo), la linea del governo non lascia trasparire segnali di libertà. Se dall’altra parte della Manica il “liberi tutti” è già scattato dal 19 luglio, in Italia si rimane ancorati a nuove chiusure, a nuovi obblighi ed a parametri ancora stringenti.
Eppure, il presidente Draghi non ha tutti i torti: per il “governo dei migliori” l’estate è veramente serena. Si pensi al ministro Speranza, per esempio. Dopo aver lodato l’Esecutivo giallo-rosso nel suo libro poi prontamente ritirato, è stato riconfermato nella squadra del premier Draghi e si ritrova, dopo numerosi errori e scivoloni, a presiedere ad oggi uno dei ministeri più importanti, depositario delle libertà degli italiani. Oppure, si pensi al ministro della giustizia Cartabia, che nel giro di pochi mesi potrebbe passare da Guardasigilli a prima donna a ricoprire il ruolo di presidente della Repubblica. Insomma, non abbiamo alcun dubbio: i nostri politici sono serenissimi.
Nonostante tutto, potremmo dire la stessa cosa per un proprietario di una discoteca chiusa da oltre un anno? O per gli organizzatori di grandi eventi? Per i deejay? Per i ristoratori che dovranno vigilare come poliziotti chiedendo a ciascun cliente il Green Pass? Forse per loro non sarà lo stesso. Ed il clima di paura, di indecisione e di incertezza che l’attuale governo lascia trasparire di certo non aiuta. Ad opinione di chi scrive, un’estate con mascherina, distanziamento, Green Pass, capienze limitate per i grandi eventi, non può essere definita “serena”.
Anzi, mostra un’ulteriore prova dello scollegamento dalla realtà della classe politica italiana. A corroborare queste tesi, poche ore prima della conferenza stampa del premier Draghi, è intervenuto il presidente della Camera, Roberto Fico: “Non mi sento vicino alle posizioni di chi dice qui si entra solo con il Green Pass. Non è possibile chiedere chi è vaccinato e chi no, è una questione che non c’è”.
Insomma, se non è possibile chiedere il certificato di avvenuta vaccinazione per deputati e senatori, come potrebbe riuscirci un cameriere o il proprietario di un bar al sabato sera, con centinaia di persone che si susseguono? Il problema non sembra essere preso in considerazione. E ancora, durante la conferenza stampa, il premier Draghi ha spiegato che “il Green Pass dà garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose”.
E allora perché il presidente ha chiesto ai giornalisti di effettuare il tampone, anche se tutti avevano già completato il ciclo vaccinale? L’estate doveva portarci un’ondata di ottimismo, rassicurazione e una ripartenza carica di coraggio. Il governo sembra essersi incamminato sul sentiero opposto: quello delle restrizioni, dell’emergenza, dell’indecisione. Insomma, la paura – ancora una volta – ha vinto sulla speranza.
Matteo Milanesi

