•  
  •  
​​​​​​​Direttore: Pasquale Sacino - Redazione: Mettstr. 75 - 2504 Bienne - Telefono: 032 345 20 24 - rinascita@bluewin.ch​​​​​​​
image-10378898-Svizzera_e_Italia-16790.jpg

INSIEME SI MIGLIORA IL PRESENTE

E SI COSTRUISCE UN FUTURO MIGLIORE ​​​​​​​

L’anno prossimo il premio medio dell’assicurazione malattia  aumenterà dello 0,5 per cento rispetto al 2020

A seconda del Cantone, l’evoluzione oscillerà tra il -1,6 e il +2,1 per cento.  Nel 2021 il premio medio ammonterà a 316.50 franchi. Dopo i rincari moderati del 2019 e del 2020, quello dello 0,5 per cento nel 2021 sarà nuovamente inferiore alla media degli ultimi anni. Il premio medio è aumentato in media del 3,2 per cento all’anno dal 2010 e del 3,7 per cento all’anno dall’entrata in vigore dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico- sanitarie nel 1996.
Stando alle previsioni, in 9 Cantoni (AG, AI, AR, BS, NE, OW, SH, SZ, ZH), l’evoluzione del premio medio sarà inferiore o uguale allo 0 per cento, mentre in altri 10 (BE, FR, GE, GL, GR, SG, SO, UR, VD, ZG), sarà compresa tra lo 0 e l’1 per cento. Negli altri 7 Cantoni (BL, JU, LU, NW, TG, TI, VS), l’aumento sarà superiore all’1 per cento. L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha approvato tutti i premi per un anno. Il premio medio degli adulti (375.40 franchi) e quello dei giovani adulti (265.60 franchi) subirà un leggero aumento dello 0,4 per cento rispetto all'anno scorso. Quello dei minorenni sarà lievemente abbassato dello 0,1 per cento e ammonterà a 99.70 franchi.
Effetti della pandemia sui costi
"I premi del 2021 sono calcolati per coprire i costi stimati per quell’anno – scrive il Consiglio federale in una nota –. Attualmente non è possibile conoscere l’impatto della pandemia di COVID-19 sui costi del 2020. Esistono numerose incertezze ed è ancora troppo presto per valutare i costi reali. Se i costi delle prestazioni del 2020 saranno superiori o inferiori a quelli stimati al momento della fissazione dei premi, questa differenza si tradurrà in una corrispondente variazione delle riserve".
Per una riduzione volontaria delle riserve
Nel 2020 le riserve accumulate dagli assicuratori supereranno gli 11 miliardi. Per l’anno prossimo l’UFSP ha approvato una compensazione dei premi incassati in eccesso di 183 milioni di franchi e una riduzione volontaria delle riserve di 28 milioni di franchi, per un totale di 211 milioni di franchi che saranno restituiti agli assicurati.
Il Consiglio federale ritiene che la maggior parte degli assicuratori disponga ancora di riserve troppo elevate. Attualmente la legislazione non prevede misure che obblighino un assicuratore-malattie a ridurre l’ammontare delle riserve. Ciononostante, nella sua seduta del 18 settembre 2020 il Consiglio federale ha proposto di adattare l’ordinanza sulla vigilanza sull’assicurazione malattie (OVAMal) per incentivare gli assicuratori-malattie a calcolare i premi con maggiore precisione rispetto ai costi, evitando così le riserve eccessive. Segnatamente, gli assicuratori-malattie potranno ricorrere più facilmente alla riduzione volontaria delle riserve. Il progetto è attualmente in consultazione.
Secondo pacchetto di misure di contenimento dei costi
"A causa dell’evoluzione demografica e del progresso tecnico, i costi della sanità continueranno ad aumentare in futuro", si legge nel comunicato delle autorità. Il Consiglio federale intende limitare l’aumento dei costi a un livello giustificabile dal punto di vista medico. L’anno scorso ha adottato un primo pacchetto di nove misure di contenimento dei costi della sanità, attualmente in discussione al parlamento. Lo scorso agosto ha posto in consultazione un secondo pacchetto di misure il cui potenziale di risparmio è stimato in un miliardo di franchi.

