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​​​​​​​Direttore: Pasquale Sacino - Redazione: Mettstr. 75 - 2504 Bienne - Telefono: 032 345 20 24 - rinascita@bluewin.ch​​​​​​​
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Esteso l’obbligo del certificato Covid, tornano le mascherine

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​​​​​​​Bienne, 3  Dicembre 2021 - Il consiglio federale, dopo una consultazione di 24 ore con i cantoni, ha deciso l'introduzione in Svizzera di nuove misure per contrastare la pandemia di Covid-19, che è tornata prepotentemente alla ribalta negli ultimi giorni. 
Esteso l’obbligo del certificato Covid, tornano le mascherine
Il Consiglio federale ha deciso di adottare nuove misure per lottare contro il Covid. Tra queste ci sono l'estensione dell'obbligo della mascherina, un rafforzamento della raccomandazione del telelavoro e la possibilità per i gestori di escludere i testati da determinati eventi per i quali è necessario avere il pass. Non sarà quindi necessario disporre del certificato sanitario – anche se rimarrà raccomandato – per ritrovarsi in famiglia a Natale o per il cenone di San Silvestro tra amici.
Il virus si diffonde di nuovo
Oltre ai focolai locali, principalmente nelle scuole e nelle case per anziani, il virus si sta nuovamente diffondendo tra la popolazione. Nelle ultime settimane, il numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva è aumentato fortemente. Nelle persone vaccinate o guarite, il decorso della malattia è invece solitamente lieve. A ciò si aggiunge l'arrivo della nuova variante Omicron, definita «preoccupante» dall'OMS. Di questa si sa ancora poco, il governo suppone che sia altamente contagiosa ed è possibile che anche le persone immuni alla Delta possano essere infettate. Non è nemmeno chiaro quanto protegga dai corsi gravi la vaccinazione e neppure quanto Omicron sia pericolosa. Lo scopo delle misure annunciate oggi – entreranno in vigore lunedì e lo resteranno almeno fino al 24 gennaio – non è combattere direttamente la variante Omicron, ma ridurre il numero di infezioni causati dalla Delta. L'idea è di alleggerire il più possibile le strutture ospedaliere. Uno strumento importante per farlo è anche la dose di richiamo della vaccinazione.
Estensione dell'obbligo del certificato
Tra le misure annunciate oggi figura l'obbligo di presentare il certificato sarà esteso a tutte le manifestazioni pubblicamente accessibili che si svolgono al coperto, così come a tutte le attività sportive e culturali amatoriali che si tengono al chiuso. L'eccezione per i gruppi fino a 30 persone viene così soppressa. Vengono invece eliminate, considerato che coloro che volevano farsi vaccinare hanno potuto farlo, tutte le restrizioni di capacità decise in base alla legge Covid-19, soprattutto nei luoghi chiusi. Per gli eventi all'aperto, il limite per l'obbligo del pass covid scende da 1000 e 300 partecipanti. Per quanto riguarda il ricorso al pass covid, rispetto alle misure inviate martedì in consultazione c'è una importante novità: alle riunioni private – in famiglia o tra amici – in spazi chiusi alle quali partecipano più di 10 persone il certificato non sarà imposto; è comunque fortemente raccomandato.
Mascherina quasi ovunque
Altro provvedimento deciso dal governo: la mascherina dovrà essere portata negli spazi interni delle strutture pubblicamente accessibili, incluse le manifestazioni al chiuso ma non le riunioni private, in cui vige l'obbligo del certificato covid. Dove non è possibile mettere una mascherina protettiva sono previsti provvedimenti alternativi. Nei ristoranti si potrà consumare solo restando seduti. Nel caso in cui non si possa indossare la mascherina, per esempio durante attività culturali e sportive, vanno registrati i dati di contatto.