Ecco il tanto annunciato sorpasso di Meloni su Salvini nei sondaggi

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Bienne, 25 Luglio 2021 - Fratelli d'Italia incassa nei sondaggi più consensi della Lega e diventa 'virtualmente' il primo partito italiano. Infine, il tanto atteso (o temuto) sorpasso è arrivato. Fratelli d’Italia supera “virtualmente” la Lega e diventa il primo partito italiano, secondo i sondaggi. L’analisi ragionata delle rilevazioni demoscopiche effettuate nelle ultime due settimane ci dice infatti che il partito di Giorgia Meloni ha guadagnato in questo intervallo di tempo lo 0,6 per cento, salendo dal 19,8 al 20,4. Contemporaneamente, la Lega ha perso 3 decimali, scendendo dal 20,6 al 20,3 per cento. Per quanto il vantaggio di FDI sia quindi pari a un decimo di punto percentuale (un’inezia, dal punto di vista statistico), il sorpasso può dirsi a tutti gli effetti compiuto.
La Lega perde così un primato che deteneva ininterrottamente da quasi tre anni: per la precisione, dalla fine dell’estate 2018, a cavallo tra agosto e settembre, pochi mesi dopo la nascita dell’esecutivo presieduto da Giuseppe Conte. In quei giorni, il partito di Matteo Salvini – all’epoca in una fase di crescita impetuosa – superò proprio il suo nuovo alleato di governo, il Movimento 5 Stelle, che soltanto sei mesi prima aveva quasi doppiato la Lega nelle urne (32,7% contro 17,4%).
All’epoca, Fratelli d’Italia era, per distacco, il terzo partito del centrodestra, dietro anche a Forza Italia, e nei sondaggi stentava a replicare persino il 4,4% ottenuto alle elezioni del 4 marzo. Oggi, dopo una crescita sorprendentemente costante – che ebbe inizio con il buon 6,5% delle Europee 2019 – FDI passa dal quinto al primo posto in meno di due anni.  Del resto, quando si tratta di sondaggi, nessun cambiamento è granitico, o destinato a durare troppo a lungo – tanto più se si tratta di distacchi minimi, entro i margini di oscillazione statistica.
Il sorpasso in testa alla classifica è sicuramente il principale, ma non l’unico cambiamento degno di nota di questa settimana. Un altro dato da rimarcare è il calo del Movimento 5 Stelle, che anche questa settimana perde terreno in modo significativo (-0,8%) e scende addirittura sotto il 15%. Nonostante sia “scoppiata la pace” tra Grillo e Conte, la crisi di consensi del Movimento ancora non mostra segni di inversione di tendenza.
Tra i partiti minori, infine, c’è da sottolineare il buon dato di Azione di Carlo Calenda, che guadagna mezzo punto: è possibile che, con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative e la crescente visibilità data alla sua campagna elettorale per fare il sindaco di Roma, il leader di Azione stia convogliando consensi anche al suo partito, che a livello nazionale sostiene il Governo Draghi ma che sui territori si presenta con uno schema di alleanze “a geometria variabile”, talvolta in coalizione con il PD e altre volte (come a Roma) da solo.
Più che le vicende legate alle elezioni amministrative – che comunque si terranno solo dopo l’estate, tra settembre e ottobre – a tenere banco nell’attualità politica è l’ipotesi di Green pass allo studio del Governo, il cui scopo sarebbe fornire un “certificato” di libera circolazione alle persone vaccinate (o comunque non negative) ma anche – e di conseguenza – impedire ai soggetti non protetti, o potenzialmente infetti, di mettere a rischio sé stessi e gli altri.
Nonostante le polemiche che ci sono state intorno a questo tema, infatti, le opinioni degli italiani non sembrano troppo polarizzate. La netta maggioranza degli italiani, il 70% secondo SWG, è favorevole al green pass. Uno su due addirittura lo ritiene un provvedimento urgente, mentre meno di uno su cinque (19%) pensa che sarebbe uno strumento sbagliato in ogni caso. Dati simili a quelli di SWG emergono da un sondaggio Euromedia, in cui il 68,4% degli elettori si dice favorevole al Green pass contro il 25,5% di contrari.
La cosa interessante, in quest’ultimo sondaggio, è il dato disaggregato per elettorati: scopriamo così, grazie a Euromedia, che il Green pass trova consensi trasversali e maggioritari tra gli elettori di tutti i principali partiti, sia pure con differente “intensità”. Se i più entusiasti sono gli elettori di PD e sinistra (favorevoli per oltre il 90%), tra chi voterebbe M5S c’è leggermente più diffidenza (67% di favorevoli) e tra gli elettori di FDI e Lega il numero di chi è a favore del Green pass è ancora più basso, e si ferma poco al di sotto del 60%.
La vera “spaccatura” quando si parla di Green pass, più che politico, è maggiormente legato all’atteggiamento verso la vaccinazione anti-Covid. Tra chi si è già vaccinato o è comunque deciso a farlo si registrano i tassi di approvazione più alti (addirittura superiori all’80%); al contrario, quasi 8 su 10, tra gli indecisi non propensi a vaccinarsi, sono contrari al Green pass, e la quota di contrari schizza addirittura al 93% tra chi dichiara apertamente di non volersi vaccinare. Numeri che, come visto, non incidono però più di tanto sull’orientamento generale della popolazione, poiché si tratta comunque di fette (quelle degli scettici e dei contrari al vaccino) numericamente molto minoritarie.
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Nessuno si chiede perché siamo stati costretti a partire?