Via libera dagli Stati ai 14,2 miliardi per la disoccupazione

Il Consiglio degli Stati

Il secondo contributo straordinario della Confederazione all'assicurazione contro la disoccupazione per un massimo 14,2 miliardi di franchi è ormai cosa fatta. Martedì il Consiglio degli Stati, come il Nazionale in precedenza, ha votato l'immediata entrata in vigore di questa legge. La maggioranza qualificata di ciascuna Camera può dichiarare urgente una legge federale, la cui entrata in vigore è immediata. Un eventuale referendum potrà tenersi solo in un secondo tempo.
Con il contributo straordinario della Confederazione, resosi necessario a causa della pandemia di coronavirus, si intende impedire che il fondo di compensazione raggiunga - entro fine anni - il tetto massimo consentito di 8 miliardi di franchi. Ciò farebbe scattare il freno all'indebitamento, che comporterebbe un aumento delle aliquote dei contributi salariali (+0,3 punti percentuali) già dal 1° gennaio 2021.
Sempre Martedì, il plenum ha votato la clausola d'urgenza anche per la revisione di legge che consente alla Fondazione Istituto collettore di aprire un conto non gravato da interessi negativi presso la tesoreria centrale della Confederazione (Tesoreria federale) o la Banca nazionale svizzera (BNS). L'istituto collettore, ora confrontato con gravi problemi dovuti alla pandemia, riveste una grande importanza per il sistema di assicurazioni sociali svizzero. Tale organismo funge infatti da rete di sicurezza del secondo pilastro su incarico della Confederazione, ma è un ente privato.
Uno dei suoi compiti è quello di gestire gli averi di libero passaggio delle persone il cui rapporto di lavoro è cessato e che non possono affiliarsi a una nuova cassa pensioni. A causa della difficile situazione attuale, il grado di copertura dell'istituto collettore è già sceso dal 108,7% alla fine del 2019 al 105,85% alla fine di maggio e le sue difficoltà potrebbero aggravarsi. Una modifica in questo senso della legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia i superstiti e l'invalidità potrebbe consentire all'istituto, se il suo grado di copertura scenderà al di sotto della soglia del 105%, di investire senza interessi negativi presso la Tesoreria federale o la BNS i fondi che gestisce nel settore del libero passaggio, ma al massimo 10 miliardi.
Tale regolamentazione resterà in vigore per un periodo di tre anni, durante il quale si dovrà trovare una soluzione duratura

I siti che tengono    traccia del contagio

Il centrodestra manca la spallata, Zingaretti sorride, tonfo 5 Stelle
E il Sì “sfiducia” il Parlamento

