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​​​​​​​Direttore: Pasquale Sacino - Redazione: Mettstr. 75 - 2504 Bienne - Telefono: 032 345 20 24 - rinascita@bluewin.ch​​​​​​​
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INSIEME SI MIGLIORA IL PRESENTE
E SI COSTRUISCE UN FUTURO MIGLIORE ​​​​​​​

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Parmelin invita ad osservare un minuto di silenzio il 5 marzo

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Il presidente della Confederazione intende ricordare le quasi 9.300 vittime del coronavirus in Svizzera
Bienne, 28 Febbraio 2021 -  Il presidente della Confederazione Guy Parmelin invita la popolazione a osservare un minuto di silenzio il 5 marzo a mezzogiorno, per ricordare le quasi 9.300 persone morte in Svizzera in seguito all’epidemia di coronavirus.
Il governo non vuole organizzare una cerimonia commemorativa. «Non è il momento giusto», soprattutto per ragioni epidemiologiche e di sicurezza, ha affermato Parmelin in un’intervista al telegiornale serale della televisione romanda RTS. Verrà comunque chiesto di rimanere in raccoglimento venerdì, a un anno dal primo decesso registrato nella Confederazione.
«Tutti conoscono qualcuno che è stato malato o che ha perso una persona cara: questo permetterà una riflessione su questa pandemia, in tutta semplicità», ha detto il ministro dell’economia. Stando al SonntagsBlick le chiese nazionali stanno preparando un giorno di commemorazione durante il periodo pasquale. I dettagli sarebbero ancora in fase di elaborazione.

Tre miliardi di franchi nascosti

Bienne, 28 Febbraio 2021 - Circa 5'300 contribuenti svizzeri si sono autodenunciati al fisco lo scorso anno.  Oltre tre miliardi di franchi non dichiarati sono stati annunciati al fisco lo scorso anno. Circa 5'300 contribuenti si sono autodenunciati, secondo la NZZ am Sonntag, che ha interrogato i servizi cantonali delle imposte. Grazie a questi fondi supplementari riemersi, nelle casse cantonali sono entrati 400 milioni di franchi in più nel 2020. Il numero di autodenunce, che era aumentato con lo scambio automatico delle informazioni fiscali si è stabilizzato rispetto all’anno precedente.

Parmelin e Keller-Sutter: non siamo una dittatura

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Il presidente Guy Parmelin e la consigliera federale Karin Keller-Sutter
Bienne, 27 Febbraio 2021 - Il presidente della Confederazione Guy Parmelin e la consigliera federale Karin Keller-Sutter respingono l'accusa lanciata dall'UDC, che nell'ambito della lotta alla pandemia ha parlato dell'instaurazione di una dittatura guidata dal ministro della sanità Alain Berset.
"Il popolo ha l'ultima parola in Svizzera", ha affermato Parmelin in un'intervista rilasciata insieme alla collega di esecutivo ai giornalisti del gruppo CH Media. "La forza della Svizzera sta nelle sue istituzioni", gli ha fatto eco Keller-Sutter. Se si parla male delle istituzioni e le si destabilizza, si minaccia il sistema elvetico, ha aggiunto Parmelin. Questo "è pericoloso". Il ministro dell'economia ritiene anche che il paese stia facendo progressi sul fronte delle vaccinazioni. "L'immunità sta aumentando e questo aiuta la gente e l'economia". A suo avviso la Confederazione e i cantoni fanno tutto il possibile per garantire sostegno economico, con strumenti come le indennità per lavoro ridotto e i versamenti per i cosiddetti casi di rigore.
Sul tema della dittatura si è espressa anche la copresidente del partito socialista Mattea Meyer, secondo la quale l'UDC con tali affermazioni sta dando agli oppositori delle restrizioni una scusa per abbracciare la violenza. "È una seria minaccia alla nostra democrazia", afferma la consigliera nazionale zurighese un'intervista alla testata Tamedia. Contro una vera dittatura la resistenza violenta è infatti autorizzata e necessaria.
Per Meyer il paragone è indegno per i milioni di persone che vivono realmente in una dittatura. A suo avviso comunque la questione del ruolo dell'UDC deve essere affrontata più tardi: la cosa più importante al momento è superare la crisi come società. "Non possiamo farlo divisi, ma solo insieme". La 33enne critica anche i cantoni - come il Ticino - che hanno lasciato aperte le terrazze dei ristoranti nelle stazioni sciistiche nonostante il divieto del Consiglio federale, dicendosi sorpresa che i governi cantonali eletti non rispettino le norme federali. "Coloro che ignorano i divieti silurano le misure prese per migliorare la situazione sanitaria", ha detto.

Covid, in 800 manifestano a Neuchâtel contro le restrizioni

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Molti i partecipanti sprovvisti di mascherina. "Libertà", "toglietevi le maschere" e "basta così" gli slogan più gettonati
Bienne, 27 Febbraio 2021 -  Circa 800 persone hanno preso parte a una manifestazione contro le restrizioni legate al Covid-19 oggi a Neuchâtel. Due settimane fa, si era già svolta una protesta simile. La dimostrazione era autorizzata dalla polizia, ma molti partecipanti non indossavano mascherine protettive. Sugli striscioni si potevamo leggere slogan come "toglietevi le maschere", "libertà" o "basta così".
Una prima manifestazione a sostegno dei ristoratori si era svolta il 9 gennaio a Neuchâtel con circa 500 persone. Nel corso della seconda, il 13 febbraio, era stata richiesta la riapertura dei luoghi pubblici (negozi, ristoranti, luoghi di cultura) il primo marzo. Quel giorno avevano manifestato in Svizzera anche i circoli culturali con lo slogan "niente cultura, niente futuro". Dopo la decisione del Consiglio federale di mantenere chiusi bar e ristoranti, i gestori hanno deciso di manifestare di nuovo oggi. Oltre alla riapertura dei loro locali, hanno chiesto maggiore sostegno finanziario per sopravvivere alla crisi.

Commissione: si aprano i ristoranti dal 22 marzo!