Il «2G»
Da notare anche che per tutte le strutture pubbliche soggette all'obbligo del certificato e tutte le manifestazioni al chiuso e all'aperto è inoltre prevista la possibilità di limitare l'accesso alle persone vaccinate e guarite (il cosiddetto dispositivo «2G», dal tedesco «geimpft» e «genesen") e di rinunciare all'obbligo della maschera. Questa misura è stata pensata anche per le discoteche, dove è difficile immaginabile di consumare restando seduti a un tavolo. La possibilità del «2G» si giustifica col fatto che le persone vaccinate e guarite sono significativamente meno contagiose. In caso di infezione hanno inoltre una probabilità molto alta di essere protette da un decorso grave o dall'ospedalizzazione. Per rendere facilmente identificabili le persone che dispongono di un certificato sanitario «2G», l'app «Covid Cert» per smartphone sarà aggiornata. La nuova versione sarà pronta il 13 dicembre. Nel frattempo la verifica dovrà essere fatta manualmente.
Al lavoro ma non a scuola
È previsto anche un rafforzamento delle misure sul posto di lavoro. Per ridurre i contatti sul posto di lavoro viene fortemente raccomandato il telelavoro, ma non ci sarà alcun obbligo: i Cantoni e le parti sociali si sono espressi a larga maggioranza contro. Dal punto di vista epidemiologico una regola vincolante sarebbe tuttavia più efficace, afferma il governo. Altra novità: tutti i dipendenti devono indossare la mascherina negli spazi chiusi, se sono presenti più persone. Il governo rinuncia invece ai test nelle scuole, visti i pareri contrari di 17 Cantoni su 26. L'esecutivo resta però convinto dell'efficacia dei test ripetuti allo scopo di interrompere le catene di trasmissione. Circa la validità dei certificati sanitari ottenuti grazie a un tampone, solo quelli generati da un test rapido saranno valevoli 24 ore in meno (ossia 24 ore invece di 48). I test PCR continuano ad essere validi per 72 ore.
Doppio test per chi viaggia
Nella sua seduta il Consiglio federale ha anche modificato le disposizioni per l'entrata in Svizzera. Da domani saranno stralciati tutti i Paesi dall'elenco degli Stati e delle regioni per i quali vige l'obbligo della quarantena. Chi entra nel nostro Paese dovrà però sottoposti a un doppio test: uno PCR prima dell'arrivo in Svizzera e un secondo – PCR o antigenico rapido – tra il quarto e il settimo giorno dopo l'entrata. In questo modo si può identificare le persone che sono state contagiate poco prima o durante il viaggio. I costi del test sono a carico dei viaggiatori. Ai cittadini di Stati terzi non vaccinati che desiderano entrare nello spazio Schengen da Paesi o regioni considerati a rischio è vietata l'entrata in Svizzera per soggiorni temporanei senza attività lavorativa fino a 90 giorni in un periodo di 180 giorni, ad eccezione di determinate deroghe (casi di rigore). Questo vale in particolare per il turismo e i soggiorni di visita.
La situazione in Svizzera
In Svizzera, nelle ultime 24 ore, si sono registrati 9951 nuovi casi di Covid, secondo l’Ufficio federale della sanità pubblica. 29 nuovi decessi sono stati segnalati. 118 persone sono state ricoverate in ospedale. Nel corso delle ultime 24 ore sono stati trasmessi i risultati di 65'376 test, indica l’UFSP. Il tasso di positività è del 15,22%.
La situazione in Ticino e nei Grigioni
In Ticino, nelle ultime 24 ore, sono state registrate 186 nuove infezioni (il giorno prima erano 160.) Le persone ricoverate sono 67 (+3), mentre i pazienti in terapia intensiva sono otto. Non vengono segnalati decessi. Nei Grigioni, sono stati registrati in 24 ore 267 nuovi contagi, numero che si avvicina ai massimi da inizio pandemia. Una persona è morta per le conseguenze del Covid, portando il totale a 209 (3 nell'ultima settimana).