Federico Punzi 

Il giochino delle aspettative pre-elettorali che preparano lo spin post-elettorale lo lasciamo volentieri alla bolla mainstream che in queste ore vi sta raccontando con sprezzo del ridicolo il trionfo del Pd di Zingaretti e la legnata presa dai leader di centrodestra che, poveretti, dovranno rimboccarsi le maniche e ripartire dalle 15 regioni che governano e dal misero 49 per cento che gli attribuiscono i sondaggi a livello nazionale… Ci sforzeremo invece di proporvi un’analisi, magari parziale dato il quadro estremamente composito, ma il più possibile onesta.
No, il centrodestra non ha ottenuto la vittoria a cui mirava e che sperava. Il testa-a-testa in Toscana e il vantaggio di Fitto in Puglia previsti dai sondaggi della vigilia non si sono materializzati nelle urne (ci azzeccheranno, prima o poi?). Ma è comunque uscito vincitore guardando a ciò che c’era in palio. Ha pur sempre strappato piuttosto agevolmente alla sinistra un’altra storica roccaforte, le Marche, e governa ora in 15 regioni su 20. Nelle regioni in cui governava ha stravinto con percentuali record, in Veneto addirittura spazzando via gli avversari.
Eppure, resta l’amaro in bocca per quella che appare come un’altra occasione sciupata, per aver mancato la spallata non tanto al governo, che come vedremo difficilmente avrebbe corso rischi seri, ma al Pd. La sensazione è quella di una vittoria mutilata che non favorirà la sintonia all’interno di una coalizione che presenta indubbiamente alcuni punti deboli.
Dall’altra parte, però, aver scongiurato una disfatta, una Caporetto, non può certo passare per una vittoria, ma al massimo per uno striminzito pareggio. Scansata di poco l’umiliazione, si pretende ora di sostenere ciò che alla vigilia si negava nel modo più assoluto, ovvero la valenza politica nazionale del voto. Si pretende cioè che gli elettori abbiano promosso l’azione di governo e la linea Pd di abbraccio con i 5 Stelle.
Di alcune note positive Zingaretti può certamente rallegrarsi: il Pd continua a mostrare una incredibile resistenza in alcune roccaforti, per la verità sempre più ristrette. Il paventato arrivo delle “destre” al potere si conferma ancora una formidabile arma di mobilitazione di ultima risorsa. Quando tutto sembra perduto, basta gridare al “fascista” e l’elettore risponde. Ma soprattutto, Zingaretti può essere lieto di aver fagocitato il Movimento 5 Stelle e praticamente neutralizzato la minaccia Renzi. Da ieri sera infatti i rapporti di forza tra i partiti di maggioranza sono profondamente mutati. Già egemone nel Deep State e nella compagine di governo (da azionista di minoranza controlla via XX Settembre…), ora il Pd torna ad essere forza egemone a sinistra anche nelle urne, con i 5 Stelle ormai quasi del tutto riassorbiti nella sinistra tradizionale e il cespuglio di Renzi che (insieme a Più Europa) non riesce a risultare decisivo in nessuna sfida, nemmeno in Toscana.
Per i 5 Stelle il 33 per cento del 2018, ma anche il 17 delle Europee dello scorso anno, sembrano un lontano ricordo. Dopo l’Umbria, fallimentare è stata l’alleanza con il Pd in Liguria e nelle regioni in cui correvano con un loro candidato hanno stentato ad andare in doppia cifra (solo in due regioni), venendo praticamente cancellati in Veneto (3 per cento) e Toscana (6 per cento). Nemmeno la vittoria referendaria può consolare. Come mostrano i flussi elettorali, infatti, gli elettori di centrodestra hanno contribuito in misura più rilevante dei 5 Stelle al successo del Sì.
Chiaro, quindi, che con Renzi irrilevante e i 5 Stelle sempre più costola della sinistra, il loro elettorato in gran parte riassorbito, il Pd rafforza la sua centralità sistemica e ciò rende più stabile l’esecutivo. Da domani sarà più difficile per gli alleati dire no al Pd su temi quali il Mes, i decreti sicurezza, o la legge elettorale. E, naturalmente, su come spendere i fantomatici fondi europei…
Ma se il governo esce rafforzato da questo voto è solo per logiche interne ai palazzi romani e i rapporti interni alla maggioranza, come abbiamo visto, non perché si possa intravedere una crescita di consenso nel Paese delle forze che lo sostengono. Non lasciatevi ingannare: il Pd è sempre più nel suo bunker ideologico, lontanissimo dai ceti e dai territori produttivi del Paese, chiuso nella sua comfort zone elettorale, mentre il centrodestra rafforza la sua presa e semina in vista delle politiche. Pensate solo se alle prossime elezioni politiche la Lega dovesse riscuotere in Toscana ed Emilia Romagna lo stesso consenso che ha raccolto alle regionali, sommandolo a quello delle regioni del nord… Solo se il centrodestra avesse espugnato la Toscana, ipotesi comunque improbabile anche alla vigilia, il governo avrebbe vacillato: messo in discussione Zingaretti, e riaprendosi la partita per la leadership, da fattore di stabilità il Pd sarebbe diventato fattore di instabilità.