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Gli altri argomenti riguardano il sostegno alla cultura, la protezione delle aziende svizzere e l'autonomia da concedere ai Cantoni in buona situazione
Bienne, 27 Febbraio 2021 - I ristoranti, chiusi da dicembre a causa della pandemia da coronavirus dovranno riaprire il prossimo 22 marzo: la Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio Nazionale (CET-N), con 12 voti contro 11 e 1 astensione, raccomanda alla sua Camera di accogliere una modifica in questo senso della legge Covid-19 suggerita dalla Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Nazionale (Csss-n).
Oltre alle aperture menzionate a partire dal 22 marzo 2021, la regola delle riunioni con un massimo di 5 persone dovrà essere abrogata anche per gli spazi chiusi; l'utilizzo delle terrazze per il take-away dovrà essere consentito e occorre una pianificazione sicura per i grandi eventi culturali e sportivi. La maggioranza della CET-N ritiene che la situazione epidemiologica del paese consenta la riapertura di bar e ristoranti: "non è responsabile tenere ulteriormente sulle spine la vita sociale ed economica", si precisa in una nota. Una minoranza propone di respingere queste disposizioni ritenendo che esse impedirebbero al Consiglio federale di reagire in modo flessibile all'evolvere della pandemia.
Sostegno alla cultura
Con 17 voti contro 6 e 2 astensioni la Commissione ha approvato una lettera indirizzata al Consiglio federale che lo invita a modificare le direttive relative al Fondo Suisseculture Sociale e l'ordinanza Covid-19 cultura in modo da consentire un sostegno immediato e adeguato dei bisogni degli operatori culturali nella situazione di crisi. Con 14 voti contro 9 e 1 astensione, la Commissione ha pure deciso di trasmettere al governo una dichiarazione del Consiglio nazionale che lo invita ad adeguare la sua strategia e a intraprendere ulteriori allentamenti. Un maggior numero di test e una buona campagna vaccinale dovranno permettere di aumentare le aperture e di diminuire i divieti. Sempre con 14 voti contro 9 e 1 astensione la Commissione propone una disposizione che autorizza il Consiglio federale a ordinare misure quali la chiusura di infrastrutture pubbliche o l'obbligo del telelavoro in casi eccezionali motivati per al massimo 90 giorni.
Autonomia ai cantoni in buona situazione
Con 15 voti contro 10 la Commissione propone una nuova disposizione secondo la quale il Consiglio federale può concedere ai cantoni che presentano un'evoluzione epidemiologica positiva e una buona strategia vaccinale e in materia di test agevolazioni rispetto alle misure restrittive. Riguardo all'assicurazione contro la disoccupazione, la proposta del Consiglio federale di aumentare di 66 giorni il numero massimo delle indennità giornaliere non solleva contestazioni. Per quanto concerne la disoccupazione parziale la Commissione auspica, con 17 voti contro 7, che il disciplinamento applicabile ai redditi modesti sia prorogato non fino alla fine del mese di giugno 2021, come proposto dalla Commissione omologa del Consiglio degli Stati, bensì fino a fine dicembre 2021. In materia di aperture domenicali dei negozi la CET-N si è allineata, con 15 voti contro 10, alla proposta della Commissione omologa del Consiglio degli Stati di permettere ai cantoni di fissare nel 2021 e nel 2022 un numero massimo di 12 domeniche all'anno.
Proteggere le aziende elvetiche
Al fine di evitare che imprese o privati stranieri agiati possano sfruttare le difficoltà finanziarie delle aziende elvetiche acquistando a prezzi bassi gli immobili di queste ultime, la Commissione ha pure approvato, con 13 voti contro 11 e 1 astensione, una proposta intesa a modificare la Lex Koller in modo da sottoporre ad autorizzazione simili acquisti fino a due anni dopo la fine della situazione particolare o straordinaria ai sensi della legge sulle epidemie. Con 14 voti contro 9 la Commissione propone infine di sancire in un nuovo articolo che, per ricevere i contributi finanziari della Confederazione, sia necessario produrre una prova dettagliata delle perdite finanziarie subite. In particolare la Confederazione non fornisce alcun contributo finanziario al reddito di base cantonale.

Ristoranti aperti ma solo come mense

Bienne, 25 Febbraio 2021 - I ristoranti possono aprire a mezzogiorno come mense aziendali. Lo indica oggi l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) che ha informato i Cantoni sulle condizioni da rispettare per autorizzare tale ritrovi pubblici a servire pasti a pranzo.
L'accesso ai ristoranti - che sarà possibile dalle 11.00 alle 14.00 - va riservato esclusivamente ai lavoratori del settore agricolo ed edile, nonché agli artigiani e a chi esegue lavori di montaggio. I datori di lavoro devono annunciare preventivamente i loro dipendenti e nei locali vige l'obbligo della mascherina, tranne quando si è seduti al tavolo. Devono essere rispettate le regole di distanziamento e anche registrati i dati di contatto di tutti i presenti.
La richiesta di aprire i ristoranti a mezzogiorno come mense era stata formulata a inizio mese dalla Commissione dell'economia del Consiglio nazionale (CET-N). Il disciplinamento è stato elaborato dall'UFSP d'intesa con le parti sociali. I Cantoni che intendono autorizzare l'apertura possono disciplinare la materia con una decisione generale indirizzata alle strutture della ristorazione.
In una nota, il sindacato Syna ricorda di aver richiamato l'attenzione sulla questione dei pasti nell'edilizia sin dall'inizio del semi-confinamento. Gli operai che lavorano nei grandi cantieri possono generalmente consumare pasti in locali riscaldati messi a disposizione dal datore di lavoro. Ben diverso in discorso nel settore delle installazioni e finiture: elettricisti e pittori per mangiare devono rifugiarsi in gelidi scantinati ghiacciati attorno a stufette elettriche.

Berna anticipa le prossime riaperture e dà respiro ai giovani

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Accolte le richieste dei cantoni di anticipare al 22 marzo i prossimi allentamenti. Ok a sport e cultura per i giovani fino a 20 anni senza pubblico
Bienne, 24 Febbraio 2021 - Il Consiglio federale conferma le riaperture dal 1° marzo messe in consultazione mercoledi scorso: a riaprire i battenti saranno dunque tutti i negozi, con un numero di clienti presenti contemporaneamente all'interno limitato, così come i musei e le sale di lettura di archivi e biblioteche, le aree esterne di strutture ricreative e per il tempo libero, come giardini zoologici e botanici e parchi divertimento, e gli impianti sportivi all’aperto, quali piste di pattinaggio, campi da tennis e da calcio o stadi di atletica leggera, potranno riaprire i battenti. In tutte le strutture, oltre a limitazioni della capienza, si applicherà l’obbligo della mascherina o del distanziamento.
In più, il Consiglio federale ha deciso per ulteriori allentamenti per le competizioni sportive e le attività culturali, come i concerti, per i giovani fino a 20 anni, innalzando dunque il limite di 16 anni ipotizzato in precedenza, ma a condizione che si svolgano senza pubblico. Sono inoltre nuovamente consentite le attività di canto dei cori di bambini e ragazzi e le attività di animazione socioculturale giovanile.
Quanto alle tappe dei prossimi allentamenti Berna ha accolto le richieste dei cantoni di anticipare la data delle prossime riaperture al 22 marzo.
Gli allentamenti ipotizzabili per quella data riguardano, fra l’altro, le manifestazioni culturali e sportive in presenza di pubblico in spazi circoscritti, l’obbligo del telelavoro, la pratica dello sport in locali al chiuso e la riapertura delle terrazze dei ristoranti. Per valutarne la fattibilità, il Consiglio federale si baserà su una serie di indicatori: il tasso di positività, che deve restare al di sotto del 5 per cento; l’occupazione dei letti nei reparti di terapia intensiva con pazienti Covid-19, che non deve superare le 250 unità; il numero di riproduzione medio negli ultimi sette giorni, che deve restare inferiore a 1 e, da ultimo, l’incidenza della malattia calcolata su 14 giorni che, il 17 marzo, non dovrà superare il valore del 1° marzo, giorno delle prime riaperture. Tali prossime riaperture saranno messe in consultazione dei Cantoni a partire dal 12 marzo in vista della decisione del Consiglio federale il 19 marzo.
Infine, se la situazione epidemiologica nelle prossime settimane evolvesse in modo positivo, il Consiglio federale potrebbe prendere in considerazione l'idea di consentire la riapertura dei locali al chiuso dei ristoranti, la ripresa di altre attività al chiuso e il ritorno all’insegnamento presenziale nelle scuole universitarie. Altri provvedimenti adottati a livello nazionale il 18 dicembre 2020 e il 13 gennaio 2021 sono prorogati di un mese fino alla fine di marzo 2021.
'Capiamo insoddisfazione ma occorre prudenza'
Guy Parmelin:
«Capiamo l'insoddisfazione di molti per le riaperture graduali, ma il nostro approccio conta anche sull'approvazione di tanti. Non possiamo ignorare l'avanzare delle varianti del virus, anche i paesi intorno a noi si trovano nella stessa situazione. Il Consiglio federale valuta costantemente la situazione epidemiologica e la situazione finanziaria federale e dei cantoni. Il Consiglio federale non è indifferente alle critiche, valuta la situazione in base a fatti definiti e applica correttivi se necessario. Oggi è ancora necessario portare avanti uno sforzo comune per una riapertura graduale, l'impazienza che hanno tanti è comprensibile, tutti abbiamo voglia di riprendere quanto prima una vita normale, ma ci avviciniamo passo dopo passo. Avanzano le vaccinazioni, si moltiplicano i test e quindi bisogna ancora proseguire con prudenza. Dobbiamo rimanere solidali e rispettare costantemente quanto prescritto per minimizzare le conseguenze della pandemia. In questa situazione non c'è una decisione giusta o sbagliata ma solo passi controllati. Governare vuol dire prendere decisioni politiche in scienza e coscienza per il benessere della popolazione, e dunque vuol dire anche esporsi a delle critiche. Nel corso dei prossimi mesi dovremo prendere altre decisioni difficili, e dobbiamo affrontare tutti insieme queste difficoltà»
'Restiamo ottimisti, ma non andiamo avanti ad occhi chiusi'
Alain Berset
: «Restiamo ottimisti, siamo convinti che l'apertura dal 1° di marzo sia  ragionevole ma auspicabile. Il Consiglio federale prende i rischi che richiede ragionevoli e adeguati alla situazione attuale, il nostro obiettivo è tornare prima possibile alla normalità ma senza perdere il controllo della situazione. Andiamo avanti osservando la situazione epidemiologica, non a occhi chiusi. Abbiamo cifre che evolvono al ribasso e che ora sono giunte al punto minimo. Non sappiamo se è un'inversione di tendenza, ci auguriamo di no. Osserviamo molto attentamente l'evoluzione, che corrisponde all'evoluzione delle varianti che è attualmente al 60% dei casi positivi. Fortunatamente non abbiamo ripercussioni sui ricoveri e sui decessi, la campagna vaccinale è in corso e le prospettive sono buone. Siamo in una fase delicata, tutti avevano capito che l'inverno 2020-2021 sarebbe stato una fase complicata».

