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​​​​​​​Direttore: Pasquale Sacino - Redazione: Mettstr. 75 - 2504 Bienne - Telefono: 032 345 20 24 - rinascita@bluewin.ch​​​​​​​
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INSIEME SI MIGLIORA IL PRESENTE
E SI COSTRUISCE UN FUTURO MIGLIORE

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 L'unità scientifica di esperti Covid-19 è ottimista

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Il numero di casi segnalati si è dimezzato in meno di dieci giorni, gli interventi mirati e la sorveglianza genomica della COVID-19 sono più efficaci e meno costosi
Bienne, 17 Giugno 2021 - Il quadro che traccia la task force scientifica sulla situazione della Covid-19 in Svizzera è piuttosto ottimista. Le cifre sono in calo e le varianti più preoccupanti sono quasi assenti. L’economia è pronta a riprendersi, ma le previsioni dipendono anche dagli sviluppi all’estero.
 Il numero di casi segnalati si è dimezzato in meno di dieci giorni, scrive la task force scientifica nazionale nel suo rapporto datato martedì e pubblicato oggi. Anche l’incidenza in rapporto all’ampiezza della parte non vaccinata della popolazione è in calo dalla fine di aprile. Questo fa pensare che ora il rischio di infezione diminuisce pure per tali persone. Con la diminuzione dell’incidenza, che evolve in modo molto simile a quella dei paesi vicini - ossia Germania, Francia, Austria e Italia - gli interventi mirati e la sorveglianza genomica della Covid-19 sono più efficaci e meno costosi.
La variante Alpha (B.1.1.7), conosciuta anche come inglese, è dominante in Svizzera. Le altre varianti, più preoccupanti, sono presenti solo con frequenze inferiori al 2%, sottolinea la task force. Sino alla fine del mese scorso non c’erano segnali che indicassero una rapida diffusione della variante Delta (B.1.617.2) in Svizzera. Nel Regno Unito, invece, l’incidenza di tale variante è raddoppiata da metà aprile a metà maggio a un ritmo quasi settimanale e ora rappresenta circa il 90% di tutti i casi confermati.
Economia
Le misure fiscali adottate da un anno e mezzo per sostenere le strutture economiche mostrano ora la loro elevata efficacia. Ciò ha permesso a molte imprese di ripartire, per così dire, su nuove basi, sottolinea la task force. Ma, affinché la ripresa economica sia rapida e sostenibile, è necessario che le campagne di vaccinazione in tutto il mondo continuino, che vengano raccolti i dati rilevanti per monitorare l’evoluzione del virus e che le ricerche sulla sua prevenzione e sul suo trattamento continuino. Senza un buon controllo della pandemia e delle sue conseguenze sanitarie, anche l’economia non potrà riprendersi rapidamente.
Paesi, settori, aziende, popolazioni e individui sono colpiti dalla pandemia in misura diversa. In Svizzera sono le famiglie a basso reddito che hanno vissuto il maggior calo relativo delle entrate. Mentre i gruppi di reddito medio e alto hanno risparmiato di più, la riduzione delle spese ha compensato solo parzialmente la diminuzione delle entrate nelle fasce di reddito più basse. Le persone che sono state e sono tuttora colpite dalla disoccupazione, in particolare, dichiarano inoltre di aver provato un sentimento di scoraggiamento.

Attenzione allo yogurt al cioccolato bio Fairtrade in vendita alla Migros, contiene nocciole, mandorle e soia non dichiarate

Bienne, 17 Giugno 2021 - 'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) raccomanda alle persone allergiche a nocciole, mandorle e soia di non consumare lo "Yogurt al cioccolato bio Fairtrade", in vendita alla Migros. Il prodotto, dichiarato senza i tre alimenti, in realtà ne contiene.
Migros ha immediatamente ritirato l'articolo dagli scaffali e ha avviato un richiamo, precisa l'USAV in una nota odierna. Non si può infatti escludere un pericolo per la salute delle persone allergiche a nocciole, mandorle e soia. Per tutte le altre, il consumo del prodotto non costituisce invece alcun pericolo. 
Si tratta di tutti i lotti dello "Yogurt al cioccolato bio Fairtrade", numero articolo 205021900000, in vendita presso le filiali Migros, Migros Online e Migrolino e da consumarsi entro il 9 luglio, si legge in una nota.

Posti di tirocinio: le opportunità rimangono intatte

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Bienne, 16 Giugno 2021 - Il mercato dei posti di tirocinio continua a mantenersi stabile. A fine maggio 2021 in tutta la Svizzera sono stati firmati oltre 49'500 contratti di tirocinio, ovvero circa il 63% di quelli sottoscritti nel 2020. In confronto allo stesso mese dell’anno scorso (47'800) si registra un leggero aumento. Nella borsa dei posti di tirocinio dei Cantoni per l’inizio dell’anno scolastico 2021 erano stati pubblicati circa 18'000 posti vacanti.
Anche per il mese di maggio 2021 i trend cantonali delineano una situazione dei posti di tirocinio complessivamente stabile e soddisfacente. Pertanto, le stime mensili della task force «Prospettive tirocinio» sono in linea con i risultati del Barometro della transizione, rilevamento condotto alla fine di aprile 2021 dall’istituto di ricerca gfs.bern per conto della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI).
La stabilità della situazione si deve innanzitutto all’elevata disponibilità delle aziende, che continuano a formare apprendisti per garantire il proprio ricambio generazionale, e alla buona salute di cui gode la formazione professionale. Inoltre, i Cantoni e le organizzazioni del mondo del lavoro collaborano a questo successo impegnandosi a garantire che l’assegnazione dei posti di tirocinio proceda con la massima efficienza.
Da parte sua, la Confederazione sostiene progetti volti a stabilizzare il mercato dei posti di tirocinio con il programma di promozione «Posti di tirocinio COVID-19». Da maggio 2020 sono stati finanziati circa 70 progetti per un totale di oltre 19 milioni di franchi; tra questi anche borse dei posti di tirocinio e fiere delle professioni virtuali. La Confederazione sostiene poi alcune modalità alternative per la formazione di base in azienda nei settori particolarmente colpiti dalla pandemia, come ad esempio i corsi di preparazione agli esami finali di tirocinio nel settore della gastronomia. In questo modo gli apprendisti hanno l’opportunità di ottenere un titolo professionale pienamente riconosciuto e spendibile sul mercato del lavoro.

Al pronto soccorso per una 'bagatella'? Fanno 50 franchi

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Approvata anche dagli Stati l'iniziativa parlamentare, sarà ora elaborata una revisione legislativa da sottoporre al Parlamento. Previste eccezioni
Bienne, 16 Giugno 2021 - I pazienti che si recano al pronto soccorso per problemi lievi potrebbero presto dover pagare una tassa di 50 franchi. Lo ha deciso oggi il Consiglio degli Stati approvando con 17 voti contro 15 e 2 astensioni, una iniziativa parlamentare dell'ex consigliere nazionale Thomas Weibel (PVL/ZH) già adottata dalla Camera del popolo.
L'importo, secondo quanto previsto dallo zurighese, non sarà computabile né sulla franchigia né sulla partecipazione ai costi. Dal provvedimento saranno però esclusi i bambini e i giovani, i pazienti inviati da un medico e quelli che vengono successivamente ricoverati. Lo scopo della misura è rendere i pazienti più consapevoli delle varie componenti del sistema sanitario e privilegiare i contatti con il medico di famiglia. In questo modo si potrebbero sgravare i reparti di pronto soccorso degli ospedali e quindi anche contenere l'evoluzione dei costi. Le consultazioni ambulatoriali negli ospedali costano più del doppio di quelle presso uno studio medico.
Durante l'esame in commissione, la proposta di Weibel era stata bocciata senza voti contrari. Il relatore Erich Ettlin (Centro/OW) ha spiegato oggi al plenum, invano, che la misura potrebbe essere controproducente: sussiste infatti il rischio che persone bisognose di cure rinuncino a recarvisi proprio a causa della tassa rischiando eventuali conseguenti complicazioni. La Commissione della sicurezza sociale e della sanità potrà ora preparare una revisione legislativa da sottoporre al Parlamento.

La protezione del vaccino del coronavirus dura almeno dodici mesi

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La responsabile della sezione di controllo delle infezioni dell’UFSP ha inoltre spiegato che l’immunizzazione resiste ancora più a lungo contro le forme gravi della malattia. Il vaccino protegge per almeno un anno
Bienne, 15 Giugno 2021 - Lo ha annunciato oggi in conferenza stampa Virginie Masserey, responsabile della sezione di controllo delle infezioni dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), aggiungendo che l’immunizzazione resiste ancora più a lungo contro le forme gravi della malattia.
Secondo Masserey la protezione dura un anno, invece dei sei mesi inizialmente previsti: una tendenza che si riscontra anche a livello internazionale. I richiami slitteranno dunque al 2022, le ordinanze corrispondenti verranno adattate e ciò avrà conseguenze anche sul certificato Covid. Proprio in merito a tale documento, Masserey ha detto che tutto sta filando liscio: finora sono stati emessi 655’000 certificati. Entro la fine del mese di giugno chiunque si sia vaccinato dovrebbe poterlo ricevere.
Riguardo allo sviluppo dell’epidemia nel Paese, Masserey ha confermato che la situazione rimane favorevole. I casi, come tutti gli altri principali indicatori, stanno continuando a scendere e le aperture di fine maggio non hanno avuto nessun effetto negativo, ha sottolineato la rappresentante dell’UFSP. Stando ai numeri snocciolati da Masserey, circa 3,7 milioni di svizzeri hanno ottenuto la prima dose, mentre 2,3 milioni pure la seconda. «La volontà generale a vaccinarsi è incoraggiante ed è comprensibile che a qualcuno serva un po’ di tempo per decidere», ha dichiarato l’esperta. Per quel che concerne le ultime forniture, oggi sono arrivate 100’000 fiale del siero di Pfizer.
Economia in forma
La vaccinazione è un atto di solidarietà verso chi non può sottoporvisi, ha dal canto suo fatto notare Rudolf Hauri, medico cantonale di Zugo e presidente dell’Associazione dei medici cantonali. Capita che gli appuntamenti non vengano rispettati, ma non si tratta di un’espressione di rifiuto della popolazione. I motivi sono infatti molteplici: «Vacanze, dimenticanza, ragioni professionali, un precedente contagio», ha detto Hauri. Per il medico, anche se rimangono delle incognite, si può essere ottimisti e ci sono le basi per trascorrere una bella estate e un autunno stabile.
«Anche dal punto di vista economico siamo in una buona situazione, grazie soprattutto alle misure di sostegno», ha poi messo in risalto Jan-Egbert Sturm, membro della task force nazionale. Secondo l’economista, in parte la gente è riuscita a risparmiare, soldi che ora vuole spendere. Nell’insieme la seconda ondata è stata superata bene, tuttavia alcuni settori, come i trasporti e la ristorazione, soffrono tuttora per la crisi, ha affermato Sturm.
Variante Delta
Buone notizie quindi, ma ciò non significa che si possa abbandonare la prudenza, ha ammonito Masserey: molti svizzeri non sono ancora vaccinati completamente, il Covid circola ancora nel mondo e resta lo spettro di possibili mutazioni. «Le varianti del virus sono rare in Svizzera», ha proseguito Masserey. Ma quella denominata Delta (e precedentemente etichettata come «indiana») resta uno spauracchio. «Dobbiamo assolutamente tenerla sotto controllo».Tale mutazione sta spopolando nel Regno Unito, meno nell’Europa continentale. Oltre ai maggior legami con l’India, ciò potrebbe essere spiegabile con la strategia di vaccinazione dei britannici, che prevede una prima dose subito per tutti con il rinvio della seconda, ha ipotizzato Sturm. Solo un’immunizzazione completa permetterebbe infatti di tenere sotto controllo questa temibile variante.