Ma ora, alla luce di questo voto e della centralità recuperata a sinistra, il Pd potrebbe essere tentato di sbarazzarsi degli alleati, regolare i conti, magari con una legge elettorale maggioritaria? Altamente improbabile. È già al governo, e con “pieni poteri”. Perché rischiare? In cima alle sue priorità ora c’è il Quirinale, è questo l’insano patto che tiene insieme le forze di maggioranza, con la benedizione di Mattarella: impedire al centrodestra di vincere le elezioni anticipate e, quindi, arrivare ad eleggersi il prossimo presidente della Repubblica nel 2022. Oltre, naturalmente, all’attaccamento alle poltrone… E a questo patto di potere è subordinato e sacrificato tutto il resto, il Paese condannato ad un sostanziale immobilismo e a politiche incoerenti e disfunzionali.
Proprio nel momento in cui questo collante cominciava a non bastare più, ci ha pensato il Covid-19 a fornire un pretesto per blindare il governo, lo stato d’emergenza, e un ulteriore potente incentivo per restare insieme: 100 miliardi di debito aggiuntivo e i miliardi del Recovery Fund da distribuire nei prossimi anni.Ora, la vittoria del Sì al referendum da una parte promette di allungare la vita della legislatura: il ridisegno dei collegi può facilmente trasformarsi in una tela di Penelope, per non parlare dell’approvazione di una nuova legge elettorale, e i 345 seggi in meno rafforzeranno l’attaccamento alla poltrona degli attuali parlamentari.
Dall’altra, tuttavia, si apre una gigantesca questione di legittimazione sostanziale dell’attuale Parlamento. Il numero di deputati e senatori non corrisponde più a quello previsto dalla Carta costituzionale, sarebbe quindi opportuno adeguarsi senza indugio alla volontà popolare, espressa in termini così netti (70 per cento contro 30). E sarebbe un vulnus ancora più grave che sia un Parlamento “sfiduciato” dai cittadini nella sua consistenza numerica ad eleggere il prossimo presidente della Repubblica. Inoltre, bisognerebbe pur prendere atto che il partito di maggioranza relativa in Parlamento è ormai ridotto ai minimi termini nel Paese e ha ormai ceduto la guida della coalizione di governo ad un partito che nel 2018 aveva preso poco più del 18 per cento ed oggi non è lontano da quella percentuale.
Non ci illudiamo che tale problema di legittimazione venga affrontato e risolto come sarebbe opportuno. Pd e 5 Stelle, con l’avallo del Quirinale, non avranno difficoltà a ignorarlo. Basti ricordare quando, piuttosto di recente, si presentò un problema di legittimazione ancora più evidente. Nel 2013 il Porcellum venne dichiarato incostituzionale, ma il Pd non si fece scrupolo di continuare a governare per tutti i cinque anni di legislatura grazie a quella legge che aveva trasformato in solida maggioranza alla Camera il suo misero 25 per cento. E, non soddisfatto, non si fece scrupolo nemmeno di imporre l’elezione di Mattarella, sempre forte di una maggioranza creata artificialmente da una legge elettorale dichiarata incostituzionale.
Tornando al campo del centrodestra, bisogna chiedersi cosa sia mancato e cosa possa essere ancora migliorato. Certamente fallimentare è stata la scelta di alcuni candidati. Come si fa a presentarsi con candidati già bocciati dagli elettori nelle stesse regioni alcuni anni prima? Bisognava metterci davvero tutto l’impegno per perdere in Puglia, dove gli avversari si presentavano divisi in tre pezzi.
Più discutibile, invece, se debba o meno rivedere la propria identità e offerta politica. Evaporata di fatto Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia dovrebbero “moderarsi”, spostarsi verso il centro, o al contrario la loro è una proposta ancora troppo ambigua, soft, per convincere l’ampia fetta di elettorato che, deluso sia dalla sinistra sia dal vecchio centrodestra, non si reca alle urne? Oppure ancora, come non si stanca di ripetere Daniele Capezzone, ci vorrebbero più Reagan e più Clint Eastwood?