Direttrice Omc presentata come "nonna". Monta la protesta

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Il termine era stato utilizzato lo scorso 9 febbraio da alcuni quotidiani nazionali di lingua tedesca
Bienne, 27 Febbraio 2021 - Monta ulteriormente la protesta nella Ginevra internazionale contro il titolo ritenuto sessista di un articolo delle testate CH Media che vedeva interessata la futura direttrice dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc), Ngozi Okonjo-Iweala.
Un gruppo di 120 diplomatici - ambasciatori e vice ambasciatori, come pure alti funzionari di organizzazioni internazionali - hanno sottoscritto una lettera all'editore per lamentarsi. "Ritenete che la presentazione di personalità internazionali in termini piuttosto peggiorativi e degradanti sia un utile supporto alla politica di grande impegno della Svizzera?", si legge nella missiva, di cui Keystone-ATS ha preso conoscenza.
Il 9 febbraio diversi quotidiani di lingua tedesca appartenenti al gruppo CH Media - tra cui l'Aargauer Zeitung e la Luzerner Zeitung - avevano titolato "Questa nonna sarà a capo dell'Omc" (Diese Grossmutter wird neue Cheffin der Welthadelsorganisation). L'idea di presentare Ngozi - ex ministra delle finanze della Nigeria e dal primo marzo alla testa della WTO - come una semplice nonna aveva suscitato vivaci critiche. Il gruppo mediatico si era rapidamente scusato e aveva assicurato che il testo non aveva alcun intento sessista o razzista.

Il test per il coronavirus e i siti che tengono traccia del contagio

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Sbarchi in aumento, ma cambio di passo con Draghi non c’è traccia

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Luciana Lamorgese ministra dell'interno
Bienne, 27 Febbraio 2021 - Recovery Plan, piano vaccini, ristori, contenimento e possibili riaperture, sono questi i temi più caldi sulla scrivania del neo premier Mario Draghi che dovrà faticare e non poco per portare a casa buoni ‘risultati’. In secondo piano, un pò dimenticato da tutti, è il tema degli sbarchi di immigrati irregolari, argomento da sempre al centro del dibattito politico ma ora messo in cantina dalla pandemia e dai relativi aspetti. Nel suo discorso programmatico esposto al Senato, il presidente del Consiglio ha però toccato il tema, ricordando quanto sia importante una politica comune europea di rimpatrio dei non aventi diritto alla protezione internazionale.
Un buon auspicio, soprattutto per Matteo Salvini, che ha fatto della lotta all’immigrazione clandestina e dei rimpatri il suo punto di forza. Compito sicuramente non facile quello di controllare le frontiere, sopratutto con la conferma del ministro dell’interno Luciana Lamorgese, che non si è certo distinta in tema immigrazione, quanto piuttosto per aver smantellato i decreti sicurezza voluti da Salvini quando era al Viminale nel Governo Conte 1.
I dati che leggiamo in questi giorni fanno rabbrividire: da gennaio ad oggi i clandestini sbarcati sulle nostre coste sono stati 4.157, un incremento del 77 per cento rispetto al 2020. Da giorni le nostre coste sono oggetto di ripetuti sbarchi, a ritmi che somigliano a quelli estivi. Ma in questo periodo, alla già difficile gestione dello smistamento degli immigrati all’interno del territorio nazionale, si aggiunge l’emergenza sanitaria: dei 320 migranti sbarcati pochi giorni fa a Porto Empedocle, per esempio, una cinquantina è risultato positivo al Covid-19. Un dato da non sottovalutare che si va ad aggiungere ad episodi analoghi già avvenuti in precedenza.
“Sarà un anno caldo con sbarchi e virus da gestire”, osserva il ministro Lamorgese. Parole che non ci fanno ben sperare, visto il suo operato dell’ultimo anno. La sua conferma indica anche in questo ambito, come nella sanità, una continuità non certo confortante.
L’autorevolezza di Draghi nelle sedi europee e la presenza della Lega al governo ci fanno sperare, cautamente, in un cambio di passo, di cui però fino ad oggi non c’è traccia, come indicano le notizie di questi giorni. Attendiamo ‘fiduciosi’.

Ora la sfida è governare restando primo partito
Perché la Lega non poteva dire no a Draghi