In Svizzera oltre 2'000 morti l'anno per infortuni non lavorativi

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570'000 persone ogni anno si feriscono in casa o nel tempo libero, 2'030 di esse perdono la vita, come comunica l'Ufficio prevenzione infortuni
Bienne, 15 Giugno 2021 - Ogni anno, in Svizzera, 570'000 persone si feriscono e 2'030 muoiono per un infortunio in casa o durante il tempo libero. Oltre a grandi sofferenze, tutto ciò causa costi per 4,8 miliardi di franchi all'anno, precisa il nuovo rapporto dell'Ufficio prevenzione infortuni (UPI). Si stima che nel corso della propria vita ogni persona residente in Svizzera in media si fa seriamente male sei o sette volte in casa o nel tempo libero, tanto da richiedere cure mediche. Questo genere di incidenti, che costituisce oltre la metà di quelli non professionali, provoca inoltre più morti che non lo sport e la circolazione stradale messi insieme, sottolinea l'UPI. 
I fattori prevalenti sono cadute (circa la metà dei casi), annegamenti o soffocamenti, e incidenti con mezzo di trasporto fuori dal traffico.
La cadute provocano ogni anno la morte di circa 1'700 persone, che nella maggior parte dei casi hanno più di 64 anni. Tra i bambini e gli adolescenti il rischio di farsi male cadendo è uguale a quello degli anziani, ma l'infortunio è meno grave e i decessi sono più rari.
Gli annegamenti e i soffocamenti in proporzione hanno spesso conseguenze gravi o fatali, e il rischio è particolarmente elevato per i bambini piccoli. Al terzo posto ci sono gli incidenti con mezzo di trasporto fuori dalla circolazione stradale, come un velivolo, un natante o un veicolo agricolo. Il gruppo più esposto - aggiunge l'UPI - è quello delle persone che passano molto tempo in casa e non svolgono un'attività lucrativa, come i neonati, i bambini di meno di 4 anni e gli anziani oltre i 64 anni. Comunque i casi mortali sono più frequenti che in qualsiasi altro segmento di incidenti non professionali anche tra gli adulti con un'attività lucrativa.

Mafia in Svizzera, un fenomeno preso sul serio da Berna

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Ad affermarlo oggi al Consiglio nazionale è stata la consigliera federale Karin Keller-Sutter (foto) rispondendo a un quesito sul tema di Rocco Cattaneo (Plr/TI)
Bienne, 14 Giugno 2021 - A riprova di quanto affermato, la ministra di giustizia e polizia ha citato l’inasprimento delle pene per questo tipo di reato (fino a 20 anni di reclusione al posto dei cinque attuali), come anche la rafforzata cooperazione con l’Italia e le polizia cantonali e le varie istanze dell’amministrazione federale che potrebbero essere interessate (migrazione, ecc.).
Le autorità si occupano anche di sensibilizzare tutti gli attori interessati, da quelli privati a quelli pubblici, sul fenomeno e sul modus operandi delle organizzazioni mafiose. Nella sua domanda, Cattaneo ricordava le recenti dichiarazioni della responsabile della polizia federale, Nicoletta della Valle, pronunciate a Lugano secondo cui la polizia e la giustizia non disporrebbero dei mezzi necessari per lottare contro questo fenomeno. A Lugano è attivo dall’inizio dell’anno, negli spazi dell’Università della Svizzera italiana, un Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata.

Donne in sciopero, azioni in tutta la Svizzera

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I temi al centro delle manifestazioni, a 30 anni dallo storico sciopero femminile del 14 giugno 1991: il lavoro, le pensioni, la violenza
Bienne, 14 Giugno 2021 - A 30 anni dallo storico sciopero femminile del 14 giugno 1991 numerose persone sono tornate a manifestare in diverse città elvetiche a favore di migliori condizioni di lavoro, di un sistema pensionistico più idoneo e della presa a carico della cura dei bambini anche da parte della società. In primo piano vi erano pure la violenza di genere e, più in generale, il sessismo.
La giornata è cominciata all'insegna di un cosiddetto "risveglio viola": in diverse località l'acqua delle fontane è stata tinta con un colorante (alimentare) viola, colore che in Svizzera contraddistingue le rivendicazioni di stampo femminista. Secondo quanto comunicato dalle promotrici dell'azione l'acqua con l'additivo viola è innocua per le donne* (l'asterisco è per comprendere anche tutte le varie forme umane non maschili), le madri, i bambini e tutto ciò che striscia e vola, "ma non per il patriarcato, per la disuguaglianza salariale, nonché per la violenza domestica, strutturale e sessuale".
Innumerevoli associazioni, collettivi e organizzazioni sindacali hanno organizzato eventi. In un video con cornice viola diverse esponenti del PS - tra cui la copresidente Mattea Meyer e la consigliera nazionale ticinese Marina Carobbio - hanno spiegato i vari perché dello sciopero, che vanno dal fatto che una donna viene uccisa ogni due settimane sino al trattamento pensionistico considerato insufficiente, passando dal molto lavoro femminile che viene tuttora prestato a titolo gratuito.
Stando all'Unione sindacale svizzera (USS) le lavoratrici hanno il doppio delle probabilità di essere confrontate con salari bassi: nelle loro professioni e nei loro settori di attività - per esempio negli asili nido, negli ospedali e nelle case di cura - gli stipendi sono infatti costantemente inferiori. Per accudire i bambini o i familiari malati le donne si trovano inoltre costrette a rinunciare al loro reddito.
Per la Federazione svizzera delle strutture d'accoglienza per l'infanzia (Kibesuisse) servono urgentemente più posti dove lasciare i figli quando si lavora: solo così si arriverà alle pari opportunità, argomenta l'organizzazione. La stessa USS sostiene che il 70% delle madri con un impiego vorrebbe aumentare la propria percentuale di attività, se gli asili nido mettessero a disposizione più posti e a prezzo inferiore. Kibesuisse auspica un abbassamento delle tariffe e investimenti statali per promuovere la qualità.
Il Sindacato dei servizi pubblici e sociosanitari VPOD/SSP ha invitato i suoi membri ad esercitare più pressione sul posto di lavoro, per concretizzare il principio della parità di salario tra i sessi. I lavoratori e le lavoratrici dovrebbero, per esempio, parlare con i colleghi e scoprire se vi sono differenze retributive. L'organizzazione ricorda che un'analisi del tema è obbligatoria per le aziende con almeno 100 dipendenti, ma può essere eseguita su base volontaria anche nelle realtà più piccole.
Un momento saliente della giornata scatta alle 15.19: da quell'ora le donne non si sentono infatti più retribuite sull'arco della giornata, vista la differenza statistica con i maschi. L'anno scorso l'orario determinante - sempre considerati i calcoli delle promotrici - era ancora alle 15.24: vi è stato quindi un peggioramento, nell'ottica femminile. "La disparità salariale è aumentata in particolare a causa della crisi del coronavirus, che ha avuto un impatto maggiore sul lavoro delle donne", ha sostenuto Tamara Knezevic, segretaria sindacale presso Unia Vaud, in dichiarazioni raccolte da Keystone-ATS.
Con la fine anticipata della giornata lavorativa si passerà ai raduni veri e propri, programmati per le 18.00. In numerose città sono stati organizzati cortei e manifestazioni, in cui prenderanno la parola esponenti della politica, del mondo del lavoro e della società civile. Ma la giornata è già stata caratterizzata anche da appuntamenti più piccoli quali pic-nic femministi, seminari, letture collettive e azioni di vario tipo. 
Il 14 giugno viene considerata una data chiave dal movimento femminista svizzero. In quel giorno nel 1981 il popolo e i cantoni accettarono infatti di ancorare nella Costituzione il principio della parità. "Uomo e donna hanno uguali diritti. La legge ne assicura l'uguaglianza, di diritto e di fatto, in particolare per quanto concerne la famiglia, l'istruzione e il lavoro. Uomo e donna hanno diritto a un salario uguale per un lavoro di uguale valore", recita il capoverso 3 dell'articolo 8 della carta fondamentale elvetica.
Dieci anni più tardi, nel 1991, centinaia di migliaia di donne parteciparono ad azioni di protesta per i loro diritti: si trattò della più ampia mobilitazione pubblica dopo lo sciopero generale del 1918. Fu un evento festoso, all'insegna dello slogan "Se le donne vogliono tutto si ferma" e secondo gli storici ebbe grande impatto, non solo in Svizzera. Un secondo cosiddetto sciopero delle donne si è verificato due anni or sono, il 14 giugno 2019.