Nessuno si chiede perché siamo stati costretti a partire?

Italiani nel Mondo/Regioni Associazioni

Referendum, il SI vince anche all’estero con il 78,24% dei consensi
Ha votato il 23% degli aventi diritto, molte anche le schede nulle

Rispetto ai dati nazionali sul referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari i risultati riscontrati nella circoscrizione Estero hanno evidenziato una forbice ancora più ampia tra i SI e i NO: 78,24% contro 21,76% ossia 744.557 connazionali hanno votato SI contro i 207.089 che si sono espressi per il NO. La rappresentanza parlamentare nella Circoscrizione estero passerà da 18 a 12. 
Nel complesso il dato che emerge per quanto riguarda l’estero è la non alta affluenza con un 23% degli aventi diritto al voto che hanno partecipato al referendum: su 4 milioni e 537 mila elettori nella Circoscrizione Estero hanno di fatto preso parte al voto poco più di 1 milione e 57 mila elettori. Si può presumere che anche la situazione emergenziale dettata dalla pandemia, ancora molto forte in alcune aree del mondo, non abbia  favorito la partecipazione degli elettori all’estero.
Le schede nulle sono state circa 98 mila, altro dato da attenzionare, vista anche la semplicità del quesito referendario ; circa 7 mila invece le schede bianche; appena 146 infine le schede contestate. In Europa il SI arriva all’80,07% con un’affluenza del 23%, ossia 572 mila votanti su 2 milioni e 400 mila aventi diritto.  In Svizzera l’85 per cento. 
In America Meridionale il SI raggiunge il 74,19% con quasi il 24% di affluenza, ossia 374 mila votanti su 1 milione e 400 mila aventi diritto. In America Settentrionale e Centrale i SI si attestano all’81,07% con un’affluenza al 22%, ossia 89 mila votanti su quasi 400 mila aventi diritto. Più bassa infine l’affluenza in Africa, Asia, Oceania e Antartide dove hanno partecipato al voto 47 mila elettori su 240 mila aventi diritto ossia  il 19%: anche qui vittoria comunque netta del SI con un 79,46%.

Michele Schiavone, segretario generale Cgie 
​​​​​​​"Al Governo chiediamo più attenzione per gli italiani all'estero"