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Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini
Bienne, 27 Febbraio 2021 - L’ingresso della Lega-Salvini Premier nel governo Draghi ha messo a soqquadro la politica italiana. Non molti si aspettavano una simile mossa da parte di Matteo Salvini. Tra questi sicuramente non c’erano i leader dell’ormai defunto governo giallorossorosa, e, forse, nemmeno alcuni esponenti di spicco del centro-destra. Salvini ha sparigliato, correndo un rischio non da poco. Si è appellato al motto anglosassone my country first, l’unica etichetta a cui deve appellarsi un partito che da due anni è primo nelle preferenze di voto degli italiani per compiere una scelta così controversa.
In questa legislatura si sta scontando sin dall’inizio lo sfarinamento del partito di maggioranza relativa in Parlamento, il Movimento 5 Stelle, e l’assurgere della Lega come nuovo baricentro del sistema politico italiano. Una novità che è stata suggellata dalle elezioni europee, dalle regionali – la Lega e il centrodestra governano 14 regioni su 20, come ha ricordato lo stesso Salvini uscendo dal Quirinale – e da tutti i sondaggi di opinione che continuano a premiare il Carroccio. Poteva il primo partito italiano restare fuori dal governo Draghi, dalla stesura del Recovery Fund, da un momento epocale per la vita pubblica italiana determinato dalla pandemia e dal successivo piano vaccini? La risposta è semplice: no.
Vi sono altre ragioni che hanno determinato la scelta della Lega. Seppure forza di governo dal 1994 e alla guida delle due principali regioni del nord da anni, la Lega salviniana scontava una conventio ad excludendum all’interno dell’arco costituzionale, ben dimostrata dalle modalità di caduta del primo esecutivo di Giuseppe Conte e dalla nascita del Conte bis, sponsorizzato da Bruxelles e dal Quirinale. Quirinale che si è mosso anche in questa occasione, apprezzando lo spirito di responsabilità con cui Salvini ha dato il suo placet alla nascita del governo Draghi.
La fine della presidenza Trump negli Stati Uniti ha causato un terremoto nella politica italiana. Alcuni partiti possono vantare un rapporto molto stretto con Joe Biden e con i Democratici, altri si sono ritrovati senza un appoggio in politica estera. Non è un caso che Giancarlo Giorgetti si sia subito espresso per una rinnovata amicizia tra Italia e Usa non appena è stata annunciata la vittoria di Biden. I rapporti internazionali di una nazione vanno oltre la politica. Perdendo il riferimento trumpiano – ma attenzione: ci sono 74 milioni di voti a dimostrare che il trumpismo è tutt’altro che tramontato – la Lega ha dovuto cambiare passo e trovare nuove alleanze transnazionali. L’appartenenza al gruppo di Identità a Democrazia al Parlamento europeo non consente a chi ambisce a essere Partito della Nazione di giocare un ruolo decisivo negli schemi della politica europea. Così Salvini ha dato l’ok all’approvazione del piano Next Generation EU da parte dei suoi europarlamentari, marcando il primo atto di quello che, verosimilmente, sarà il distaccamento della Lega dal gruppo e il suo avvicinamento al Partito Popolare Europeo, il gruppo che più conta nelle dinamiche bruxellesi (attenzione: avvicinamento non significa per forza adesione).
La scelta diversa della Lega rispetto a Fratelli d’Italia si può spiegare però anche con la distribuzione del consenso e degli eletti a livello regionale. Rappresentando le due regioni più produttive del Paese, Salvini non poteva restare a guardare un Pd e un Movimento 5 Stelle – due partiti piuttosto freddi rispetto alle esigenze del mondo dell’impresa e del lavoro autonomo – stabilire la ripartizione dei fondi del PNRR. Draghi è il garante di una ripresa economica che la Lega vuole sfruttare per rinsaldare i rapporti con alcuni settori che rappresentano le sue constituencies di riferimento. Con Massimo Garavaglia al neonato Ministero del turismo e Giancarlo Giorgetti alle Attività produttive i leghisti presidiano due dicasteri-chiave per la riapertura del Paese.
Sia Garavaglia che Giorgetti sono politici navigati che hanno già avuto importanti incarichi nel governo gialloblu del 2018-2019, rispettivamente come viceministro dell’Economia e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Giorgetti al Mise potrà anche dare corso a un nuovo assetto economico per l’Italia, ricalibrando la Golden Share, e definendo un nuovo perimetro per l’attività dello Stato in un tempo in cui, anche sulle maggiori riviste anglosassoni come ad esempio l’Economist, il dibattito tra neo-statalisti e post-liberisti sta occupando buona parte delle discussioni sul tema. Le prime uscite e i primi incontri del neo ministro sembrano tutti andare in questa direzione.
Naturalmente, le rose del governo Draghi sono anche piene di spine per la Lega. Il timore di perdere consenso in favore di FdI sarà controbilanciato dall’ingresso nel governo e dall’accettazione del nuovo corso salviniano nella Roma che conta e a Bruxelles? Non dimentichiamoci che in Italia chi governa ha sempre perso le elezioni. Trovare il giusto equilibrio tra Lega di lotta e Lega di governo non sarà facile. Il partito poi è vittima del suo stesso successo. Solo qualche anno fa la Lega era un partito single-issue (il nord) e il passaggio da quello a un partito-contenitore catch-all liberal-conservatore presente in tutte le regioni è avvenuto con una velocità sbalorditiva.
Non è facile adattare le strutture e il personale di un movimento che aveva il 4 per cento a quelle di un movimento che è diventato il primo partito di centrodestra nel 2018 e ha raggiunto il 34 per cento alle elezioni europee dell’anno dopo. Per restare il primo partito d’Italia la Lega deve differenziarsi all’interno dell’esecutivo Draghi, continuare a insistere sul “ritorno alla vita” – come ha fatto ieri Salvini dopo l’incontro a Palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio – e mantenere un po’ di quel revanscismo contro l’establishment che ha sempre contrassegnato il suo percorso sin dai tempi di Umberto Bossi.
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Nessuno si chiede perché siamo stati costretti a partire?

Italiani nel Mondo/Regioni, Associazioni

Dante 700, al via le celebrazioni a Berna con l’Ambasciata

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Bienne, 26 Febbraio 2021 - L’Ambasciata d’Italia a Berna, in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia Zurigo, il Consolato Generale d’Italia Lugano, il Consolato Generale d’Italia Ginevra, il Consolato d’Italia Basilea e l’Istituto Italiano di Cultura Zurigo, ha annunciato in queste ore l’apertura degli incontri sulle celebrazioni dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, con “Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”, una mostra personale di Elena Bellantoni che verrà introdotta dall’Ambasciatore Silvio Mignano e dal curatore Antonello Tolve, che verrà inaugurata il prossimo 4 marzo, alle ore 18.30, in diretta Facebook, sulla pagina dell’ambasciata, con la proiezione dei video “The fox and the Wolf: Struggle for Power” (2014), “Maremoto” (2016), “The Beauty and the Beast” (2017) e “Corpomorto” (2020).
Attenta da sempre alle varie dinamiche linguistiche del panorama culturale non solo moderno e contemporaneo, come attesta lo stupefacente lavoro svolto a Capo Horn (nella Patagonia Cilena) dove l’artista ha lavorato con l’abuela Cristina Calderon (una donna dichiarata patrimonio umanitario dall’UNESCO nel 2006), ultima di una stirpe antichissima (gli Yegan) nativa della Terra del Fuoco, per creare un piccolo vocabolario e dunque preservare alcuni lineamenti di una cultura millenaria, Elena Bellantoni pone al centro dell’attenzione un percorso investigativo tra i vari tessuti linguistici – smontati, decriptati, destrutturati, allusivi, di costume – che spesso sfuggono alla ragione e che, a vario titolo, disegnano le dinamiche umane, plasmano il corpo sociale, modellano le trame del mondo, i sui miracoli, i suoi traumi.
Riprendendo le parole che Virgilio rivolge a Catone l’Uticense (Purgatorio, I, v. 71), personaggio storico che morì suicida a Utica dopo la sconfitta nella battaglia di Tapso (46 a.C.) e che nel medioevo cristiano diventa simbolo supremo (difensore indefesso) di libertà politiche e repubblicane al punto di sacrificare la propria vita (forse per queste ragioni Dante lo descrive come un personaggio biblico e lo fa custode del Purgatorio), l’artista propone oggi un progetto speciale sul potere della parola e del linguaggio in generale che, per dirla con Lacan, “si costituisce in funzione dell’Altro”. La mostra è un momento di proiezione e di riflessione sulle varie derive di un lessico inteso come spazio imperfetto dell’interpersonalità, come ambiente in cui si consuma tutta l’ipocrisia di una libertà che è solo “tentazione e illusione” (Blanchot). Si tratta di un percorso con cui Bellantoni invita a ragionare sull’ambivalenza tra potere e codice espressivo (in alcuni casi è la stessa artista a farsi scrittura), dove l’interlocutore è l’altro illusorio, il proprio doppio simmetrico, il simile che si incontra o la propria immagine allo specchio, luogo delle identificazioni immaginarie.
Fil rouge che unisce i quattro video, è dunque il rapporto che l’artista instaura con il linguaggio inteso appunto come territorio dell’autorità, del comando, della potenza da cui svincolarsi per creare un dispositivo pensante (per mettere in crisi l’orizzonte stesso della crisi) capace di rompere tutti quei piccoli giochetti che sono solo sfoggio di convenzionalità e di codificazioni, di mediocrità, di ovvietà, di piattezza retorica, di superficialità, di vetrinizzazione.
Il giorno 18 marzo, in occasione della conferenza “Alla ricerca della lingua perfetta”, l’artista sarà presente per un dibattito aperto con il pubblico.