Terza età: segnalati 200 casi d'abuso su anziani

Bienne, 14 Giugno 2021 - L'anno scorso, 200 casi di sospetto abuso sugli anziani sono stati segnalati alla piattaforma nazionale "Vecchiaia senza violenza". La maggior parte delle vittime erano donne e avevano più di 80 anni. 
I casi segnalati riguardavano coercizioni sia in ambito psicologico e finanziario che fisico, precisa l'organizzazione in occasione della giornata mondiale contro l'abuso sugli anziani. Benché nel 2020 siano stati resi noti meno casi sospetti rispetto all'anno precedente è possibile che le restrizioni della libertà di movimento durante la pandemia abbiano aumentato il controllo reciproco e impedito le segnalazioni.
Inoltre anche le terze persone hanno avuto meno accesso alle situazioni critiche. «Ciò che accade di nascosto rimane ancora più celato in tempi di crisi», scrive la piattaforma. Quest'ultima chiede quindi al Consiglio federale e ai cantoni di attuare un programma per dare impulso alla prevenzione della violenza nella terza età. Le autorità dovrebbero aumentare la consapevolezza della questione e, insieme a vari attori, migliorare la situazione delle persone anziane.

Implenia, contratto miliardario per linea ferroviaria in nord Italia

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Bienne, 14 Giugno 2021 - Il colosso edile Implenia si è aggiudicato un contratto per costruire una tratta ferroviaria nel nord Italia: si tratta della linea che si collega al tunnel ferroviario del Brennero sul lato italiano delle Alpi, annuncia oggi la società zurighese. L'ammontare della commessa è valutato a 1,07 miliardi di euro. Il cliente è Rete Ferroviaria Italiana.
Implenia progetterà e realizzerà la tratta di circa 22,5 chilometri, in prosecuzione della galleria di base del Brennero, tra Fortezza e Ponte Gardena, in Alto Adige, in un consorzio assieme alla multinazionale italiana Webuild (ex Salini Impregilo SA). Il tunnel, quando si raccorderà con l'esistente circonvallazione della città austriaca di Innsbruck, diverrà il collegamento ferroviario sotterraneo più lungo del mondo, raggiungendo complessivamente una lunghezza di 64 chilometri, con un asse che collegherà Verona con Monaco.

Per andare in Italia il tampone negativo non basterà più

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Bienne, 1 Giugno 2021 - Per entrare in Italia, a partire da lunedì 24 maggio, non sarà sufficiente l'attestazione di un tampone negativo al Covid-19. Si tratterà infatti anche di compilare uno specifico modulo di localizzazione. Si chiama «Passenger Locator Form» (PLF) e comprende informazioni sugli itinerari, sui numeri telefonici e sugli indirizzi di permanenza in Italia dei viaggiatori. L'obbligo di compilazione, come sottolinea il Ministero della salute italiano sul proprio sito Internet, vale per chiunque faccia ingresso nella Penisola dall'estero per una qualsivoglia durata, e a bordo di qualsiasi mezzo di trasporto.
Ecco come procedere
Per prima cosa occorrerà connettersi a questo portale online, per poi seguire questa procedura guidata. 
I passi da seguire sono in sintesi i seguenti
1. Selezionare «Italia» come Stato di destinazione
2. Registrarsi sul portale, creando un account personale (con user e password)
3. Confermare l'account attraverso un link che viene inviato all'indiirizzo di posta elettronica (da noi indicato)
4. Compilare e inviare il modulo
I passi 2 e 3 sono necessari solo per la prima volta. Una volta inoltrato il modulo, ogni viaggiatore riceverà via e-mail il «Passenger Locator Form» in formato .pdf e QRcode, che potrà essere mostrato direttamente sullo smartphone e che, in alternativa, può anche essere stampato.
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Draghi mette all’angolo i filo-cinesi, l’Italia ritorna “atlantica”

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Il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi e Joseph Robinette Biden Jr.46º presidente degli Stati Uniti
Bienne, 17 Giugno 2021 - Dal G7 in Cornovaglia, e dal vertice Nato, l’Italia ritrova grazie al premier Mario Draghi la sua storica collocazione a fianco degli Stati Uniti e all’interno dell’Unione europea, dopo lo sbandamento filo-cinese con l’ex premier Giuseppe Conte e i 5 Stelle. Come noto, i grillini vorrebbero instaurare rapporti privilegiati con il regime di Pechino, soprattutto per volontà del loro fondatore Beppe Grillo e di altri esponenti del Movimento, come Di Stefano e Petrocelli. Ma anche alcuni settori della sinistra di governo, che hanno quali riferimenti D’Alema, Bersani e Prodi, guardano a Pechino.
Propositi che però, con l’avvento dell’ex governatore della Bce a Palazzo Chigi, sono stati messi in un angolo. Una correzione di rotta che ci permette di ricordare le parole del presidente Berlusconi, il quale, già anni fa, aveva anticipato la pericolosità della Cina, con la sua concorrenza sleale e le sue mire espansionistiche. La deriva filo-cinese della politica estera italiana ha toccato il culmine con la firma da parte del Governo Conte del Memorandum of Understanding sulla “Nuova Via della Seta”, che proprio nei giorni scorsi il premier Draghi ha fatto sapere di voler “rivedere”. 
Non contento dell’imbarazzante visita all’ambasciata cinese nel medesimo giorno del G7, Beppe Grillo ha rilanciato sul suo blog un articolo del professor Andrea Zhok, che descrive il G7 come una “parata ideologica” per “sparare contro il nemico nelle vesti di Russia e Cina”, così riaffermando l’intenzione di portare avanti una politica filo-cinese tramite il Movimento, guidato ora dall’ex premier Conte.
In realtà, come dicevamo, Grillo non è l’unico a volere un’Italia più vicina alla Cina che agli Stati Uniti. Un’altra personalità di rilievo della sinistra, l’ex premier Massimo D’Alema, ha rilasciato un’intervista all’emittente New China Tv in occasione delle celebrazioni per i cento anni dalla fondazione del Partito Comunista Cinese, sottolineando il suo “grande merito storico” nel garantire alla Cina “modernità e progresso”. L’ex premier è inoltre presidente onorario dell’associazione Silk Road Cities Alliance del governo di Pechino, che a sua volta controlla la società da cui la Protezione Civile, per volontà del Governo Conte, acquistò ventilatori e mascherine, la Silk Road Global Information Limited. Un chiaro conflitto di interessi. Sta al premier Draghi ora marginalizzare le tendenze filo-cinesi di una parte non irrilevante della sua maggioranza e stabilizzare l’Italia a fianco degli Stati Uniti nel confronto con Pechino.
Jacopo Ugolini

Berlusconi vuole il partito unico ma Salvini non ci sta

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Il Cavaliere agli alleati: c'è una forte spinta dentro Forza Italia per unire tutte le sigle. Il leader leghista: fondare nuovi partiti non serve e non interessa a nessuno.
Bienne, 16 Giugno 2021 - Partito del centrodestra italiano. Silvio Berlusconi, in una riunione con gli europarlamentari di Forza Italia, accoglie con favore la discussione sull'ipotesi di dare vita a un partito unico sul modello dei Repubblicani statunitensi. Un vecchio progetto del Cavaliere, che da decenni è convinto che il centrodestra sia vincente solo se unito.
Una accelerazione arrivata a sorpresa, che spiazza diversi big del partito, dopo che FI si era divisa davanti al progetto di federazione del centrodestra lanciato dal leghista Matteo Salvini che, in serata, interviene su Rete 4 per bocciare un disegno di così largo respiro. Il presidente di Forza Italia sembra voler sparigliare le carte e cercare di re-intestarsi il ruolo di federatore, ragionano qualificate fonti azzurre. E voler togliere anche un po' di spazio ai 'duellanti', perché il protagonismo e la competizione accesa tra Salvini e Giorgia Meloni non sta facendo bene a Forza Italia, si continua a ragionare.
Tredici anni dopo, archiviata la Seconda repubblica, e anche il Pdl, dopo la grande rottura con Gianfranco Fini, Berlusconi, quindi, torna a sognare una formazione politica che raggruppi i liberali di centrodestra. Il progetto è proiettato al 2023, quando FI e Lega ritengono si andrà a votare, a fine legislatura. Ed è allargato anche a Fratelli d'Italia, in questo momento all'opposizione del governo di Mario Draghi, sostenuto invece da tutte le altre forze di centrodestra. I leghisti sono convinti che la mossa odierna del Cavaliere non sia contro il progetto di Salvini e anche dall'entourage di Berlusconi l'uscita è interpretata come un "rilancio" della proposta di Salvini. Tanto che, dopo il vertice dei leader sulle amministrative, in programma mercoledì, si annuncia un incontro per definire le "regole" della federazione.
L'ipotesi di un ticket per la Calabria
Intanto, in vista del vertice, fonti qualificate parlano dell'ipotesi di un ticket da candidare, non solo alle amministrative a Milano, ma anche alle regionali in Calabria. Alla presidenza della Regione Calabria il centrodestra dovrebbe candidare l'azzurro Roberto Occhiuto, in ticket con il leghista Antonino Spirlì, attuale presidente facente funzioni, dopo l'improvvisa morte di Jole Santelli. Mentre a Milano si parla della candidatura di un civico, Oscar di Montigny o Annarosa Racca, con Gabriele Albertini come vice. Ma domani i big del centrodestra dovrebbero 'chiudere' solo il nodo Calabria, perché è probabile che per il capoluogo lombardo Salvini chieda altro tempo, fino alla fine della settimana.
Ancora da decidere anche il candidato alle amministrative a Bologna. Oggi Salvini ha incontrato il commissario del partito in Emilia, Andrea Ostellari. "Siamo determinati a offrire idee, programmi e buon governo con donne e uomini preparati e motivati. Troppi Comuni, a partire da Bologna, dopo anni di sinistra meritano di piu' e di meglio", ha commentato. Nella rosa dei nomi, i civici Fabio Battistini e Roberto Mugavero e il senatore di FI Andrea Cangini.
I distinguo leghisti
Pur dichiaratosi pubblicamente favorevole al partito unico nel 2023, durante il consiglio federale dei giorni scorsi, il segretario leghista ha, infatti, illustrato un progetto meno ambizioso e da avviare subito. La nuova forma di centrodestra che ha in mente Salvini assomiglia alla Casa delle libertà, una unione tra le diversità, più che al Pdl. Ovvero, l'avvio di una collaborazione costante e continua tra i partiti di centrodestra che sostengono Draghi, in primo luogo a livello parlamentare. L'ipotesi è per esempio di individuare 'speaker unici' dei diversi partiti che, scelti in base alle competenze e a rotazione, tra Camera e Senato, si facciano portavoce della posizione di tutto il 'centrodestra di governo'.
Durante il direttivo leghista, Salvini ha anche parlato dei vantaggi che una maggiore collaborazione con FI porterebbe alla Lega a livello europeo, per i rapporti con il Ppe, gruppo in cui siedono gli azzurri, con il quale gli ex lumbard ambiscono ad avviare un dialogo.
Più nette le parole pronunciate in seguito dal leader leghista a Stasera Italia: "Un conto è federare, presentare proposte di legge, emendamenti, iniziative pubbliche insieme. Fondare nuovi partiti non credo che serva e interessi a nessuno". "Nessuno sta parlando di partiti unici. Un conto è collaborare, federarci, unire le forze, un conto e' mischiare dalla sera alla mattina partiti diversi e identità diverse. Gli italiani non ci chiedono giochini politici, ci chiedono fatti", ha aggiunto. 
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Nessuno si chiede perché siamo stati costretti a partire?