Italiani nel Mondo-Regioni-Associazioni

Voto italiani all’estero, Fratelli d’Italia: “Il suffragio per corrispondenza è superato, puntiamo al voto elettronico”

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Presentazione del disegno di legge per l’introduzione del voto elettronico per gli italiani all’estero”,in Senato nel corso di un incontro promosso dal senatore Patrizio La Pietra (Fratelli d’Italia), accompagnato dai colleghi di partito Luca Ciriani, Roberto Menia (altresì segretario generale del Comitato Tricolore Italiani nel Mondo) e Ignazio La Russa.
Bienne, 2 Agosto 2021“Gli italiani all’estero sono stati abbandonati dalla politica e non possiamo dimenticarcene. Bisogna tenere accesi i fari della politica sui nostri connazionali per non farli sentire abbandonati”, è stato il messaggio lanciato all’intera politica da Ciriani. La Pietra ha ricordato che in questa legislatura la destra ha toccato diverse sfaccettature del mondo dell’emigrazione italiana: per esempio è stata menzionata la questione dei medici venezuelani che hanno potuto dare il proprio aiuto all’Italia grazie all’emendamento di Fratelli d’Italia recepito dal Cura Italia.
“Il nostro intento è garantire la qualità e la sicurezza del voto. Per questo abbiamo presentato il disegno di legge per introdurre il voto elettronico all’estero, dove la situazione è diversa dall’Italia: ci sono distanze enormi da coprire e in questo momento preciso, a parte la situazione sanitaria, preoccupano anche quelle sociali e politiche che impediscono una libera circolazione in alcune parti del mondo”, ha spiegato La Pietra. Roberto Menia ha ricordato le testimonianze, emerse da un recente incontro, provenienti dalle due Americhe (Nord e Sud) con particolare preoccupazione per il Sudamerica dove non mancano condizioni drammatiche anche sotto l’aspetto politico.
“Il diritto per gli italiani all’estero di esprimere il voto fu la grande battaglia di Mirko Tremaglia. Oggi dobbiamo rivendicarne la grande portata civile ma venti anni dopo c’è bisogno di una bella revisione della legge. Il diritto di voto, strettamente connesso alla cittadinanza, riguarda oggi 6 milioni di italiani sparsi nei vari continenti”, ha spiegato Menia non dimenticando poi i circa 60 milioni di oriundi che “fanno parte di quella grande Italia oltre i confini”. Menia ha evidenziato che, dopo l’ultimo referendum costituzionale, bisognerà necessariamente riscrivere la legge elettorale nazionale ridisegnando i collegi elettorali: la riforma ha anche ridotto il numero dei parlamentari in generale e quindi nella circoscrizione estero si passerà dagli attuali 18 parlamentari a 12.
Per Menia il voto per corrispondenza si è mostrato esageratamente costoso,  senza contare le problematiche legate alla consegna e alla stampa dei plichi. Secondo Menia dunque, anche per evitare possibili brogli,  i tempi sono maturi per attuare il voto elettronico visto che ormai con un semplice smartphone si fanno operazioni estremamente complesse e delicate e quindi non si capisce il perché non si possa anche votare. “Sarà poi il Governo a dover valutare l’opzione telematica migliore sotto il profilo tecnico. Bisogna uniformare anche un altro aspetto: all’estero ci sono le preferenze e questo consente solo ad alcuni di poter investire su grandi circoscrizioni elettorali”, ha rilevato Menia che ha poi parlato del rinnovo dei Comites previsto per il prossimo 3 dicembre.
“Anche qui c’è una serie di perplessità: si rivota con il sistema inaugurato dal Governo Renzi dove ti devi iscrivere per votare, con una platea che spesso neanche sa di doversi iscrivere. L’ultima volta ha votato il 3% degli aventi diritto e adesso in più andremo a votare in piena pandemia e voterà forse l’1%. Troverei più logico prorogare di qualche mese ancora, operare nel frattempo la riforma delle competenze dei Comites e approfittare di questo voto per sperimentare il voto elettronico”, ha spiegato Menia parlando infine dell’istituzione della Bicamerale per gli italiani all’estero. “L’idea della Bicamerale nasceva già da Tremaglia che, dopo la prima legislatura, prese atto che gli eletti nel mondo erano una specie di riserva che incidevano poco nel Parlamento italiano e pensò quindi a una Bicamerale”, ha precisato Menia ricordando che sul sito ufficiale del partito Fratelli d’Italia c’è una sezione appositamente dedicata ai circoli nel mondo, a sottolineare l’attenzione della destra ai connazionali all’estero. Ignazio La Russa ha concluso l’incontro ribadendo il concetto alla base del tema trattato: “il modo in cui vengono eletti i parlamentari all’estero è superato e va cambiato”.