Costituita la Consulta regionale dei calabresi nel mondo

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Il presidente della Giunta regionale e della Consulta Nino Spirlì
Bienne, 23 Febbraio 2021 - La Regione Calabria: con il Decreto n. 4  a firma del presidente della Giunta Nino Spirlì è stata costituita la Consulta dei calabresi nel mondo.
Sarà lo stesso presidente della Giunta a presiedere l’organismo, composto da rappresentanti proposti dalle associazioni e indicati dai cittadini calabresi residenti all’estero. La Consulta, come evidenziato dalla Regione, avrà il compito di collegare le istituzioni regionali con i calabresi nel mondo, promuovendo investimenti, collaborazioni e scambi di carattere culturale, turistico e commerciale. Da rilevare anche la presenza dei giovani residenti all’estero. La Consulta dei calabresi nel mondo è stata istituita dalla legge regionale 8 del 2018 in materia di relazioni tra la Regione Calabria, i calabresi nel mondo e le loro comunità e trae origine dalle designazioni di associazioni, federazioni e confederazioni.
Componenti
  • 1) Presidente Nino Spirlì;
  • 2) Rappresentante proposto dalle associazioni con sede in Calabria, iscritte nel registro di cui all’art.11: Maria Concetta Loscrì;
  • 3) Rappresentanti indicati dalle Associazioni con sede nel territorio Italiano, iscritte nel registro di cui all’art. 11: Salvatore Tolomeo, Francesco Serratore;
  • 4) Cittadini calabresi residenti all’estero, indicati dalle associazioni iscritte nel registro di cui all’art.11, secondo la seguente ripartizione territoriale:
  • Francia: Mariano Porpiglia; Belgio: Berenice Vilardo; Svizzera: Vincenzo Bruzzese; Regno Unito: Francesco Mazzei; Germania: Silvestro Parise; Brasile: Rosaria Anele, Corrado Bosco, Franco Perrotta, Luca Motta Blotta; Argentina: Irma Rizzuti; Leonardo De Simone, Olga La Rosa, Murgia Marcela; Venezuela: Alfredo Mazzuca; Cile: Laura Iannicelli; Usa: Daniele Maggiolino, Sergio Gaudio, Umberto Turano, Luigi Patitucci; Canada: Menotti Mazzuca, Enrico Mazzone, Daniela Callea, Nicola Isabella; Australia: Vincenzo Daniele, Antonio Mittiga, Vincent Morfuni, Princi Martino; Colombia: Alessandra Morales; Uruguay: Nicolas Nocito; Giappone: Elio Orsara;
  • 5) Giovani residenti all’estero, di età inferiore ai 30 anni, designati dalle rispettive associazioni o federazioni iscritte nel registro di cui all’art. 11. 
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Mondo Donna

"Le cose non cambiano perché il tempo passa
ma perché noi donne ci impegniamo a cambiarle"

di Adalgisa Marrocco
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Intervista a Nancy Hopkins, biologa molecolare e professoressa emerita del MIT: "Il Covid? È stato un campanello d'allarme"
Bienne, 27 Febbraio 2021 - “Quando ho iniziato ad occuparmi dell’uguaglianza di genere nel mondo accademico, circa 25 anni fa, non avrei mai immaginato che ci sarebbe stata una donna presidente di Harvard o del MIT. Eppure, solo pochi anni dopo, è successo. Poi ho iniziato a chiedermi se nella mia vita sarei mai riuscita a vedere una donna alla Casa Bianca. E ora c’è Kamala Harris”.
A parlare è Nancy Hopkins, biologa molecolare di fama e professoressa emerita al Massachussets Institute of Technology. Per la scienziata, classe 1943, i pregiudizi di genere sono ancora oggi radicati, ma non impossibili da abbattere: “Il cambiamento è più lento di quanto vorremmo. Ma il cambiamento non avviene perché il tempo passa: succede perché le persone fanno qualcosa per generarlo. E lo fanno quando vedono che qualcosa non è come dovrebbe essere”.
L’amore di Nancy Hopkins per la biologia nacque da giovanissima, dopo aver assistito a una lezione di sessanta minuti con il premio Nobel James Watson, scopritore del Dna insieme a Crick, Wilkins e Franklin. “Era il 1963. Dopo un’ora dissi ’questo è tutto. Questo risponderà a tutte le domande che ho mai avuto sulla vita”, ha ricordato più volte. La sua è una delle testimonianze incluse in un recente documentario dal titolo Picture a scientist, che racconta l’esperienza e l’impegno delle ricercatrici che stanno cercando di scrivere un nuovo capitolo nella storia della scienza.
La biologa - membro della National Academy of Sciences, dell’Institute of Medicine della National Academy e dell’American Academy of Arts and Sciences – evidenzia come dall’inizio della sua carriera per le accademiche le cose siano cambiate in meglio, “anche se in maniera non ancora sufficiente”.
“A quei tempi – ricorda Hopinks - non c’era nessuna legge contro le molestie sessuali, le donne spesso non trovavano mentori di supporto, non c’erano politiche di congedo familiare e asili disponibili per le docenti. Nelle facoltà delle grandi università americane di ricerca, noi donne eravamo in pochissime. Il numero delle presenze femminili rasentava poi lo zero nelle posizioni amministrative apicali e nessuna veniva invitata a presenziare come oratrice a convegni importanti”. “Ora tutte queste cose sono cambiate, ma le donne incontrano ancora difficoltà per via delle incombenze familiari e ancor di più a causa della persistenza di pregiudizi di genere inconsci”, aggiunge la scienziata.
A Nancy Hopkins, che nelle sue ricerche per mappare i geni cancerogeni ha sfruttato l’indagine della genetica animale, abbiamo voluto chiedere cosa pensi della gestione della pandemia e delle infezioni causate dal “salto di specie” animale-uomo.
“Ritengo che il Covid-19 sia stato un campanello d’allarme - afferma la scienziata - sapevamo da tempo che qualcosa del genere sarebbe potuta verificarsi. Ma è molto difficile convincere le persone ad agire contro potenziali minacce, che si tratti di cambiamenti climatici, batteri resistenti agli antibiotici, agenti infettivi nuovi e letali. Siamo così tanto concentrati sullo sviluppo di soluzioni altamente tecnologiche che tendiamo a ignorare la salute pubblica. Spero che ora il mondo si svegli e riesca a fare meglio”.


”Liberiamo la Poesia”
L’arte di esprimere emozioni in versi

Inviateci le vostre e le pubblicheremo per condividerle (rinascita@bluewin.ch)

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Sii consapevole

Ho scritto a chiare lettere
il tuo nome su fogli bianchi
presi in prestito dal cuore.
Ho scritto la storia di un uomo senza sosta,
un viandante, un profeta, un artista. L'attrazione gravitazionale che rapisce l'anima. nei sogni, nelle paure, nelle mete.
Nelle buie notti e nei colorati giorni.
Ho scritto di te Uomo,
meraviglioso pentagramma di note,
dove sublime e indelebile, canti al cuore.
Sii consapevole che al tuo sguardo io,... credo
Sii cosciente che di te io,... mi fido
E finche di tutto ciò io mi potrò nutrire,
su carta pulita la mia penna
poserà il tuo nome.
A.M.

Libri da leggere almeno una volta nella vita
Un libro significa emozione, condivisione, scoperta

L'avvincente storia di una brigantessa calabrese 
La cattura di Maria Oliverio, alias Ciccilla  

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Maria Oliverio, detta Ciccilla, è stata una brigante italiana, facente parte della banda di Pietro Monaco, suo marito, tra il maggio 1862 e il febbraio 1864, operante in Calabria all'indomani della proclamazione del Regno d'Italia di Vittorio Emanuele II.