Italiani nel Mondo-Regioni-Associazioni

Un commento al messaggio ai connazionali del console a Basilea

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Gerardo Petta
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Il console.Pietro Maria Paolucci
Bienne, 16 Giugno 2021 - E'  da lodare  il  messaggio che il Console Paolucci ha indirizzato agli oltre centomila connazionali residenti nella circoscrizione consolare di Basilea nell'occasione del 75.mo anniversario della Repubblica Italiana. L'elogio tuttavia riguarda  meno la sostanza della comunicazione consolare  pur, certo, assai apprezzabile, quanto,  invece, l'insolita disponibilità al dialogo  manifestata  nell'occasione dal nostro diplomatico.
Si  ha l'impressione, per altro,  che il dr. Paolucci  sia l'unico funzionario autorizzato dai suoi superiori a parlare sui media, marcando in questo modo una significativa differenza, ci sembra, rispetto a quanto fanno solitamente gli altri Consoli, i quali per lo più danno l'impressione di preferire le note di servizio o i messaggi all'indirizzo esclusivo dei Comites.
Anche a Basilea però c'è ancora molto da fare. Certo, registriamo con piacere la soddisfazione del Console per l'accelerazione impressa al lavoro di ufficio nei primi cinque mesi dell'anno,  anche se, a dire il vero, un  analogo compiacimento non sembra riscontrarsi  presso i connazionali e gli utenti, molti dei quali lamentano, oltre al funzionamento a singhiozzo della sede consolare,  la difficoltà di accesso  agli uffici.
Ecco perché  gioverebbe  ricevere  notizie più circostanziate sull'andamento del lavoro nella sede di Basilea. Non abbiamo notizie, per esempio,  sulle liste di attesa.  Aumentano o diminuiscono? Non sappiamo inoltre se sia in programma un qualche progetto per ampliare l'orario di apertura  degli  sportelli, che, in buona misura, sono oggi  chiusi  e inaccessibili al pubblico.  L'apertura degli sportelli , aggiungiamo,   dovrebbe  estendersi  per almeno sei ore al giorno, per  cinque giorni alla settimana,  così come  auspicato, del resto,  da molti concittadini.   
Già soltanto questa  misura, di concerto con l' auspicata informatizzazione delle postazioni lavorative,  consentirebbe  di ridurre , se non, forse, di  azzerare le liste di ricevimento, sull'esempio per altro  di quanto sperimentato in altri uffici consolari.  Vi è infine una pressante richiesta, avanzata da più parti, la richiesta, cioè, di mitigare l'obbligo delle prenotazioni elettroniche o di quelle telefoniche, un obbligo, questo, che sta comprimendo il diritto di libero accesso agli uffici. 
E' giusto ricordare che le domande sopra formulate avevano già trovato a Zurigo delle soluzioni brillanti, che il Coronavirus sfortunatamente ha  contribuito poi a far demolire. 
Gerardo Petta-  consigliere Comites di Zurigo

Esami scolastici all’estero: gli auguri del segretario Cgie Schiavone

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“Dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero un caloroso in bocca al lupo agli studenti italiani all’estero e l’augurio più sentito per la riuscita del loro percorso formativo”
Bienne, 16 Giugno 2021 - In un nota a firma del segretario generale Michele Schiavone il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero “esprime agli studenti italiani all’estero un caloroso in bocca al lupo e l’augurio più sentito per la riuscita del loro percorso formativo, che li porterà ad accedere agli istituti secondari superiori e/o completare gli studi universitari”. “In questi giorni di esami il Cgie- scrive Schiavone – desidera far sentire la propria vicinanza alle giovani generazioni di italiani affinché si sentano direttamente coinvolti nella quotidianità della vita scolastica del nostro paese, perché su di loro sono riposte le future speranze e il destino del Bel Paese”.
Gli esami scolastici anche all’estero non finiscono mai
In questi giorni i giovani studenti italiani all’estero vivono gli stessi sentimenti di ansia e di passione come i loro coetanei in Italia, che si apprestano a sostenere gli esami ai vari livelli. Il Consiglio Generale degli Italiani all’estero esprime loro un caloroso in bocca al lupo e l’augurio più sentito per la riuscita del loro percorso formativo, che li porterà ad accedere agli istituti secondari superiori e/o completare gli studi universitari.
Con l’esplosione della pandemia il mondo scolastico ha subito forti limitazioni ovunque nel globo e anche gli studenti italiani all’estero si sono dovuti adeguare e confrontare con metodologie di studio a distanza e transitorie; alcune scuole, classi o corsi di lingua e cultura italiana hanno avuto anche delle battute d’arresto e, comunque, in questi giorni stanno svolgendo gli esami di fine anno. Gli alunni, i docenti, le famiglie hanno compiuto sacrifici, si sono adoperati anche nelle ristrettezze sanitarie a dare il meglio di loro stessi, per cui sapere che si sottopongono alle valutazioni degli esami è contestualmente motivo di sollievo che prefigura la realizzazione di un percorso formativo.
La realtà scolastica italiana nel mondo come viene presentata nel testo sulla presenza scolastica italiana nel mondo, pubblicato dagli uffici preposti nel Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Italiana, è uno degli asset del nostro paese che produce ricchezza immateriale e materiale, che costituisce un patrimonio sul quale il nostro paese deve investire con convinzione perché è in competizione con altre culture e con altri sistemi formativi. Investire nella conoscenza e nelle risorse umane non è uno slogan asettico, non può rappresentare un vanto costruito su numeri che rischiano di essere sovvertiti se non sostenuti da una strategia promozionale e qualitativa, ma deve essere un impegno concreto con il quale il nostro Paese si deve continuamente cimentare,  confrontarsi e valorizzare. Perciò in questi giorni di esami il CGIE desidera far sentire la propria vicinanza alle giovani generazioni di italiani affinché si sentano direttamente coinvolti nella quotidianità della vita scolastica del nostro paese, perché su di loro sono riposte le future speranze e il destino del Bel Paese.
Alcuni numeri sulla presenza scolastica e formativa italiana nel mondo
Presenti in tutto il mondo, le scuole italiane rappresentano uno strumento di diffusione di idee, progetti, iniziative, in raccordo con Ambasciate e Consolati e con le priorità della politica estera italiana. Le scuole italiane, infine, sono spesso un punto di riferimento nei Paesi in cui operano, potendo produrre per l’Italia ritorni di lunga durata in tutti i settori: culturale, politico ed economico.
La rete delle scuole italiane all’estero (infanzia, primaria, secondaria di primo e di secondo grado) comprende: 8 istituti statali omnicomprensivi con sede ad Addis Abeba, Asmara, Atene, Barcellona, Istanbul, Madrid, Parigi e Zurigo; 43 scuole italiane paritarie, la maggior parte delle quali è costituita da istituti omnicomprensivi, presenti in tutte le aree geografiche nel mondo: Europa, Africa-subsahariana, Mediterraneo e Medio Oriente, Americhe, Asia e Oceania; 7 sezioni italiane presso scuole europee: 3 a Bruxelles ed 1 a Lussemburgo, Francoforte, Monaco di Baviera e Varese; 79 sezioni italiane presso scuole straniere, bilingui o internazionali, di cui 63 in Unione Europea, 13 in Paesi non UE, 1 nelle Americhe e 2 in Asia e Oceania; 2  scuole non paritarie con sedi a Smirne e Basilea.
A tale rete si affiancano le iniziative per la lingua e la cultura italiana all’estero, ex art. 10 del D. Lgs. 64/2017, ed i lettorati d’italiano presso le Università straniere. Con riferimento all’anno scolastico 2019/2020, il contingente scolastico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale prevede 607 posti di personale docente (210 unità nelle scuole statali, 30 unità nelle scuole paritarie, 94 unità nelle sezioni italiane presso scuole straniere, bilingui o internazionali, 3 unità su cattedre miste, 143 unità sui corsi e 127 unità sui lettorati), 46 posti di dirigente scolastico (8 unità nelle scuole statali e 38 unità presso le Ambasciate e i Consolati) e 21 posti di personale amministrativo (8 unità sulla scuole statali e 13 unità sui corsi). Nel contingente delle Scuole europee figurano, inoltre, 116 unità di personale docente italiano.
Circa 30.000 alunni frequentano queste scuole: la presenza di studenti stranieri è molto elevata. La promozione della lingua e della cultura italiane nel mondo risponde ai dettami costituzionali della formazione civica e civile dei nostri cittadini, quindi impegna le istituzioni del nostro paese ad agevolare e a creare le condizioni per il riconoscimento completo di tali principi ovunque nel mondo.
Michele Schiavone - Segretario generale del Cgie

Stellantis assicura che "il futuro parte da Melfi"