Michele Schiavone

 Per questo referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari, nella Circoscrizione Estera erano chiamati al voto 4 milioni e mezzo di connazionali residenti nei diversi continenti ed aventi quindi diritto di voto per corrispondenza: all’indomani del voto, che ha visto all’estero la netta vittoria del ‘SI’ in modo ancor più forte che a livello nazionale (con punte addirittura dell’80%), il dato più evidente è però parso quella relativo alla partecipazione.
Questo perché all’estero la partecipazione non è stata alta, con una media del 23%. Probabilmente le ragioni sono da ricercare, specialmente in alcune parti del mondo, nelle situazioni di diffusa pandemia da Covid. Sul risultato referendario e su altre questioni relative agli italiani nel mondo ha espresso la propria opinione Michele Schiavone, Segretario Generale del Cgie, da noi raggiunto telefonicamente.
“Nella Circoscrizione Estero la riduzione dei parlamentari, rispetto all’ambito nazionale, inciderà in modo maggiore sotto l’aspetto della rappresentanza delle nostre comunità all’interno del Parlamento italiano”, ha commentato Schiavone evidenziando come queste percentuali alte di votanti a favore della riduzione dei parlamentari, anche all’estero, possano essere interpretate in diversi modi.
Tre sono le possibili chiavi di lettura di questo risultato fornite da Schiavone: una risposta istintiva ad una politica percepita come distante dai cittadini oppure il frutto di una volontà di risparmio in termini economici o ancora la richiesta di riforme. “Qualunque sia stata la ragione del ‘SI’, il dato ci dice che soprattutto nella Circoscrizione Estero bisognerà avviare un percorso di riforme e una riflessione forte sulla rappresentanza degli italiani nel mondo, perché ormai parliamo di oltre 6 milioni di cittadini italiani ai quali vanno garantiti diritti e servizi”, ha aggiunto Schiavone che, come più volte avvenuto nei mesi precedenti, è tornato sul problema della mancanza di un’adeguata informazione referendaria per i connazionali.
“L’informazione sui contenuti referendari è stata assente e come Cgie abbiamo sollecitato le istituzioni in tal senso: l’Agcom, la Commissione di vigilanza parlamentare e la Rai chiedendo che le nostre comunità venissero informate attraverso i canali pubblici. Questo non è avvenuto se non in qualche area” , ha sottolineato il Segretario Generale che ha espresso rammarico. Il rammarico è per questa “occasione mancata che avrebbe potuto permettere ai connazionali di riavvicinarsi alle istituzioni e al nostro mondo”, così il Segretario Generale ha voluto lanciare l’appello anche al Governo affinché si possa ripartire dalle politiche per gli italiani all’estero, già all’indomani di questo referendum.
Un’occasione altresì mancata – in tal caso per il rinvio dovuto al Covid – è stata quella della tanto attesa, da oltre dieci anni, Conferenza Permanente Stato-Regioni-Province Autonome-Cgie che avrebbe consentito di fare il punto proprio sulle politiche destinate agli italiani nel mondo. “E’ un appuntamento saltato ma cercheremo di riorganizzarla diversamente. Ci rendiamo infatti conto che le decisioni assunte dalle istituzioni a suo tempo su questi temi non corrispondono più al mondo attuale dell’emigrazione. Bisogna recuperare il gap che esiste tra chi vive fuori dall’Italia ed il nostro Paese”, ha spiegato Schiavone che all’orizzonte vede l’imminente incontro del 28 settembre: l’Assemblea Plenaria del Cgie, che sarà un’occasione per dialogare direttamente con il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Alla plenaria l’argomento sarà di fatto uno, sebbene esso abbia molte sfaccettature: l’Italia e gli italiani all’estero prima, durante e dopo il Covid. “Sono passaggi temporali cruciali per capire come si andrà a ridefinire la società una volta superata l’emergenza sanitaria. Quindi discuteremo di cosa è successo nel mondo e qual è stato il ruolo della rappresentanza diplomatico-consolare nonché di quella parlamentare degli italiani all’estero, dei Comites, del Cgie e delle associazioni”, ha aggiunto Schiavone annunciando che si metteranno in luce gli interventi prodotti dall’estero in soccorso del nostro Paese nella fase più difficile del Covid.
Infine ci si interrogherà sulle misure messe in campo dal Governo con i diversi decreti: dal Cura Italia al decreto Rilancio passando per il decreto Semplificazioni. “Per essere sinceri, gli italiani all’estero hanno raccolto molto poco, pur con interventi così corposi, e quindi chiederemo una maggiore attenzione ai connazionali nel mondo”, ha concluso Schiavone definendo gli italiani all’estero come “un’avanguardia all’internazionalizzazione per l’inserimento delle nostre aziende sui mercati ma anche sotto l’aspetto culturale del Vivere all’Italiana”.  All’appuntamento del 28 settembre faranno seguito altre videoconferenze (con data ancora da definire) monotematiche sui temi specifici elaborati dalle Commissioni tematiche del Cgie.
Simone Sperduto - Inform

Congresso Acli Ticino sabato a Breganzona
Convegno sul tema: viviamo il presente. costruiamo il domani