Editore Mondadori

Maria Oliverio, detta Ciccilla, una delle più crudeli brigantesse del Meridione, nacque a Casole Bruzio il 30 agosto del 1841. Di indole indubbiamente delinquenziale, discese sempre più la china criminale anche perché venne presa nel vortice di vicende storiche non sempre limpide,  tumultuose, etero dirette da poteri forti  in feroce contrapposizione  che finivano per scaricare le loro nefaste conseguenze sempre sulla povera gente, sulle classi più deboli e più degradate alle quali Ciccilla indubbiamente apparteneva e tutto ciò non poteva non incanaglire ulteriormente chi canaglia lo era un po' per nascita. Forse per questo le gesta criminali della trista fuorilegge finirono per attirare l'attenzione di celebri studiosi e letterati italiani ed europei. 
Nel 1858, all’età di 17 anni, sposò un giovane di Macchia di Spezzano Piccolo, Pietro Monaco che, successivamente, diventerà prima soldato dell’esercito meridionale, poi volontario garibaldino e, infine, uno dei più abili e feroci briganti della provincia di Cosenza. Mentre il marito era  alla macchia fu fatta arrestare dal famigerato maggiore Pietro Fumel, un vero e proprio criminale di guerra mandato in Calabria per reprimere il cosiddetto brigantaggio e che rimase famoso per le torture, le esecuzioni pubbliche, lo scempio dei cadaveri  di quelli che spesso erano nient'altro che patrioti che combattevano, a torto o a ragione, contro chi aveva conquistato con le armi e la violenza e assoggettato la loro patria e imposto nuovi e più pesanti balzelli, la tassa sul macinato e la leva obbligatoria.
Fumel faceva spesso fucilare sulla pubblica piazza i combattenti, i loro fiancheggiatori e, a volte, persino i familiari, decapitare i morti e impalare le loro teste. Ma questo tristo figuro non fu il solo che si macchiò di crimini così orrendi e ripugnanti. L'arresto della donna aveva l'evidente scopo di  costringere il marito a costituirsi. Ciccilla, comunque, in quanto a ferocia,  non aveva niente da invidiare all'aguzzino piemontese, come dimostra l'assassinio della sorella che ella riteneva essere l'amante del marito e che massacrò con ben 48 copi di accetta. A seguito di questo episodio fu costretta a  darsi alla macchia seguendo il consorte nelle sue scorrerie.  
Quando il 24 dicembre del 1863, dopo aver consumato "il cenone di Natale"  Monaco fu ucciso dal suo braccio destro Salvatore De Marco, alias Marchetta, con la complicità di Vincenzo Marrazzo e di Salvatore Celestino, alias Jurillu in una baracca nella valle di Jumiciello, un fiumiciattolo che  attraversa il territorio di   Pedace, Ciccilla, ferita nell’occasione al braccio, riuscì a scappare e si unì ad Antonio Monaco, cugino del defunto marito col quale raggiunse il territorio di Caccuri. Qui Il gruppo si  aggregò ai briganti Pasquale Gagliardi e Ludovico Russo detto Portella e si rifugiò in due piccole grotte in località Serra del Bosco sul versante verso Cotronei,  a ridosso del fiume Neto.
   Dopo alcune settimane di permanenza in quegli angusti pertugi,  furono traditi dal brigante Giuseppe Iaquinta che informò della presenza dei fuorilegge il comandante del 37° Reggimento Fanteria della Brigata Abbruzzi di stanza a Petilia Policastro.
   Il capitano Baglioni decise allora di organizzare una spedizione per la cattura dei briganti e il 7 febbraio con i suoi uomini mosse da Cotronei verso il bosco di Forestella. Per le piogge abbondanti non fu possibile guadare il Neto per cui i soldati dovettero rientrare a Cotronei, ma il  9 mattina, con molti uomini, alcuni dei quali in borghese e vestiti alla calabrese, guadò il fiume, risalì la collina e circondò le due grotte.  L’operazione fu portata a termine da due squadre: una di 29 uomini al comando del sottotenente Ferraris che si portò a monte delle grotte, l’altra, al comando del capitano che si presentò davanti il rifugio dei fuorilegge.  
Appena i briganti si videro circondati aprirono un intenso fuoco con i fucili a due canne e i revolver di cui disponevano, standosene a riparo nelle due grotte. Lo scontro fu molto violento. Uno dei primi a cadere fu il brigante Antonio Monaco che ebbe la testa trapassata da una palla, poi fu la volta di Pasquale Gagliardi che, seppure  ferito ad una coscia, continuò a sparare a lungo. Intanto l’altro brigante, Ludovico Russo che si trovava nella grotta a sinistra rispetto agli assedianti, faceva fuoco come poteva con un revolver, non avendo altre armi all’interno del suo rifugio. Pare che sia stato proprio il Russo ad uccidere il guarda boschi di Barracco  Michele Corvino che conosceva da moltissimi anni il Russo, mentre cercava inutilmente di convincerlo ad arrendersi ai soldati.  
Nell’azione persero la vita anche i bersaglieri Giovanni Spagnolini di Fara Novarese e Francesco Agnolini di Cittaducale. Solo il giorno successivo, dopo una notte di assedio, Ciccilla e il Gagliardi, gravemente ferito,  vista l’inutilità della loro resistenza, si arresero. Il Gagliardi morirà di lì a poco, probabilmente dissanguato, data la gravità della ferita, mentre il cadavere di Antonio Monaco fu decapitato e la testa portata a Cotronei per essere mostrata al giudice. Ciccilla, ancora sofferente per la ferita che le era stata inferta dagli uccisori del marito,   fu condotta a Cotronei e, subito dopo, a Catanzaro dove fu processata e condannata a morte, unica brigantessa italiana condannata alla pena capitale. In seguito ottenne la grazia dal re Vittorio Emanuele II che commutò la condanna a morte in ergastolo e fu rinchiusa nella fortezza di Finestrelle (TO), un lager  a circa duemila metri di altitudine tristemente famoso come luogo di pena di tanti  combattenti ed ex soldati borbonici colpevoli solo di essere rimasti fedeli al loro re,  dove pare sia morta una quindicina di anni dopo. 
   Secondo alcuni a catturare la brigantessa fu un reparto  del 58° Reggimento fanteria comandato dal capitano Dorna, ma  la notizia non regge ad una verifica delle fonti ufficiali per cui è da ritenersi infondata. In realtà, il capitano Dorna fu uno degli uomini, assieme al citato Fumel,  che più si diede da fare per neutralizzare il marito, Pietro Monaco, ma non certamente protagonista nella cattura della focosa moglie.
   Le grotte nelle quali i briganti avevano trovato rifugio si trovavano sul versante sud di Serra del Bosco, di fronte Cotronei, in una zona molto impervia del territorio caccurese a qualche centinaio di metri dalla chiesuola, anche se in alcuni testi la località, con la solita superficialità di molti storici,  viene erroneamente indicata come facente parte del territorio di Santa Severina il cui limite territoriale si trova a qualche chilometro dal luogo egli eventi, al di là del fiume Neto. Purtroppo, a seguito dell'alluvione del 1972 l'intera zona fu soggetta ad un movimento franoso per cui i due antri furono sepolti da una  massa di terriccio e non sono più visibili, come ci ha raccontato il nostro amico Domenico Loria, già ragioniere del Comune di Caccuri che ricorda benissimo le grotte e il racconto delle vicende, così come ebbe modo di ascoltare dal nonno e che ci ha accompagnato nel corso di una visita al sito effettuata assieme a Peppino Curcio autore del libro Ciccilla. Storia della Brigantessa Maria Oliverio del brigante Pietro Monaco e della sua comitiva, Pellegrini Editore, Cosenza 2010 nel quale l'autore ha ricostruito mirabilmente la vicenda e al dott.  Paolo Rizzuti.
La figura di Ciccilla finì per affascinare anche un grande scrittore e giornalista come Alessandro Dumas che sul giornale L'Indipendente da lui fondato, scrisse un racconto sulle gesta della brigantessa e del marito  dal titolo "Pietro Monaco sua moglie Maria Oliverio e i loro complici". Purtroppo un luogo teatro di fatti storici che hanno attirato l'attenzione dell'Europa intera, a un paio di centinaia di metri da un'antica chiesuola, anch'essa distrutta dall'incuria e forse dall'avidità degli uomini,   risulta del tutto sconosciuto alla quasi totalità dei caccuresi e lasciato nel degrado e nell'abbandono. Con un po' di buona volontà, così come suggerisce anche l'amico Peppino Curcio, se ne potrebbe fare una meta di turismo culturale. Basterebbe poco: una piccola pulitura del bosco per realizzare un sentiero di accesso, l'apposizione di qualche cartello con una ricostruzione sommaria degli avvenimenti, un po' di pubblicità su internet o su qualche televisione locale. 