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"Clima positivo" al vertice con Giorgetti, l'azienda e i sindacati. Lo stabilimento lucano sarà il primo in Italia a produrre i nuovi modelli in base al piano industriale post 2022
Bienne, 16 Giugno 2021 - Stellantis porta al tavolo con il governo e i sindacati importanti novità e annuncia che Melfi sarà il primo stabilimento italiano a produrre i nuovi modelli in base al piano industriale post 2022: in particolare, nello stabilimento lucano verranno lanciate 4 nuove vetture elettriche del segmento medio, ma fa sapere anche che l'organizzazione produttiva verrà completamente rivoluzionata.
Accelerazione sull'auto elettrica
L'occasione è stata l'incontro al Mise con i Ministri dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e i sindacati. Non solo, i vertici aziendali hanno anche chiarito che nel nuovo piano industriale e proprio a partire da Melfi intendono accelerare sul fronte del passaggio all'elettrico. Tutto questo tenendo conto che la produzione sia attuale sia futura sarà caratterizzata da una maggiore verticalizzazione e concentrata su un'unica linea potenziata ma a parità di produzione (400 mila vetture annue).
L'azienda ha espresso apprezzamento per il dialogo "produttivo e costruttivo" sia con il governo che con le organizzazioni sindacali. Anche Giorgetti è rimasto soddisfatto per il clima "positivo" ma sottolinea come ci siano alcuni aspetti da chiarire, in primis dove verranno prodotte le batterie. Una questione che definisce "fondamentale" e la cui decisione "non è stata ancora presa". Il Ministro non tralascia alcun aspetto: "È importante che ci siano garanzie sull'occupazione e che non ci siano brutte sorprese. Siamo in un momento delicatissimo, l'auspicio - è il suo appello del ministro - è che prosegua il confronto in un clima positivo, trasparente e costruttivo".
Le reazioni dei sindacati
Da parte sua, la Fiom chiede l'apertura di un tavolo che riguardi tutto l'automotive e più specificatamente affinché si "realizzi un accordo quadro nazionale con la partecipazione dei lavoratori che abbia al centro un piano industriale che salvaguardi la capacità installata e che garantisca la tenuta sociale e la continuità occupazionale per i prossimi 5 anni". Secondo Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive, "la creazione nel nostro Paese di una gigafactory per la produzione di batterie è un punto fondamentale che deve essere rapidamente affrontato insieme agli investimenti sulla ricerca e sviluppo negli enti centrali per nuove tecnologie e nuovi modelli in grado di garantire il pieno utilizzo degli impianti e la piena occupazione".
Il segretario generale della Fim Cisl, Roberto Benaglia, assieme a Ferdinando Uliano, responsabile automotive, apprezza l'impostazione: "L'investimento che ci è stato prospettato su Melfi va nella direzione di una logica di sviluppo. Il fatto che entri in produzione per la prima volta a Melfi, la nuova piattaforma medium del gruppo full electric con quattro nuovi modelli multibrand guarda al futuro e allo sviluppo dello stabilimento".
La necessità di garanzie occupazionali è stata sottolineata anche da Rocco Palombella, segretario generale della UILM, e Gianluca Ficco, segretario nazionale UILM responsabile del settore auto: "Come sindacato abbiamo chiesto, però, di arrivare a un quadro di certezze non solo per i lavoratori lucani ma per quelli di tutti gli stabilimenti italiani" affermano aggiungendo: "Confidiamo che il Governo sostenga un grande piano di rilancio dell'industria dell'auto".

La Sardegna ha stanziato quasi un milione di euro
per fare studiare il sardo e il catalano nelle scuole

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Bienne, 16 Giugno 2021 - La Regione Sardegna mette a disposizione 900 mila euro per l'insegnamento delle lingue delle minoranze storiche - sardo e catalano - nelle scuole dell'isola. Il via libera alla programmazione, proposta dall'assessorato alla Pubblica istruzione, è arrivato con il parere favorevole della Seconda commissione (Cultura) del Consiglio regionale. Nel dettaglio, 500 mila euro saranno ripartiti fra le scuole di ogni ordine e grado per l'insegnamento e l'utilizzo veicolare del sardo e del catalano di Alghero in orario curriculare. Gli altri 400 mila finanzieranno, invece, laboratori didattici in orario extracurriculare.
"Con questo programma diamo attuazione agli art. 17 e 19 della legge n.22 del 2018 che disciplina la politica linguistica regionale", ha precisato l'assessore regionale alla Pubblica Istruzione, Andrea Biancareddu, sentito in mattinata dalla Commissione. "Dopo le difficoltà dovute alla pandemia, l'insegnamento del sardo e del catalano potrà finalmente entrare a regime". Nei progetti saranno coinvolti i docenti dell'Elenco regionale previsto dall'art.20 della legge 22. Finora sono 195 gli insegnanti iscritti.
I progetti saranno selezionati in base al numero delle adesioni degli alunni, le ore di insegnamento riservate all'utilizzo veicolare delle lingue delle minoranze storiche, la continuità con precedenti esperienze, la qualità della proposta didattica, l'utilizzo di docenti interni agli istituti scolastici. Lo scorso anno sono stati presentati 68 progetti per l'insegnamento del sardo curriculare: 14 hanno riguardato la scuola dell'infanzia, 54 invece la scuola primaria.
Quanto ai laboratori didattici, si terra' conto della esperienza maturata, della integrazione con i progetti di sardo curriculare e della partecipazione ad altre iniziative regionali o comunitarie. "Le due linee di finanziamento saranno estremamente flessibili", ha concluso Biancareddu. "Le risorse potranno essere spostate da un settore all'altro in base al numero dei progetti presentati".

Comites di Basilea
Soggiorno marino 2021 per la Terza età

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Bienne, 5 Giugno 2021 - Prenderà il via il prossimo 28 agosto il “Soggiorno marino 2021” dedicato alla Terza Età che da Basilea e da Soletta giungerà a Rimini, promosso e organizzato proprio dal Comites di Basilea.
La partenza sabato 28 agosto in serata. Il viaggio sarà in comodo autobus granturismo, con partenza sia da Basilea che da Soletta. Il soggiorno, invece, sarà nell’Hotel Nordic, Bellaria (Rimini), Sistemazione in camera doppia, cassaforte, TV, telefono, aria condizionata, servizio wi-fi, ascensore e servizio spiaggia (1 ombrellone e due lettini per ogni camera doppia). Il trattamento che offre il Comites è una pensione completa, 3 menù a scelta, ricco buffet di antipasti e verdure, acqua e vino illimitati ai pasti, con cucina tipica romagnola e italiana.
Il ritorno è previsto per domenica 12 settembre. L’accompagnatore: Lorenzo Carletta. La quota di partecipazione è di 1100 franchi. L‘iscrizione è aperta a tutti. Il numero dei posti è limitato. Le iscrizioni saranno accettate per ordine di arrivo. Ogni partecipante deve compilare una scheda di iscrizione separata. Termine d’iscrizione: 30 luglio 2021. Si chiede un anticipo di franchi 200.00 al momento dell’iscrizione. Il saldo è da versare entro il 15 agosto 2021. 
L’iscrizione è valida con il versamento dell’anticipo. La quota comprende il soggiorno in pensione completa, servizio spiaggia e viaggio in pullman. Per chi non avesse ricevuto per mezzo postale la scheda d’iscrizione al soggiorno può essere effettuata presso la segreteria del Comites. In caso di ritiro dell’iscrizione, si applica una trattenuta di franch 200.00 a persona entro il 15 agosto 2021. In caso di ritiro successivo è dovuta la quota intera. Ogni partecipante è tenuto ad assicurarsi privatamente contro annullamento spese viaggio, infortuni, malattia e furti. Il Comites declina qualsiasi responsabilità. 
Per maggiori informazioni sull’albergo visita il sito: www.nordichotel.net
Importante: Per i partecipanti di Basilea la partenza è fissata per Sabato 28 agosto 2021, ore 24.00 (si prega di essere presenti sin dalle 23:30), alla fermata dei pullman presso la Meret Oppenheim-Strasse alle spalle della stazione ferroviaria di Basilea. 
Per i partecipanti di Soletta e dintorni: la partenza è fissata sempre per sabato notte 28 agosto 2021 ma alle ore 01.00 circa (si prega di essere presenti sin dalle 24:30), alla fermata dei pullman presso il parcheggio di Lindenhagstrasse 2-4, Egerkingen. Il parcheggio è nella zona del Lindenhag Park vicino all’uscita dell’autostrada.
Per ulteriori informazioni chiamare Marianna Sica 076 432 34 66 oppure Lorenzo Carletta 061 411 80 65 - 079 604 62 

Comites di Zurigo
Soggiorno termale ad Abano Terme (Padova)

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Bienne, 5 Giugno 2021 - Il Comites di Zurigo organizza un soggiorno termale nella località di Abano Terme, dal 03 al 17 ottobre 2021. 
Viaggio andata e ritorno con pullman privato, 15 giorni presso l'HOTEL VENA D’ORO categoria 3 stelle, dotato di piscine termali, sauna e percorso kneipp utilizzabili gratuitamente dagli ospiti. Sistemazione in camere doppie con servizi privati, disponibili anche singole. Trattamento di pensione completa con bevande incluse.  Accompagnatrice durante tutto il soggiorno. Visita medica e accappatoio per le cure, sconto del 10% sulle cure tradizionali. Quota individuale di partecipazione chf 1'220.
Per informazioni e iscrizioni tel. 044 291 27 88