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In Svizzera 9’951 contagi, scende il tasso di riproduzione

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Nelle ultime 24 ore si segnalano 29 decessi e 118 ricoveri
Bienne, 3 Dicembre 2021 - In Svizzera, nelle ultime 24 ore, si sono registrati 9’951 nuovi casi di coronavirus, secondo le cifre pubblicate dall’Ufficio federale della sanità pubblica. 29 nuovi decessi sono stati segnalati. 118 persone sono state ricoverate in ospedale. Le terapie intensive sono occupate al 27,9% da pazienti Covid su un’occupazione totale dell’81,20%.
Nel corso delle ultime 24 ore sono stati trasmessi i risultati di 65’376 test, indica l’Ufsp. Il tasso di positività è del 15,22%. Sull’arco di due settimane, il numero totale di infezioni è 100’289. I casi per 100’000 abitanti negli ultimi 14 giorni sono 1151,51. Il tasso di riproduzione, che ha un ritardo di una decina di giorni sugli altri dati, si attesta a 1,18.
Il 65,93% della popolazione in Svizzera è totalmente vaccinata. Il 24,24% delle persone sopra i 65 anni ha già ricevuto una terza dose. Dall’inizio della pandemia, 1’044’628 casi di Covid-19 sono stati confermati in laboratorio su un totale di 13’046’527 test effettuati in Svizzera e nel Liechtenstein. In totale si contano 11’218 decessi e il numero di persone ospedalizzate si attesta a 35’967. In Svizzera si contano attualmente 45’096 persone in isolamento e 33’730 entrate in contatto con loro e messe in quarantena.

Il Consiglio nazionale rimette in gioco i test gratuiti

Bienne, 2  Dicembre 2021 - I test per il depistaggio del coronavirus dovrebbero ritornare a essere gratuiti, mentre le persone risultate negative – nel corso di test nelle scuole, in azienda o in case di cura – dovrebbero poter ottenere un certificato. È l’opinione del Consiglio nazionale che ha approvato questa aggiunta alla legge Covid-19 sottoposta all’esame del plenum.
Tutte le proposte dell’Udc di limitare il raggio di azione del Consiglio federale sono state respinte. Il Plr, per motivi di costi, si è opposto invano alla gratuità degli esami anti-Covid. A detta del partito, è ragionevole pretendere che i costi dei test eseguiti nell’ambito di manifestazioni private siano sostenuti dagli organizzatori secondo il principio del “chi inquina paga”.
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L’autodistruzione della nostra identità
Un disegno politico perseguito lucidamente

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Bienne, 3  Dicembre 2021 Ormai siam tornati allo slogan “contrordine compagni”, con il quale Giovanni Guareschi si faceva beffe dell’obbedienza cieca alle direttive dall’alto comune nei militanti del vecchio Partito Comunista Italiano. Solo che questa volta non si parla del Pci e dei riti della sinistra vecchio stile. Ad essere coinvolta è, niente meno, la Commissione europea, massimo organo di governo della Ue. La vicenda è molto nota e non mi dilungherò in dettagli. Importante è invece rilevare la precipitosa marcia indietro della Commissione di fronte alle critiche feroci che hanno accolto la divulgazione delle “Linee guida sulla comunicazione inclusiva” emanate da Bruxelles.
Così ci stiamo davvero arrivando, con grande gioia di vasti settori della sinistra italiana, europea e occidentale in genere. L’obiettivo da raggiungere – e in fase avanzata di conseguimento – è la perdita della nostra identità. O ancor meglio, e usando termini forse un po’ troppo filosofici, lo smarrimento della nostra anima.I burocrati dell’Unione si stanno finalmente avviando verso un Natale senza presepi e altri odiosi simboli dell’eredità cristiana. E, in aggiunta, aule da cui il crocifisso è severamente bandito. Col che le feste si riducono a fiere puramente commerciali da cui vengono espulsi con rigore inesorabile tutti i riferimenti al nostro passato, alla nostra storia. Difficile ormai capire “chi” e “cosa” siamo.