In Commissione Esteri l’esame di due risoluzioni sul rinnovo
dei Comites visto il perdurare della pandemia di Covid-19

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Il presidente Piero Fassino propone di giungere ad un testo unificato, “circoscritto sui soli aspetti tecnico-organizzativi delle elezioni, accantonando la questione connessa alla data di svolgimento”
Bienne, 2 Agosto 2021 - La Commissione Esteri della Camera dei deputati ha esaminato nei giorni scorsi due risoluzioni aventi per oggetto il rinnovo dei Comites, la cui data è fissata il 3 dicembre prossimo, nel perdurare della pandemia di Covid-19. La risoluzioni sono una a prima firma di Piero Fassino (Pd), presidente della Commissione, e la seconda di Yana Chiara Ehm (M5S).
Illustrando la prima, Fassino spiega che essa nasce da sollecitazioni pervenute dal Comites e dal Cgie, volte a valutare l’opportunità di un rinvio del voto, alla luce dell’evoluzione della pandemia e della persistenza di talune restrizioni in diversi Paesi. “Sulla base di questi presupposti, si impegna il Governo a verificare se sussistano le condizioni per svolgere le elezioni nella data fissata e, nel caso si ritenga di confermarla, di adottare in ogni caso procedure semplificate atte a garantire la più ampia partecipazione in sicurezza – spiega Fassino.
Elisa Siragusa (Misto, ripartizione Europa) interviene di seguito per illustrare la seconda risoluzione, di cui è co-firmataria, e spiega come la sua finalità sia quella di non rinviare il rinnovo, tenuto conto anche del fatto che il mandato degli attuali Comites risulta già essere stato prolungato dai 5 ai 7 anni. Siragusa inoltre ritiene “superfluo chiedere al Governo una nuova valutazione della situazione”.
Per quanto sia impossibile prevedere l’effettiva evoluzione della pandemia nei prossimi mesi, infatti, per la deputata occorre tener presente che “il voto viene espresso per posta, limitando al minimo i rischi di contagio”. A suo avviso, inoltre, le sollecitazioni ad un rinvio pervenute dal Cgie potrebbero ricondursi ad un conflitto di interessi, visto che in tal modo verrebbe prorogato il mandato di quest’ultimo. Segnala infine elementi condivisi tra le risoluzioni, “sul tema della sperimentazione del voto elettronico, da limitare a qualche sede, e sull’esigenza di una campagna informativa che rilanci il ruolo degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero, oggi poco conosciuti dai nostri connazionali”. Di seguito interviene Paolo Formentini (Lega) che ritiene necessario un ulteriore approfondimento sul tema, mentre il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano ritorna sugli elementi di condivisione accennati, ritenendo vi siano i presupposti per giungere ad un testo condiviso.
Lia Quartapelle Procopio (Pd) condivide la risoluzione di Fassino ed evidenzia la necessità di garantire l’introduzione di procedure semplificate, in particolare con riferimento alla presentazione delle candidature e alla raccolta delle firme, dato che al momento è necessario recarsi personalmente nelle sedi consolari con evidenti problemi legati alle misure di prevenzione del contagio. Erasmo Palazzotto (Leu) sottolinea l’inopportunità di non procedere con l’esame delle risoluzioni in quanto la data delle elezioni viene decisa dal Ministero, mentre Andrea Del Mastro Delle Vedove (Fdi) concorda con l’auspicio che si possa convergere su un testo unitario, in analogia con gli atti di indirizzo precedentemente discussi.
Siragusa aggiunge che le modalità per la raccolta firme possono essere modificate semplificando il sistema ed utilizzando strumenti informatici, senza con ciò arrivare “alla misura estrema del rinvio delle elezioni”. Il presidente della Commissione, preso atto dell’assenza di un largo consenso su nessuna delle due risoluzioni in esame, propone di lavorare ad “un testo unificato circoscritto sui soli aspetti tecnico-organizzativi delle elezioni, accantonando la questione connessa alla data di svolgimento”. In assenza di altri interventi, il seguito della discussione è rinviato ad altra seduta.