Il Mondo nelle nostre mani
Il caso Hoffa: uno dei misteri insoluti del Novecento

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Bienne, 12 Giugno 2021 - Uno dei più grandi enigmi della storia contemporanea è senza dubbio il “caso Hoffa”. Il Novecento è stato, senza timore di smentita, il secolo dei casi irrisolti, dei misteri insoluti, delle grandi questioni senza verità. E i fatti controversi non si contano: il caso Kennedy, il caso Moro, le stragi, la strategia della tensione, la morte del fratello di Kennedy, l’omicidio di P. Mattarella, Joe Petrosino
Tuttavia vi è un caso che più di ogni altro è divenuto nel tempo un autentico rompicapo, un enigma senza soluzione, un vero dilemma per storici e ricercatori di mezzo mondo: il caso Hoffa. Probabilmente il nome di Hoffa dirà ben poco al 99 per cento degli italiani, ma negli Stati Uniti, soprattutto fino a una ventina di anni fa, il caso Hoffa e la vita di questa figura erano sulla bocca di tutti. Hoffa fu, dalla metà degli anni ’50 alla metà dei ’70, un personaggio di primissimo rilievo negli Stati Uniti e segnò la storia di quel Paese in modo indelebile. Fu per un decennio a capo dei Teamsters, il celebre sindacato degli autotrasportatori, e anche grazie a questa lunga presidenza divenne uno degli uomini più potenti d’America.
Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 Hoffa fu il nemico numero uno dei fratelli Kennedy, JFK e Bobby e la loro rivalità entrò nella leggenda. Hoffa fu, ad onor del vero, una figura estremamente controversa, oscura, complessa, enigmatica. La sua vita fu un continuo susseguirsi di luci ed ombre, di alti e bassi, di successi e sconfitte, di cose pregevoli e di fatti a dir poco discutibili. Storicamente accertata fu senza dubbio la sua lunga “amicizia” con veri boss mafiosi italoamericani e con personaggi poco raccomandabili in generale.
Secondo alcuni storici Hoffa ebbe un ruolo anche nella pianificazione dell’assassinio di Kennedy – teoria comunque, va detto, mai suffragata da prove né dimostrata in alcun modo. Poliedrico, istrionico, misterioso, occulto, enigmatico, potente, influente, divisivo, Hoffa è stato in quegli anni un personaggio di cui discuteva mezza America e, dopo la scomparsa, entrò di diritto nella mito e nella leggenda.
Il problema è proprio questo… la sua “scomparsa”. Hoffa scomparve nel nulla il 30 luglio del 1975 e, da quel momento, non si seppe più nulla di lui. Quel giorno si consumò, a Detroit, uno dei più grandi enigmi di tutta la storia contemporanea, occidentale e forse non solo. Cerchiamo di spiegare in sintesi ciò che avvenne in quel maldetto 30 luglio del 1975.
Hoffa, allora 62enne, era uscito dalla prigione da circa 4 anni (Nixon gli aveva “gentilmente” abbuonato 7 anni di reclusione) e stava per riprendersi la guida dei Teamsters, leadership che fu costretto a lasciare nel 1967 per “cause di forza maggiore” (in quell’anno andò in prigione). In quel giorno Hoffa aveva un appuntamento con due uomini legati alla mafia (alla famiglia Genovese per la precisione) e questi due individui rispondevano al nome di Tony Giacalone e Tony Provenzano. Hoffa doveva chiarire alcune situazioni con costoro e decisero quindi di darsi appuntamento nel primo pomeriggio al parcheggio del “Red Fox”, un raffinato ed elegante ristorante dell’epoca.
Hoffa fu visto, da alcuni testimoni, in quel parcheggio per l’ultima volta verso le 14.45… poi… il nulla. Fu come inghiottito e nessuno seppe più nulla di lui.
Questo caso è stato portato alla ribalta negli ultimi tempi dallo splendido film di Scorsese “The Irishaman” (2019), pellicola in cui il ruolo del nostro viene (magnificamente) interpretato da Al Pacino. All’opera di Scorsese viene mostrato come Hoffa venga ucciso da una determinata persona (non ne svelo l’identità per non rovinare la sorpresa a chi ancora non lo avesse visto), tuttavia la “ricostruzione” messa in scena dal cineasta italoamericano ha lasciato estremamente perplessi e da più parti si è messa in discussione la veridicità storica di tale “versione”.
In questi 46 anni si è detto tutto ed il contrario di tutto sulla sparizione di Hoffa, sulle reali motivazioni dell’omicidio, sui mandanti e sulla identità del killer. Centinaia di teorie, illazioni, ipotesi, suggestioni, fantasie, dichiarazioni hanno caratterizzato il complesso lavoro di ricerca su questo oscuro ed inquietante caso. Tre sono i grandi autori/studiosi che hanno in questi anni fornito le ipotesi più robuste, serie e rigorose in assoluto e costoro rispondono al nome di D. Moldea, A. Sloane e J. Goldsmith. Fra i tre il più autorevole è Dan E. Moldea, un uomo che ha dedicato 46 anni della sua vita al “caso Hoffa”.
Questi nel suo stupendo “The Hoffa Wars” (1978) descrive in modo sontuoso ed iperdocumentato l’intera vicenda, spiegandone ogni singolo dettaglio. A parere di chi scrive le ricerche di Moldea rappresentano quanto di più preciso, corretto, veritiero, rigoroso e documentato vi sia in circolazione su quella drammatica e misteriosa vicenda. Per la cronaca Moldea individua nella persona di S. Briguglio, killer mafioso, l’esecutore materiale del delitto Hoffa.
Marco Scarponi
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Tik Tok è un'applicazione sempre più popolare, soprattutto tra i più giovani, ma dietro il suo utilizzo si celano rischi e pericoli che è bene conoscere e da cui bisogna imparare a difendersi.
Bienne, 12 Giugno 2021 - In pochissimi anni, Tik Tok è stato in grado di conquistare ogni singolo lembo di terra, partendo dalla Cina. Si tratta del primo social network cinese a riuscire in una tale impresa, mettendo in seria difficoltà competitors come Facebook e Instagram che sono dovuti correre ai ripari.
Quest’app che consente la condivisione di video di ogni genere, è divenuta sempre più popolare soprattuto dopo il triste avvento dell’epidemia da Coronavirus, che ha costretto e isolato milioni di ragazzi in casa, privandoli della socialità e delle attività ludiche che ne scandivano il tempo libero nel mondo reale. I giovani dunque, ma anche i bambini purtroppo, si sono rifugiati sui social network, TikTok in primis, ma più che un rifugio, queste piattaforme spesso si trasformano in vere e proprie trappole, nascondendo insidie e pericoli. È per questo che vogliamo fare chiarezza intorno a questa app molto controversa e spesso al centro del dibattito pubblico, mettendo in luce i pericoli che si possono correre e le soluzioni con cui tutelare la propria privacy e, soprattutto, quella dei più piccoli.
Come funziona TikTok
TikTok, noto in Cina come Douyin, è un social network cinese, che nasce ufficialmente nel settembre del 2016 sotto il nome di Musical.ly. Per scoprire come funziona la piattaforma, basta navigarci per qualche secondo, anche senza accedervi. Non è necessario, infatti, aprire un account per poter usufruire di tutti i contenuti fruibili su questo sito. In sostanza, TikTok è un social nato con intenti ricreativi con cui intrattenere gli utenti, permettendo loro di registrare e condividere clip dalla durata compresa tra i 15 e i 60 secondi su cui è possibile aggiungere filtri, effetti, canzoni e voci doppiate.
Si tratta della prima piattaforma cinese ad aver ottenuto un così grande riscontro in tutto il mondo tanto che in India, prima delle ultime restrizioni, le iscrizioni su TikTok avevano superato di gran lunga quelle su Instagram. A oggi, il social network cinese conta su una comunità ben consolidata di circa 750 milioni di utenti, avendo sperimentato negli ultimi anni una crescita sbalorditiva che non è passata inosservata neanche agli occhi di Mark Zuckerberg. Spaventato da questi numeri, il fondatore e amministratore delegato di Facebook Inc. ha introdotto alcune innovazioni e migliorie alle proprie app, vedi la funzionalità “reels” su Instagram, proprio per dimostrarsi all’altezza della concorrenza cinese.
Com'è nato Tik Tok
Tik Tok viene fondata in Cina nel 2015 dagli startupper Alex Zhu e Lulu Yang. A distanza di due anni, più precisamente nel novembre del 2017, la società cinese ByteDance, acquisisce musical.ly, offrendo ai fondatori e proprietari una cifra pari a 750 milioni di euro. La svolta decisiva per il social network cinese arriva il 2 agosto del 2018, quando ByteDance decide di fondere Tik Tok e musical.ly, sotto l'unico e definitivo nome di TikTok, così da espandere il proprio bacino di utenza. Il nome affibiato agli utenti della piattaforma è, appunto, tiktokers.
Tik tok e sicurezza: un problema di privacy e censura
Nonostante la popolarità, la reputazione di Tik Tok non è delle migliori, soprattutto per quanto concerne la moderazione dei contenuti, la gestione dei dati e la tutela della privacy degli utenti. In seguito ad alcuni episodi di censura, applicata in particolar modo a video che trattavano di importanti episodi della storia cinese come i fatti di Piazza Tiananmen, l’indipendenza tibetana e le più recenti rivolte a Hong Kong, si è insinuato sempre più prepotentemente il sospetto che sia proprio il governo cinese a occuparsi di moderare i contenuti, oscurando a proprio piacimento i post più “sensibili” dalla piattaforma social. Inoltre, dal momento che anche l’amministrazione dei dati è poco chiara, soprattutto dopo alcune denunce in merito all’invasione della privacy a opera dell’applicazione, si teme ancora una volta che il governo della Cina possa avere libero accesso ai dati personali degli utenti per poterli manipolare e sfruttare a proprio favore in caso di bisogno.
Tik tok è pericoloso?
Sebbene possa sembrare un’app innocente e divertente, progettata per il solo e unico scopo di intrattenere gli utenti, dietro TikTok si celano zone d’ombra, rischi e pericoli più o meno gravi per chi lo utilizza, soprattutto per i più giovani. Va considerato, infatti, che il 30% degli utenti non ha nemmeno raggiunto i 18 anni e, nonostante l’età minima per iscriversi sia 13 anni, non esistono a oggi effettivi meccanismi di controllo in grado di verificare con certezza la veridicità dei dati di chi vi accede. Dunque si teme, e si tratta di un timore alquanto fondato, che vi abbiano libero accesso anche bambini più piccoli e, almeno sulla carta, non autorizzati.
Tuttavia, è innegabile che, per via del suo modo d’uso, il principale social network cinese risulti particolarmente attraente e intuitivo per le fasce più giovani della società, attirando da tutto il mondo soprattutto ragazzi e bambini. Per comprendere meglio il fenomeno, basti pensare che i principali influencer sulla piattaforma hanno un’età che raramente supera i 19 anni e che la prima persona a raggiungere i 100 milioni di followers su Tik Tok è stata Charlie D’Amelio, una ragazza del Connecticut di appena 16 anni.
Quali sono i pericoli di Tik Tok per bambini e ragazzi
Ma vediamo più nel dettaglio quali sono i pericoli che corrono concretamente bambini e adolescenti su una una piattaforma come Tik Tok. Tra le insidie peggiori troviamo le challenge. Si tratta di sfide pericolose, lanciate e rese virali da Tik Tok, in cui la persona che vi aderisce è chiamata ad agire in modo estremo, il tutto registrato da un video, non tanto per sfidare i propri limiti, quanto più per ottenere like, consensi e follower. Tra le più pericolose possiamo annoverare la Blackout Challenge, secondo cui gli utenti avrebbero dovuto auto procurarsi un’asfissia temporanea oppure la Bright Eye Challenge, in cui l’individuo era sfidato a bagnarsi l’occhio con una miscela di candeggina, disinfettante per le mani e schiuma da barba così da alterare momentaneamente il colore dell’iride, entrambi gesti che possono provocare danni anche letali.
Si tratta, spesso, di vere e proprie incitazioni al suicidio o all’omicidio i cui rischi, seppur oggettivamente elevati, vengono assolutamente sottostimati da bambini e ragazzi, ancora troppo giovani e immaturi per riconoscere il pericolo ed evitarlo. Inoltre, un social network come TikTok, in cui una potenziale fama è alla portata di tutti, può essere destabilizzante per la psiche dei più piccoli, incapaci di gestire una popolarità di questa portata. Senza considerare, pericoli come la depressione e la dipendenza, due condizioni spesso legate all’utilizzo di app e social, e l’esposizione a un dramma come quello del cyberbullismo, per cui sempre più utenti negli anni hanno subito e solo raramente denunciato la ricezione di messaggi e commenti altamente offensivi. Dunque, data la portata di tutti questi rischi, è chiaro perchè gli adulti, e non soltanto i genitori, nutrano grande apprensione e scetticismo rispetto all’utilizzo di Internet in generale e di Tik Tok in particolare da parte dei propri figli, soprattuto se di età inferiore ai 18 anni.
Tik Tok pericoli: una guida per i genitori
Visti e considerati tutti i potenziali pericoli corsi da bambini e adolescenti su Tik Tok, è evidente perchè urge una vigilanza attiva e attenta da parte dei genitori. Questi, infatti, sono chiamati a supervisionare l’utilizzo che i figli fanno dei propri social network, Facebook e Instagram compresi, e non tanto attraverso tecniche di spionaggio illecito degli smartphone, bensì mediante un dialogo costruttivo, con cui mettere i bambini al corrente dei rischi in cui è possibile incorrere facendo un uso improprio di questi mezzi. Ecco alcuni consigli utili per tutti i genitori che vogliano monitorare e litimare l’utilizzo di Tik Tok da parte dei propri figli.
- Parental control: forse non tutti ne sono al corrente, ma su molti dispositivi è possibile abilitare il parental control. Grazie a questa impostazione, i genitori possono impedire l’installazione di una determinata app sul cellulare dei propri figli.
- Account privato: per evitare che i contenuti condivisi su TikTok dai propri figli siano visibili a tutti e tutelarne quindi la privacy, è possibile scremare il potenziale pubblico, impostando l’account del bambino o ragazzo in modalità privata. In questo modo, i video sul suo profilo saranno visibili solo a un numero limitato di follower autorizzati, meglio se con la supervisione dei genitori.
- Gestione contenuti: al momento dell’iscrizione, mamma e papà possono accedere alla piattaforma tramite il profilo del figlio, segnalando con l’opzione “non mi interessa” i contenuti potenzialmente pericolosi. Così facendo, al bambino non verranno più mostrati video simili.
- Controllo orario: attraverso la funzionalità “controllo applicazione”, i genitori potranno limitare l'utilizzo di Tik Tok cosicché i figli non perdano troppo tempo sulla piattaforma. Una volta superato il periodo consentito, sarà necessario inserire un codice di cui sono in possesso soltanto mamma e papà.
- Da ultimo, e non per importanza, la strategia più efficace per allontanare i bambini dal mondo virtuale: offrire loro valide alternative con cui trascorrere il tempo in maniera costruttiva e rientrare in contatto con la realtà.
Jessica Genco