Buono a sapersi

“Live non è la D’Urso verso la chiusura anticipata"

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La domenica sera al posto di Barbara D’Urso il Ciao Darwin di Paolo Bonolis:
Bienne, 25 Febbraio 2021 - È Dagospia a riporta la notizia della probabile chiusura anticipata di Live Non è la D'Urso a causa degli ascolti bassi. Mediaset starebbe mettendo in campo un piano di rinnovo dei palinsesti collocando, al posto di Barbara D'Urso, il Ciao Darwin serale di Paolo Bonolis.  
L'articolo riporta per l'eventuale chiusura il periodo tra fine marzo e inizio aprile: "Il discusso talk show alle prese con i bassi ascolti, tra il 10-12% fino a notte fonda, dovrebbe salutare il pubblico di Canale 5 addirittura tra fine marzo e inizio aprile". Stando a quanto riportato, la D'Urso dovrà lasciare il presidio domenicale al collega Paolo Bonolis dall'11 aprile, chiudendo il suo ciclo di messe in onda già a partire dalla fine di marzo.  Lei stessa si è definita un'aziendalista, questa volta pare che la richiesta sia stata quella di fare un passo indietro, lasciando il campo a una delle trasmissioni più seguite dell'intero palinsesto del Biscione.
La prima serata di Ciao Darwin sarà sicuramente da testare e si capirà se avranno in mente anche di riformulare il format, con la valutazione, semmai, di Ciao Darwin Vip. Il venerdì sera, invece, dovrebbe andare a collocarsi la nuova stagione di Scherzi a parte condotta da Alessia Marcuzzi, terza conduttrice dei serali settimanali insieme a Ilary Blasi (al timone dell'Isola dei Famosi) e Maria De F
La trasmissione, che era stata rimpolpata, sul lato politico, dal lavoro dietro le quinte di Emanuela Fiorentino, vicedirettore di Videonews, Siria Magri moglie di Giovanni Toti e di Francesca Fagnani compagna di Enrico Mentana, era nel mirino per gli ascolti,. pubblica Dago, dando quasi per certa la recisione del cordone tra la D'Urso e il pubblico flebile della domenica sera.
La petizione per chiudere i programmi di Barbara D'Urso
Lo scorso 31 marzo nacque una petizione online che richiedeva la chiusura dei programmi di Barbara D'Urso. Il fatto avvenne in seguito a un momento televisivo molto discusso: in pieno lockdown, la conduttrice invitò Matteo Salvini a recitare un Eterno Riposo in diretta per le vittime della Pandemia. Nella petizione, firmata da quasi 500mila persone, tra le motivazioni si leggeva: "purtroppo sappiamo la caratura culturale dei suoi programmi, ma questa volta ha superato il limite invitando in diretta Salvini e Ppregando in diretta insieme a lui. Ricordiamoci che l’Italia è un paese laico e che abbiamo i nostri luoghi di culto e sacerdoti. Questa operazione ha sfruttato ancora una volta il potere della religione sugli anziani, così da rafforzare la sua personalità e il suo programma, indegno culturalmente".

Bisogna dar loro un ruolo
Una società di idioti considera gli adolescenti inutili