Rinnovo Comites: il 4 agosto incontro Cgie-Della Vedova e Vignali

Bienne, 2 Agosto 2021 - Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ha convocato per il prossimo 4 agosto, alle ore 15.00 ora italiana, la riunione monotematica, che si svolgerà online, incentrata sul tema “Rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero e le implicazioni sulla rete diplomatico consolare”. Alla riunione, assieme alle Consigliere e ai consiglieri del Cgie, parteciperanno il sottosegretario di Stato con delega per le politiche per gli italiani all’estero, Benedetto Della Vedova e il direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie, Luigi Vignali.
Il dibattito ospiterà anche interventi di alcuni presidenti dei Comitati degli italiani all’estero. A conclusione dei lavori sarà presentato un documento finale della riunione, le cui risultanze saranno trasmesse al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi. La riunione sarà trasmessa su piattaforma Zoom e in streaming sulle pagine Facebook e Youtube del Cgie.
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Il Papa benedice i nonni e gli anziani: sono risorsa non scarto

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Il Papa prega con gli anziani e i nonni del mondo
Bienne, 26 Luglio  2021 - "I nonni e gli anziani non sono degli avanzi di vita, degli scarti da buttare". Papa Francesco, nella prima Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, istituita da lui, nella quarta domenica di luglio, in prossimità della festa dei Santi Gioacchino e Anna, i nonni di Gesù, ritorna a puntualizzare il pericolo di una "cultura dello scarto" ed esorta a una "nuova alleanza tra giovani e anziani" perché "spesso, nelle nostre società, abbiamo consegnato la vita all'idea che 'ognuno pensa per sé'. Ma questo uccide!". 
Le parole del Pontefice sono state pronunciate da monsignor Rino Fisichella che ha presieduto al suo posto (Francesco è ancora convalescente dopo l'intervento chirurgico al colon del 4 luglio scorso) la celebrazione della messa in Vaticano che ha visto la partecipazione di circa 2.000 persone della Diocesi e di associazioni impegnate nella pastorale della terza età. Presenti anche un centinaio di anziani usciti per la prima volta dalle strutture residenziali in cui vivono dopo più di un anno di isolamento. 
Francesco, paragonando lo sguardo di Gesù a quello dei nonni, sottolinea come i nonni "dopo una vita fatta di sacrifici, non sono stati indifferenti con noi o indaffarati senza di noi. Hanno avuto occhi attenti, colmi di tenerezza". "Siamo passati tutti dalle ginocchia dei nonni, che ci hanno tenuti in braccio. Ed è anche grazie a questo amore che siamo diventati adulti", scrive e confessa: "Soffro quando vedo una società che corre, indaffarata, indifferente, presa da troppe cose e incapace di fermarsi per rivolgere uno sguardo, un saluto, una carezza. Ho paura di una società nella quale siamo tutti una folla anonima e non siamo più capaci di alzare lo sguardo e riconoscerci". Il suo invito è di non perdere "la memoria di cui gli anziani sono portatori, perché siamo figli di quella storia e senza radici appassiremo", di non dimenticarsi di loro ma creare un'alleanza con loro, imparare "a fermarci, a riconoscerli, ad ascoltarli. Non scartiamoli mai" ma "custodiamoli nell'amore" perché "i nonni e gli anziani sono pane che nutre la nostra vita". E se "impariamo a condividere con loro del tempo", osserva, "ne usciremo migliori". 
Dopo la recita dell'Angelus Francesco ribadisce il concetto: "Senza il dialogo tra i giovani e i nonni, la storia non va avanti, la vita non va avanti: c’è bisogno di riprendere questo, è una sfida per la nostra cultura. I nonni hanno diritto a sognare guardando i giovani, e i giovani hanno diritto al coraggio della profezia prendendo la linfa dai nonni". "I nonni hanno la linfa della storia che sale e dà forza all’albero che cresce". E invita ancora i giovani a incontrare i nonni e gli anziani. Questo "farà felici tutti". Sempre dopo la recita della preghiera mariana, Bergoglio esprime la sua vicinanza e solidarietà alle vittime delle inondazioni in Cina e ricorda l'apertura, a Tokyo, delle trentaduesime Olimpiadi. "In questo tempo di pandemia, questi Giochi siano un segno di speranza, un segno di fratellanza universale all’insegna del sano agonismo", sottolinea.

Libri da leggere almeno una volta nella vita
Un libro significa emozione, condivisione, scoperta
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Quarant'anni fa l'attentato al Papa
Preziosi ricostruisce la vicenda che cambiò il pontificato di Wojtyla