Libri da leggere almeno una volta nella vita
Un libro significa emozione, condivisione, scoperta
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Nero Lu­ca­no

Pie­ra Car­lo­ma­gno

Editore: Solferino

Grot­to­le e Ma­te­ra. Gen­na­io 2020. Quan­do ar­ri­va col buio nel de­li­zio­so pae­si­no na­ta­le del ric­co ma­ri­to im­pren­di­to­re Bran­do Car­bo­ne, che l’ha pre­ce­du­ta di qual­che gior­no, Leda Mon­tes­so­ri, bel­la va­re­si­na dal­l’ac­cen­to an­ti­pa­ti­co (lì), sof­fe­ren­te di amen­za, non lo tro­va a casa e il cel­lu­la­re è stac­ca­to.
Loro ri­sie­do­no sta­bil­men­te a Va­re­se, nel­la bam­ba­gia. Lei è at­ter­ri­ta e of­fu­sca­ta, non sa cosa e come fare. An­co­ra ve­sti­ta ele­gan­te, scap­pa ver­so il bar di Giu­lio, dove sa che quel­l’or­so brut­to tie­ne una bot­ti­glia di Oban a sua di­spo­si­zio­ne, beve per ob­nu­bi­lar­si e si sot­to­met­te alle vo­glie del­l’uo­mo, non è la pri­ma vol­ta.
La mat­ti­na dopo la pa­to­lo­ga e an­tro­po­lo­ga fo­ren­se 39en­ne Vio­la Gua­ri­no vie­ne pre­sto chia­ma­ta da Cor­ra­do Ba­si­le, pro­cu­ra­to­re del­la Re­pub­bli­ca di Ma­te­ra: lei è una con­su­len­te spe­cia­li­sta del­la sce­na del cri­mi­ne, han­no ap­pe­na tro­va­to un ca­da­ve­re or­ri­bil­men­te sfre­gia­to in lo­ca­li­tà San Giu­lia­no, alla diga. Il cra­nio è spac­ca­to in due, abi­ti e scar­pe sono fir­ma­ti, bril­la tra le mani del­la vit­ti­ma una car­ti­na geo­gra­fi­ca del­la Ba­si­li­ca­ta con vari luo­ghi se­gna­ti in ros­so, si an­nun­cia­no ro­gne.
Men­tre Vio­la stu­dia, odo­ra e fo­to­gra­fa i par­ti­co­la­ri del ma­ca­bro ri­tro­va­men­to, la rag­giun­ge an­che il so­sti­tu­to pro­cu­ra­to­re Lo­ris Fer­ra­ra, tor­na­to da chis­sà dove, ap­pe­na rien­tra­to in ser­vi­zio dopo mesi di aspet­ta­ti­va. Ave­va­no avu­to una re­la­zio­ne ap­pas­sio­na­ta e in­ten­sa pri­ma che lui si di­le­guas­se per tor­na­re dal­la mo­glie. Da par­te sua, di pri­ma mat­ti­na Leda cer­ca al te­le­fo­no Lia Gui­di, l’ec­cel­sa ef­fi­cien­te tut­to­fa­re se­gre­ta­ria per­so­na­le di Bran­do, è cer­to l’a­man­te. Tut­ta­via, la tro­va igna­ra, sor­pre­sa e pre­oc­cu­pa­ta: c’è un ap­pun­ta­men­to im­por­tan­te, de­vo­no dare ri­spo­sta per un gran­de af­fa­re in Giap­po­ne, ser­ve ur­gen­te­men­te il capo.
Si ri­vol­ge ai vi­gi­li ur­ba­ni e il gior­no dopo si fa ac­com­pa­gna­re in que­stu­ra. Vio­la e Leda s’in­con­tra­no, il ca­da­ve­re vie­ne iden­ti­fi­ca­to. Poi ne ver­rà tro­va­to un al­tro, mor­to già da qual­che gior­no e un’ul­te­rio­re scom­par­sa fa pre­sa­gi­re il peg­gio. Qual­cu­no si sta ven­di­can­do.
L’ot­ti­ma gior­na­li­sta e scrit­tri­ce sa­ler­ni­ta­na Pie­ra Car­lo­ma­gno (Sa­ler­no, 1963), lau­rea­ta in lin­gue e let­te­ra­tu­ra ci­ne­se, at­ti­vis­si­ma sul pia­no cul­tu­ra­le e so­cia­le, da al­me­no un de­cen­nio pub­bli­ca gui­de tu­ri­sti­che e in­te­res­san­ti ro­man­zi, so­prat­tut­to gial­li; pro­se­gue ora con suc­ces­so la bel­la se­rie noir lu­ca­na con Vio­la Gua­ri­no. Il toc­co è sem­pre più per­so­na­le, av­vol­gen­te, ma­tu­ro: una pro­ta­go­ni­sta com­pe­ten­te e in­tui­ti­va, scien­ti­fi­ca e spi­ri­tua­le, con tan­te sfac­cet­ta­tu­re cul­tu­ra­li ed emo­ti­ve, li­be­ra­men­te im­mer­sa nel trat­to più an­ti­co del­l’e­co­si­ste­ma lu­ca­no, te­star­do e pro­fon­do, mi­ne­ra­le e ani­ma­le.
La nar­ra­zio­ne è in ter­za al pas­sa­to, qua­si fis­sa su Vio­la, con al­cu­ne sim­pa­ti­che in­cur­sio­ni fra le ru­ti­lan­ti si­gno­re del brid­ge, pro­ta­go­ni­ste del­l’o­li­gar­chia re­gio­na­le, e i rari in­tru­si­vi pen­sie­ri di chi sta uc­ci­den­do, bre­vi im­pres­sio­ni in cor­si­vo sui pro­pri atti. Il nero del ti­to­lo ha plu­ri­va­len­ze: og­get­ti di ve­stia­rio e di mor­fo­lo­gia così “co­lo­ra­ti”, ge­ne­re di emo­zio­ni e scrit­tu­re, la rap­pre­sen­ta­zio­ne ico­no­gra­fi­ca del­la Ma­don­na a Vig­gia­no, il mi­ti­co am­bi­to pe­tro­lio. Il ma­laf­fa­re si an­ni­da spes­so nel po­te­re im­mo­bi­le, nel bloc­co so­cia­le che go­ver­na da sem­pre quel­la re­gio­ne (ana­lo­ga­men­te ad al­tro­ve), gra­zie a una rete di ma­glie stret­te di clien­te­le (e spes­so mas­so­ne­ria) che ope­ra nel si­len­zio con me­to­di an­ti­chi, che con­trol­la le stan­ze dei bot­to­ni com­pre­so il pa­laz­zo di giu­sti­zia.
A pre­scin­de­re da Vio­la, che por­ta ven­to con sé, gira in moto, ha una por­ten­to­sa non­na la­men­ta­tri­ce fu­ne­bre e uno straor­di­na­rio non­no far­ma­ci­sta col­to. Tan­ti li­bri, più o meno in pri­mo pia­no. Al­co­li­ci di va­rie fat­tez­ze e mi­su­re, ov­via­men­te l’Ama­ro Lu­ca­no e il Ma­te­ra Gre­co. La mu­si­ca di ri­fe­ri­men­to è il jazz, la fi­lo­dif­fu­sio­ne è fis­sa sul ca­na­le jazz da ca­me­ra, però è la can­zo­ne di Va­sco a far­le me­glio in­ter­pre­ta­re lo sgoz­za­men­to del co­ni­glio.