Abbiamo vissuto e stiamo vivendo una circostanza storica che non possiamo dimenticare, l’emergenza Covid-19, e il nostro 14° congresso si colloca in questo periodo difficile per l’umanità. Come ha detto papa Francesco: “Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla”. Potremo dire che non sarà sprecata se ci sarà l’impegno che riguarda il presente ma anche il futuro: si deve tenere fede alle misure economiche intraprese, per artigiani, turismo, salariati, disoccupati di lungo periodo e famiglie disagiate. È necessario soprattutto un impegno per togliere le grandi disuguaglianze sociali con una politica che sia davvero Sociale.
È su questa base che le ACLI Ticino si incontreranno per il congresso di sabato prossimo, 26 settembre, alle ore 9.00 presso la Chiesa della Trasfigurazione di Lugano. I lavori proseguiranno poi con il saluto degli invitati, la relazione del Presidente, l’intervento dei Delegati e un dibattito conclusivo. Nel pomeriggio a partire dalle ore 14.00 ci saranno l’elezione del presidente e del Consiglio cantonale oltre che dei Delegati al Congresso ACLI Svizzera di Lugano del 24-25 aprile 2021. Alle 17.30 ci sarà lo spettacolo teatrale interpretato da Andrea Della Neve intitolato “Pop Economics live show”.
Programma
Saluto iniziale del Presidente del Circolo ACLI di Lugano; Nomina Presidenza Congresso; Nomina e insediamento Commissioni: Commissione verifica poteri, Commissione elettorale; Commissione mozioni e proposte di modifica Statuto ACLI Svizzera. Relazione introduttiva del Presidente ACLI Ticino Antonio Cartolano; Saluto degli ospiti: S.Ecc.za Rev.ma Mons. Vescovo Valerio Lazzeri, Consigliere di Stato On. Raffaele De Rosa, Sindaco di Lugano On. Marco Borradori, Min. Plenipotenziario Console Mauro Massoni. Presidente del Comites Ticino avv. Silvio Di Giulio.
Continuazione dibattito; Presentazione mozione finale; Presentazione proposte di modifica dello Statuto.
Elezione del Presidente cantonale, del Consiglio cantonale, dei Delegati al Congresso ACLI Svizzera (Lenzburg) del 14-15 nov. 2020.
Proclamazione degli eletti e inizio spettacolo teatrale "Pop Economix Live Show", che racconta la crisi globale che ci ha investito. Lo fa in modo semplice, divertente e puntuale attraverso gli occhi di un narratore. Un grande racconto collettivo per ritrovare il filo della nostra memoria, mettere in fila i fatti, i nomi e i meccanismi che, senza neppure che ce ne accorgessimo, hanno travolto il nostro mondo e le nostre speranze negli ultimi quindici anni.
Per restituire significato e spessore narrativo a parole abusate rendendo tutti, ma proprio tutti, in grado di capire e dunque di scegliere, liberamente e consapevolmente. Teatro che riesce a coinvolgere la mente e il cuore delle persone, che evoca paure e fatiche, ma anche indignazione e speranze, voglia di reagire e di cercare nuove strade per un'economia più rispettosa dell'uomo e del pianeta.

Sardegna: si riunisce la Consulta regionale dell’emigrazione

Il prossimo 25 settembre si riunirà a Cagliari la Consulta regionale per l’Emigrazione. I lavori della Consulta,  convocata dal presidente, assessore del Lavoro Alessandra Zedda (foto), si svolgeranno a partire dalle ore 13 in presenza e in videoconferenza. All’ordine del giorno: comunicazioni del presidente della Consulta Zedda, esame del Programma annuale per l’emigrazione 2020, stato dell’arte e presentazione di attività di competenza regionale, prima ipotesi per l’organizzazione della Conferenza dell’Emigrazione da tenersi presumibilmente nel 2021, proposte e osservazioni.