Edizioni San Paolo

Il 3 maggio 1981, ore 17.17: papa Giovanni Paolo II ha appena riconsegnato una bimba ai genitori, dopo averla abbracciata e benedetta, mentre stringe le mani di migliaia di fedeli in piazza San Pietro per l'udienza del mercoledì. All'improvviso risuonano nel colonnato del Bernini alcuni colpi di pistola.
Il Papa cade ferito nella camionetta, tra le braccia di don Stanislao Dziwisz, colpito dai proiettili del killer turco Alì Agca. A quarant'anni da quel gesto che è passato alla storia, arriva un libro di Antonio Preziosi dal titolo "Il Papa doveva morire" ricco di episodi, particolari poco conosciuti o anche inediti legati a quella giornata in cui il mondo si fermò con il fiato sospeso in attesa di notizie sulla salute del Papa che sopravvisse dopo quasi sei ore di un drammatico intervento chirurgico.
La storia è raccontata in maniera avvincente e minuziosa.
Dalla lettura del volume trapela che pochi secondi dopo l'attentato, papa Wojtyla sussurrasse "hanno fatto come a Bachelet", ricordando l'omicidio del vicepresidente del Csm ucciso dalle Brigate Rosse. E che sempre pochi secondi dopo l'attentato, aveva confidato a don Stanislao parole di perdono verso l'attentatore, chiunque egli fosse stato. E poi l'incredibile corsa al Gemelli a bordo di una ambulanza con la sirena rotta, la porta della sala operatoria chiusa a chiave ed abbattuta a spallate da medici ed infermieri, lo stupore del capo della equipe medica del Gemelli, il professor Francesco Crucitti, nel constatare la "strana traiettoria" del proiettile che aveva percorso una specie di "zig zag" nell'addome del Pontefice, uscendo dal bacino, evitando di un niente tutti gli organi vitali e l'arteria aorta.
Il Papa sopravvive e l'attentatore non se ne fa una ragione: non capisce come abbia fatto a fallire il colpo, con una potente arma da guerra, ad appena tre metri. E ne chiede conto allo stesso Giovanni Paolo II il giorno in cui il Papa si reca a trovarlo nel carcere di Rebibbia per portargli anche personalmente il suo perdono: "come hai fatto? - gli chiede - Come hai fatto a salvarti?". Il pontefice polacco era convinto di essere stato salvato da un intervento diretto della Madonna di Fatima di cui proprio in quel giorno si festeggiava la ricorrenza dell'apparizione. Ed identificò nell'evento l'adempimento del Terzo Segreto di Fatima. "Una mano ha sparato, un'altra mano ha deviato il proiettile", ripeteva spesso il pontefice che un anno dopo si recò proprio a Fatima per ringraziare la Madonna ed incastonò nella corona della statua della Vergine proprio il proiettile che aveva attraversato il suo corpo senza ucciderlo.