Mondo Sportivo

Morto Giampiero Boniperti, storico presidente della Juventus

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Boniperti è deceduto a Torino per insufficienza cardiaca. Avrebbe compiuto 93 anni. Con la Juve ha vinto tutto da giocatore e da presidente. Il suo rapporto con l'Avvocato
Bienne, 18 Giugno 2021 - Lutto nel mondo del calcio. Nella notte è morto a Torino per una insufficienza cardiaca Giampiero Boniperti, presidente onorario della Juventus, di cui è stato una bandiera prima come calciatore e poi come dirigente. "La Juventus non è solo la squadra del mio cuore. E' il mio cuore", amava dire
Boniperti, che negli ultimi anni si era ritirato a vita privata, avrebbe compiuto 93 anni il prossimo 4 luglio. I funerali si svolgeranno nei prossimi giorni in forma privata per volere della famiglia. ll nome di Boniperti è legato in modo indissolubile alla Juve di cui è stato la bandiera per tutta la vita: prima come giocatore - con primati ripetuti di presenze e gol segnati - e poi come dirigente conducendo il club degli Agnelli (strettissimo il suo rapporto con l'Avvocato) a mietere successi su successi.
Di fatto Boniperti è stato un protagonista indiscusso di tutto il calcio italiano. Celebre il suo atteggiamento sempre schivo ma ironico. Celebre la sua difficoltà di restare in tribuna fino al '90: se ne andava regolarmente alla fine del primo tempo: "Soffro troppo". Indelebili per esempio resteranno le sue battute a distanza col presidente della Roma Dino Viola. Indelebili i giorni che precedevano il derby col Toro. "Il derby - aveva spiegato, da dirigente - mi consuma, amo troppo la Juve e ho così rispetto della Juve che non può essere altrimenti". In campo giocò nella Juve delle meraviglie con Sivori e Charles. Nel 2004 venne inserito nella lista Fifa 100, la lista dei 125 migliori calciatori della storia. Qualche anno dopo, nel 2012, è entrato nella cosiddetta Hall of Fame del calcio italiano tra i dirigenti.
Non è mancata anche una parentesi politica. Boniperti fu anche parlamentare europeo dal 1994 al 1999.
"Conta solo vincere"
"Alla Juve posso fare solo un augurio: continuare a vincere perché, come sapete, rimane sempre l'unica cosa che conta...", aveva raccontato all'Ansa, con una lettera scritta di suo pugno per i suoi novant'anni. Quella frase, "vincere non è importante, è l'unica cosa che conta" è il marchio di fabbrica della Juventus, un mantra e un monito, allo stesso tempo, per chiunque indossi la maglia bianconera. Giampiero Boniperti quella casacca l'ha portata per 444 partite.
Le vittorie
Di vittorie e soddisfazioni alla Juventus ne ha avute tantissime, sul campo, ma soprattutto dietro la scrivania: cinque scudetti da giocatore, nel 'Trio magico' con Charles e Sivori, tutti i trofei possibili, in Italia e nel mondo, nel suo ventennio da presidente.
La carriera
Nel club bianconero era arrivato a 17 anni, pagato 60mila lire fifty fifty tra la squadra del suo paese, Barengo (Novara), e il Momo che l'aveva tesserato. Ne è uscito 48 anni dopo, quando ha lasciato la presidenza effettiva della Juventus. È stato presidente dal '71 al '90 e poi, quando fu richiamato dalla famiglia Agnelli, amministratore delegato dal '91 al '94. Dal 2006 era presidente onorario.
Con i giocatori
Era, il suo, un altro calcio. E lo si ricava anche dal rapporto con i giocatori della Juve. Con i giocatori aveva sempre il coltello dalla parte del manico. Dopo il Mundial vinto dall'Italia nell'82 in Spagna, aveva messo fuori rosa, perché avevano chiesto un aumento, nientemeno che Paolo Rossi, Tardelli e Gentile. Una settimana di stop, un'amichevole saltata, prima di essere nuovamente ricevuti da Boniperti, e di firmare il contratto, con la concessione di un piccolo ritocco.
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Alessandro Del Piero e Giampiero Boniperti
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Giampiero Boniperti

(Non) Buono a sapersi

15 anni di carcere al cannibale di Ventas, che mangiò la madre

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Si è nutrito dei pezzi del corpo della madre dandone anche da mangiare alcuni al cane di casa. Una parte dei resti umani è stata invece “inscatolata” dall’imputato, che ha appunto riposto quelle membra in diversi contenitori di plastica nel frigorifero.
Bienne, 16 Giugno 2021 - In Spagna un uomo è stato condannato a 15 anni e 5 mesi di prigione per aver aver ucciso sua madre di 69 anni, strangolandola e poi mangiandola in parte. La sentenza è stata emessa dal tribunale di Madrid. Soprannominato il "cannibale di Ventas", quartiere della capitale spagnola dove sono avvenuti i fatti fra il 21 gennaio e il 21 febbraio 2019,
Albert S.G., è stato condannato per "omicidio con la circostanza aggravata di un legame di parentela", ha precisato il tribunale. Dopo lo strangolamento nell'appartamento in cui viveva con la madre, l'uomo ha trascinato il corpo nella sua camera per tagliarlo a pezzi con una sega e due coltelli da cucina "con l'intento di farla sparire", ha scritto la procura nell'atto di accusa. "Una volta tagliata la madre a pezzi, l'accusato si è cibato occasionalmente dei resti del cadavere e ha conservato alcune parti in contenitori di plastica e nel frigorifero", hanno aggiunto i pm. I giudici hanno stabilito che l'uomo "era in possesso delle sue facoltà mentali al momento dei fatti".
Sin dall’inizio del processo, il ragazzo ha ammesso agli inquirenti di essere soltanto lui il responsabile dell’omicidio e dello scempio del cadavere della donna. In base al racconto del ragazzo e alle ricostruzioni fatte dagli investigatori, il 28enne spagnolo ha strangolato la madre mentre lei stava preparando la colazione nella loro casa di Ventas, quartiere madrileno. L’assassino ha quindi smembrato il corpo della vittima con l’aiuto di una sega da falegname e di due coltelli da cucina. In seguito, Alberto, per quasi quindici giorni, si è nutrito dei pezzi del corpo della madre, Maria Soledad, dandone anche da mangiare alcuni al cane di casa. Una parte dei resti umani della 69enne è stata invece “inscatolata” dall’imputato, che ha appunto riposto quelle membra in diversi contenitori di plastica nel frigorifero. Altri pezzi ancora del cadavere della malcapitata sono stati invece gettati dall’assassino nella spazzatura.
Le testate spagnole hanno finora evidenziato il grave stato di salute psico-fisica dell’indagato, rimarcando soprattutto la sua pressoché totale incapacità di parlare in maniera chiara e lineare. Tali difficoltà enormi nel linguaggio, precisano gli stessi organi di informazione, sarebbero dovute principalmente alle medicine somministrate finora al cannibale per curare i suoi disturbi mentali.
L’assassino soffriva infatti da tempo di schizofrenia e della dipendenza da alcol e da hashish. La malattia mentale dell’imputato è stata sottolineata con forza dai giornali spagnoli mediante la rivelazione del fatto che, in una recente udienza del processo al 28enne, Alberto avrebbe confessato di “avere sentito voci nella sua testa che gli ordinavano di uccidere sua madre”.

l nuovo singolo di Davide Zilli il video “Italiano all'estero”

Bienne, 13 Giugno 2021 - E’ online dai primi di giugno il video di “Italiano all'estero”, nuovo singolo del pianista-professore e cantautore Davide Zilli, uscito il 6 maggio (Cosmica/Freecom) che anticipa l’album di prossima uscita per Cosmica, l’etichetta di Daniele Bengi Benati dei Ridillo. Il video, con il soggetto di Zilli e il montaggio di Lorenzo Bresolin, lanciato in anteprima da Turistipercaso.it, è una carrellata di connazionali in giro per il mondo che per mesi si sono filmati, ognuno dal proprio paese d’adozione, cantando, ballando e aprendo una finestra sulla propria vita oltreconfine. Infatti il brano, a tutto swing, parte dalla “fuga dei cervelli” dal nostro Paese per allargarsi in generale a tutti gli italiani che per lavoro o amore scelgono di andare all’estero, tra entusiasmi, delusioni e spirito di adattamento.
“Gli italiani sono ancora un popolo di emigranti: chi per lavoro, chi per amore, chi per caso – ha commentato Davide Zilli – Allora ho raccolto i loro video dove hanno cantato, ballato e costruito un grande puzzle a tempo di swing, ognuno con la propria storia. I protagonisti di questo video vivono in America, Europa, Africa, Asia, Oceania. Sono ingegneri, artisti, grafici, studenti”.
Davide Zilli 
Professore di Italiano al mattino, pianista-cantautore di sera, Davide Zilli si è esibito in tutta Italia e all’estero, collaborando spesso col mondo del cabaret. Premiato in vari concorsi (vincitore di Musicultura 2018), ha pubblicato due album, “Coinquilini” e “Il congiuntivo se ne va”, mentre il terzo album è in arrivo prossimamente. La sua musica miscela pop e jazz nelle forme più varie, seguendo una linea che va dalla canzone italiana più obliqua e stralunata (Conte, Jannacci) fino ad Elvis Costello e Randy Newman.
 

La Foto del Giorno

di Maurizio Colella - Bienne

Buona settimana. Se avete bisogno di me, telefonate. Sono sempre a vostra disposizione. Mamma che caldo  
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Un pensiero particolare

Ai nostri amici: chi è solo, chi soffre, ai malati, agli emarginati, ai dimenticati, ai discriminati e tutte quelle persone che non vediamo. Che possano trovare un po' di calore umano tra le braccia di chi l'incontra lungo la strada chiamata vita!
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Ai dimenticati, a chi ha lottato per tutta la vita contro la sorte ed oggi lotta contro l’indifferenza. A chi ha perso il treno giusto e la vita non gli ha concesso una seconda possibilità. A chi non ha nessun posto dove andare, nessuno da abbracciare e nessuno con cui parlare. A chi  chiude la porta al mondo e in silenzio piange la sua solitudine, sperando solo che tutto passi in fretta. Perché vedere gli altri felici fa male, quando sai che anche tu meriteresti un briciolo di felicità. Chi si ricorderà di queste persone, con un gesto, una parola, un abbraccio o un invito a sorpresa accenderà la luce nei loro occhi. Chi crede alla famiglia ha il dovere di pensare anche a chi non ha famiglia.

Rassegna stampa

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