di Linda Varlese

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Intervista allo psichiatra Vittorino Andreoli, autore di "Baby Gang. Il volto drammatico dell'adolescenza" (Rizzoli): "La scuola non basta. O gli adolescenti sono piccoli protagonisti nella società o diventeranno eroi nelle baby gang"
Bienne, 23 Febbraio 2021 - “Io li amo i giovani, non li temo. E c’è una bella differenza”, ci dice lo psichiatra Vittorino Andreoli. Un incipit che fa immediatamente capire, se mai ci fosse ancora bisogno, lo sguardo con cui il Professore analizza e spiega il fenomeno “dell’adolescenza patologica” nel suo ultimo lavoro, edito da Rizzoli, che si intitola “Baby Gang”.
Questo libro nasce “dall’urgenza” ci dice lui stesso, di indagare “uno degli aspetti più inaccettabili di questa società”: quello “che gli adolescenti possano mostrare questo volto drammatico. Un tema estremamente attuale e lo diventerà sempre di più, perché o gli adolescenti sono piccoli protagonisti nella società o diventeranno eroi nelle baby gang”. 
Professore, ci racconti come nasce questa analisi
“Dal fatto di vivere in mezzo ai giovani, agli adolescenti, di conoscere le loro storie. Da psichiatra vedo casi estremi, ma le alte temperature servono anche a capire le febbricole. Mi permetta di farle una piccola premessa”.
Prego
“Una delle invenzioni fatte proprio dagli adolescenti (quando parliamo di baby, non ci riferiamo alla fanciullezza, ma all’età minorile, che arriva fino ai 18 anni, in cui il contributo maggiore è quello degli adolescenti) è il ‘gruppo dei pari età‘. E cioè la tendenza che un adolescente ha di trovarsi con altri adolescenti: una modalità che dà loro sicurezza. Nel gruppo è come se l’uno si specchiasse nell’altro: vedendo che si hanno caratteristiche simili, gli adolescenti superano o sono aiutati a superare quel senso di non piacersi, quel timore di non essere come gli altri, di essere abbandonati. La cosa più paradossale di questo periodo storico è che non c’è un adolescente che si piaccia, tutti hanno qualcosa che vorrebbero cambiare, c’è una frustrazione di fondo”.
Il periodo adolescenziale è comune, però, ad ogni generazione. Cosa differenzia questa epoca dalle altre?
“L’adolescenza è una metamorfosi, si passa da un’età infantile a una adulta, ci si sente in cambiamento: il corpo cambia, con la pubertà nascono caratteristiche di genere. Nella società attuale però si è inserita la bellezza: questa è una società dove domina la bellezza, che impone dei modelli, con certe caratteristiche. Questo porta molti giovani a confrontarsi e a trovarsi diversi, a non piacersi. Con il gruppo di pari età si trovano e scoprono di essere tutti uguali, con le stesse insicurezze: è un mondo dove il confronto è consolante. In fondo con i pari età c’è come un allentarsi di questo senso di inadeguatezza che è del corpo, ma anche della mente”.
Cosa fa diventare un “gruppo positivo di pari età”, una “baby gang”?
“La risposta è semplice. Nel gruppo dei pari età non c’è un leader, ma subentra la dinamica del leader girevole. Le faccio alcuni esempi. Il gruppo si ritrova per una partita di calcio? Gioacchino che ama il calcio sarà il leader. Ma se parliamo di moto, Gioacchino magari non ne capisce niente, mentre Carlo è un esperto e ne prenderà il posto come leader. La caratteristica della baby gang, invece, è strutturale: ha un leader fisso che guida gli altri, che faranno da gregari”.
Quali sono le caratteristiche del leader? Come ci si diventa?
“Il fascino del sapersi imporre e il fascino del guidare a fare atti eroici. Ma attenzione: non è l’eroe greco, ma l’eroe distruttivo. Di solito il leader è un capo che porta ad agire, a fare, a lanciarsi in atti di eroismo: noi li chiamiamo reati, atti di teppismo, vandalici, ma per chi li compie sono imprese straordinarie. Perché la distruttività, che va dal rompere cose a rompere nemici, ha un fascino incredibile. In realtà il rompere dà un senso titanico. E’ la maniera di imporsi sulle cose o sulle persone che non si apprezzano: anche nel bullismo c’è un leader che prende di mira il meno dotato, per divertirsi a distruggerlo. Questa è la grande differenza: tutti i giovani sono attratti dal gruppo, ma quello dei pari età è variabile e ampio; nella baby gang c’è il leader e l’eroismo della distruttività”.
In che ambiente cresce il leader?
“Domina il piacere di distruggere, quindi non c’è un motivo per farlo, ogni motivo è valido. E’ talmente forte questa idea di esistere facendo cose eccezionali, anche perché sono proibite, che non c’è una classe dominante in cui il leader cresce. Non si può più dire che provengano dai gruppi estremi dei quartieri difficili di Napoli, di Milano o di qualsiasi città. Il problema non è né la provenienza geografica, né il posizionamento della scala sociale”.
E quale è allora?
“Oggi agli adolescenti non si chiede niente: questa è una società di idioti che ritiene che gli adolescenti non possano fare niente di utile se non andare a scuola. Bisogna dare loro dei ruoli positivi altrimenti se non li hanno se li cercano. E quello più facile è di rompere, di perseguitare qualcuno”.
Il leader, dunque, potrebbe essere anche un ragazzo cresciuto in una famiglia “perbene”, che va a scuola.
“Certamente. Lo abbiamo visto anche nei recenti fatti di cronaca”. 
E la scuola non ha un ruolo nell’impedire queste degenerazioni?
“Certo che lo ha. Lo ha la famiglia che deve sapere di quale gruppo fa parte il proprio figlio. E lo ha la scuola che in Italia è ancora gerarchica. Si giudica attraverso il confronto tra i ragazzi, i voti, la bravura. Non insegna a vivere e a formare un gruppo, ma crea le differenze. Quindi in classe non si forma un gruppo di pari età, ma c’è sempre quello da colpire: perché ha fatto la spia, perché è il più bravo e non passa il compito, perché ha il telefonino. La scuola non deve essere gerarchizzata, non deve dare importanza al singolo, ma al gruppo”.
Mi lascerà obiettare, professore, che la scuola è sempre stata gerarchica...
“E’ cambiata la società, sono cambiati i ragazzi. Non c’è mai stato un periodo come questo in cui l’adolescente non si piace e cerca di trovare compensi. C’è una sensibilità nell’adolescente di oggi che prima non c’era”.
Anche le challenge di cui restano vittime i ragazzi seguono lo stesso meccanismo? Voglio dire, cosa porta gli adolescenti a sfidare così la vita? Sono atti di eroismo anche quelli?
“Certo. Sui social network mostrano cose belle di sé, cosa hanno fatto, storie che non sono vere: quello diventa un mondo di grande confronto. Gli “insocial network”, come li chiamo io, non fanno altro che rendere più difficile la società del mondo concreto: tutti vanno a cercare l’evento straordinario, le sfide, i fatti di coraggio. I giovani cercano di compensare attraverso atti eroici una vita nel quotidiano che è inutile, perché non gli si chiede niente”.
Chi rende questa vita inutile?
“Se io le chiedessi quale funzione ha un adolescente in questa società, lei cosa mi risponderebbe? Quella che ha un vecchio: è inutile. Gli adolescenti sono tenuti lì in crescita. Perché un adolescente di 16-17 anni non può avere un ruolo, anche sociale? In famiglia gli si chieda una funzione, gli si dia un compito. Non basta “andare a scuola”. Stare sei ore sullo schermo dell’iPhone non è un’occupazione. Un esempio calzante è il grande lavoro che ha fatto Don Mazzi con la comunità Exodus”.
Ci spieghi.
“Exodus significa muoversi, andare. Ebbene lui non si è dedicato solo alla “cura” dei drogati. Ma ha avuto l’intuizione di fornire loro un’occupazione. Ha preso un camper, li ha caricati e si sono domandati cosa ci fosse da fare per fornire aiuto agli altri: rimettevano a posto le case, costruivano, si davano da fare, avevano dei compiti da svolgere. Avevano un ruolo nella società. E’ la stessa cosa che dobbiamo fare con gli adolescenti di oggi”. 
Draghi, nel suo discorso alle Camere, ha mostrato particolare attenzione per il mondo giovanile, per la scuola in particolare...
“Certo, è un’idea intelligente. Ma bisogna stare attenti a non fondare tutto sulla scuola. Questa è una cosa bellissima, ma non basta. Bisogna ritornare ad attivare la possibilità di scuole di artigianato o di scuole in cui si fa, ma anche a pensare ad opportunità di lavoro per i giovani. Un ragazzo non deve per forza studiare le campagne napoleoniche in Italia, mentre invece se gli dò in mano dei pezzi di pc me lo costruisce. Questa è una società del tempo presente. La scuola per avere una forza importante come era nel passato, deve avere e dare la percezione del futuro. Altrimenti perché un ragazzo dovrebbe aver voglia di andare a scuola? Gli adolescenti che vivono nel tempo presente, non hanno percezione del futuro”. 
Come si può migliorare?
“Bisogna creare luoghi in cui possano fare, costruire, lavorare, tirare fuori la loro creatività, inventare: questa è la storia dell’artigianato, dell’arte.  Ci sono dei ragazzi che hanno manualità, voglia di costruire, di fare, anche nel mondo del digitale, in cui sono bravissimi. D’altronde Steve Jobs era poco più che un adolescente quando ha dato vita al suo progetto. Mark Zuckerberg, ma anche gli hackers: non sono forse tutti giovanissimi?”.
Mi sembra di capire che le degenerazioni che ci sono oggi tra i giovani siano dovute al loro sentirsi inadeguati, al non avere un ruolo nella società...
“Gliela riassumo così. O gli adolescenti sono piccoli protagonisti nella società o diventeranno eroi nelle baby gang. Beate le società che non hanno bisogno di eroi, per fare una citazione. Vuol dire che è una società in cui tutti hanno un piccolo ruolo. Nella nostra società ci sono due categorie che non hanno ruolo: gli adolescenti e i vecchi. Senza adolescenti e vecchi una società tornerà anche economicamente forte, glielo auguro, anche se non è uno dei miei auguri più intensi, ma non è sana. L’attenzione di Draghi ai giovani è un atto di buona intelligenza, ma non deve venire proiettata solo sulla scuola”.
Lei distingue tra adolescenza patologica, problematica e meravigliosa e sostiene che oggi dominino le prime due. Cosa può fare un genitore per far crescere un figlio sano e fargli avere un’adolescenza meravigliosa?
“In famiglia i ragazzi devono essere caricati di un piccolo ruolo. Devono avere un compito, affinché possano sentirsi utili. Perché i giovani di oggi sono più intelligenti, ma non sanno vivere. E’ importante anche la liturgia famigliare, il ritrovarsi a tavola: il dire loro, da padre o da madre, ‘ascoltatemi, ho bisogno dei vostri consigli’, farli sentire importanti. E poi, in classe, non giudicateli! Giudicate quello che viene fuori dal gruppo classe: perché più del rendimento di ciascuno, è importante che si rispettino, che si aiutino”.
 

La Foto del Giorno

di Maurizio Colella - Bienne

Qualche albero è appena fiorito, molti sono ancora secchi ed asciutti, altri ancora sono pronti ad aprirsi al primo tiepido sole marzolino. L’aria è dolce, ma il terreno è ancora freddo, nei campi dove capita di camminare.  A presto cara Primavera.

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Un pensiero speciale

Ai nostri amici: chi è solo, chi soffre, ai malati, agli emarginati, ai dimenticati, ai discriminati e tutte quelle persone che non vediamo. Che possano trovare un po' di calore umano tra le braccia di chi l'incontra lungo la strada chiamata vita!
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Ai dimenticati, a chi ha lottato per tutta la vita contro la sorte ed oggi lotta contro l’indifferenza. A chi ha perso il treno giusto e la vita non gli ha concesso una seconda possibilità. A chi non ha nessun posto dove andare, nessuno da abbracciare e nessuno con cui parlare. A chi  chiude la porta al mondo e in silenzio piange la sua solitudine, sperando solo che tutto passi in fretta. Perché vedere gli altri felici fa male, quando sai che anche tu meriteresti un briciolo di felicità. Chi si ricorderà di queste persone, con un gesto, una parola, un abbraccio o un invito a sorpresa accenderà la luce nei loro occhi. Chi crede alla famiglia ha il dovere di pensare anche a chi non ha famiglia.

Rassegna stampa

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