Quanto alle ragioni dell'attentato, Wojtyla non mostrò mai di appassionarsi a quello che definì, conversando con Indro Montanelli, "un garbuglio", cioè alla fitta rete di ricostruzioni, smentite, depistaggi su ciò che si era mosso dietro la sparatoria contro di lui. Non aiutò la ricostruzione dell'attentato il comportamento di Agca che, secondo il giudice Ilario Martella, cambiò 52 volte versione, tirando in ballo di volta in volta vari servizi stranieri ed anche l'ajatollah Khomeini. Lo stesso Martella rimane ancora oggi un convinto assertore della "pista bulgara" secondo la quale il killer non agì da solo, ma con la complicità dei servizi di Sofia. Una pista smontata dallo stesso Agca che aveva invece contribuito a costruirla con le sue stesse dichiarazioni.
Quello sui presunti mandanti di Agca non è l'unico mistero irrisolto. Agca parlò di una suora che, nel momento dell'attentato, aveva abbassato il suo braccio impedendogli di prendere bene la mira e di uccidere così il Papa. Ma quella suora, ricorda Preziosi, non è stata mai rintracciata. Misteri a parte, l'unica certezza è che quel giorno il Papa doveva morire ma non morì. Errore del killer per i cronisti, intervento della divina Misericordia per il Papa Santo.
E' proprio il tema della "regia divina" quello che viene raccontato negli ultimi capitoli del volume. "Questo libro - scrive nella prefazione monsignor Rino Fisichella - ha il merito di porre l'attentato come una chiave di lettura dell'intero pontificato, per evidenziare quanto Giovanni Paolo II abbia visto in quel fatto una 'rinascita spirituale'". Ed infatti, dopo quell'attentato, cambiò la storia del pontificato di Giovanni Paolo II e forse, pensando a quanto accadde dopo pochi anni con la fine della Guerra Fredda, cambiò anche il corso della Storia con la "esse" maiuscola. 
 

La Foto del Giorno

di Maurizio Colella - Bienne

Serene vacanze

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Un pensiero particolare

Ai nostri amici: chi è solo, chi soffre, ai malati, agli emarginati, ai dimenticati, ai discriminati e tutte quelle persone che non vediamo. Che possano trovare un po' di calore umano tra le braccia di chi l'incontra lungo la strada chiamata vita!
A chi ha lottato per tutta la vita contro la sorte ed oggi lotta contro l’indifferenza. A chi ha perso il treno giusto e la vita non gli ha concesso una seconda possibilità. A chi non ha nessun posto dove andare, nessuno da abbracciare e nessuno con cui parlare. A chi  chiude la porta al mondo e in silenzio piange la sua solitudine, sperando solo che tutto passi in fretta. Perché vedere gli altri felici fa male, quando sai che anche tu meriteresti un briciolo di felicità. Chi si ricorderà di queste persone, con un gesto, una parola, un abbraccio o un invito a sorpresa accenderà la luce nei loro occhi. Chi crede alla famiglia ha il dovere di pensare anche a chi non ha famiglia.

Rassegna stampa

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