Libri da leggere almeno una volta nella vita

Perché lo stato islamico minaccia l’occidente 

Decapitazioni di arabi e occidentali e attentati nel cuore di un’Europa incredula, donne schiavizzate, bambini trasformati in killer, pulizia etnica, fosse comuni e la richiesta di obbedienza assoluta. Da Aleppo a Baghdad lo Stato Islamico guidato dal Califfo Abu Bakr al-Baghdadi ridisegna la geografia del Medio Oriente e incombe minacciosamente su di noi. Ma da dove vengono i jihadisti che vogliono purificare il mondo dagli infedeli? 
Maurizio Molinari rivela in questo libro la genesi di un’ideologia religiosa totalitaria che evoca le brutalità di Hitler e Stalin, travolge l’Islam e genera violenze orrende. Comprese le stragi come quelle di Parigi, nella redazione del settimanale “Charlie Hebdo” e nel supermercato “Yper Cacher”. Sono terroristi che nascono dall’odio per il prossimo, amano la morte, reclutati e addestrati per fare scempio di chiunque non la pensa come loro: musulmano, cristiano, ebreo o ateo poco importa. “Osama Bin Laden voleva sconvolgere l’America per spingerla a ritirarsi dal Medio Oriente” scrive Molinari, “al–Baghdadi ha trasformato la guerra santa in uno Stato con cui tutti dobbiamo fare i conti”. 
Uno Stato che si basa su un buon sistema amministrativo perché a differenza di altri gruppi jihadisti, il Califfo sa che per consolidare il consenso l’arma migliore è quella di distribuire pane, acqua ed elettricità, facendo attenzione ad assumere gli ingegneri giusti per gestire dighe e pozzi petroliferi. La ferocia dei tagliagole è solo la punta dell’iceberg di un potere, efficiente e barbarico, che mette a rischio anche la nostra sicurezza.

Buono a sapersi

Attento a come dormi, la posizione può influenzare la nostra salute

Le posizioni sono importanti, soprattutto a letto. No, stavolta il sesso non c'entra, ma il sonno sì. Gli esperti dicono che la posizione in cui dormiamo può influenzare seriamente la nostra salute e il nostro benessere, aiutandoci addirittura a prevenire l'Alzheimer.
Secondo quanto riportato dal Daily Mail, pare infatti che dormire sul lato sinistro incrementi la probabilità di avere incubi... ma non solo. Dormite sulla vostra sinistra? Avrete benefici allo stomaco "grazie a un particolare allineamento degli organi - spiega l'esperto Matthew Noble - che riduce la percentuale di acidità". Secondo studiosi della turca Yuzuncu Yil University, però, coricarsi sul fianco sinistro aumenta la possibilità di avere incubi: 40.9% contro il 14.% di chi dorme a destra.
Per chi si addormenta supino, è importante allineare ginocchia e spina dorsale per alleviare il dolore alla schiena. Non solo, ma dormendo sulla schiena si protegge anche la pelle, perché la vostra faccia non sarà schiacciata contro il cuscino per sei o sette ore consecutive. Ma se avete una persona accanto, evitate di prendere sonno sulla schiena. Perché? La lingua cade alla fine del palato occludendo le vie respiratorie e raddoppiando le possibilità di russare o di avere apnee notturne. Non siete convinti?
Pro e contro anche per gli affezionati alla posizione fetale (foto). Se da un lato gli osteopati la raccomandano per aiutare la respirazione e consentire una maggiore flessibilità alla spina dorsale, è sconsigliata per chi soffre di reumatismi al collo: la pressione sulle articolazioni alla base del cranio potrebbe infatti peggiorarli. La soluzione? Posizionare un cuscino sotto la testa per alleggerire il peso su collo e schiena, e aggiungerne uno tra le ginocchia per aumentare il comfort.
Dormire sul lato destro è l'ideale per chi soffre di pressione alta. In questa posizione, infatti, il cuore avrà più spazio sul lato sinistro della cavità toracica, portando a un lieve abbassamento della pressione. Il fianco destro è una buona 'medicina' anche per il cervello e il sistema nervoso e potrebbe, secondo i ricercatori della Stony Brook University, prevenire l'Alzheimer. E' però una posizione da evitare assolutamente se si è in dolce attesa, perché potrebbe restringere il flusso sanguigno diretto al feto.
Dulcis in fundo il sonno sulla pancia, che favorisce la digestione dopo un pasto pesante e porta a fare sogni più eccitanti, ma è una pessima compagna per la respirazione: essa può infatti pizzicare i nervi e provocare mal di testa e tensione nelle spalle. A voi la scelta.

La Foto del Giorno

di Maurizio Colella - Bienne

Cattivi pensieri

00:00:00