Il trionfo del politically correct avanza a passo di carica, tra rullare di tamburi e squilli di tromba. Senza comprendere che tale marcia ci porterà verso il nulla totale, un vuoto che altri – più astuti di noi – non faticheranno a riempire con simboli e attitudini estranei all’Occidente.
Siamo diventati deboli, schizzinosi, attentissimi ai valori altrui e sprezzanti verso quelli che hanno forgiato da due millenni a questa parte il nostro modo di vedere il mondo, le griglie interpretative che sottendono la nostra cultura.
Ma siamo proprio sicuri che le suddette “Linee guida” siano opera soltanto di sciapi burocrati, e debbano quindi essere svalutate? Mi permetto di nutrire qualche dubbio al riguardo. Una certa copertura politica devono pur averla, e non mi stupirei se Ursula von der Leyen e Charles Michel, pur detestandosi a vicenda, avessero dato un contributo importante alla loro stesura.
È davvero sconfortante vedere come la marcia di cui sopra trovi legittimazione proprio nelle sedi simbolo del potere. Il palazzone sede dell’Unione europea a Bruxelles in primis, senza però scordare che pressoché tutti i vertici dell’Occidente, ancor più che disorientati, sembrano intenti a un’opera di autodistruzione senza fine.
Ed è una tendenza perseguita con lucidità degna di miglior causa. Non autoinganno, dunque, bensì un disegno limpido e coerente basato su luoghi comuni (diventati tali negli ultimi tempi), su complessi di colpa e su un desiderio infinito di espiazione. Complessi di colpa – sia detto per onestà – che altri non nutrono affatto, anche se la loro storia indurrebbe a pensare che non sono certo migliori di noi. Anzi: il contrario.
Senza posa il tentativo di gettare ponti anche quando si capisce che non daranno i frutti sperati. Il dialogo implica, ovviamente, che l’altra parte sia disposta non solo ad ascoltare, ma anche a fare concessioni rinunciando a qualcosa. E invece le concessioni sono sempre unilaterali. Non può essere altrimenti quando l’interlocutore – moderato o estremista che sia – è comunque convinto di avere ragione per il fatto di accedere a una Verità assoluta e incontrovertibile.
Ci si chiede a quali criteri di razionalità obbedisca il “consiglio” di evitare di dare ai neonati nomi cristiani quali Maria e Giovanni, poiché essi non sarebbero affatto “inclusivi” dal momento che sono legati a una certa civiltà e a una specifica cultura (le nostre). Chiediamoci pure cosa accadrebbe se “consigliassimo” ai genitori musulmani di non attribuire nomi come Mohamed e Aisha ai loro bimbi. Facile prevedere le reazioni scandalizzate, magari accompagnate da qualche attentato.
Nel mentre aumenta il numero degli Stati che, dopo aver adottato la sharia quale unica legge, proibiscono la pratica di ogni culto che non sia il loro, e pure qualsiasi riferimento al cristianesimo (pena la prigione o anche peggio). Si è detto tante volte che il dialogo vero deve per forza di cose basarsi sulla reciprocità. In altri termini, io ti consento di costruire un luogo di culto nel mio Paese se tu mi permetti di fare altrettanto nel tuo. Parole al vento, giacché restrizioni e persecuzioni sono addirittura aumentate e la Commissione europea non pare farci caso.
Né sembra lecito attendersi che coloro che approdano in Europa, mantenendo però i propri costumi e le loro leggi, siano disposti a rimpiazzare i termini “padre” e “madre” con “genitore 1” e “genitore 2”. Come dar loro torto in questo caso? Si tratta di una enorme sciocchezza dalla quale – per ora – un voto del Parlamento italiano ci ha salvato. Ma non è finita, giacché è molto probabile che venga riproposta, così come verranno plausibilmente riproposte le “Linee guida” della Commissione Ue di cui si è scritto dianzi.
A me pare che l’ottimismo manifestato da una certa parte del mondo politico (ed ecclesiale) sia infondato. E che giorni ancor peggiori di quelli che abbiamo appena vissuto siano lì ad attenderci senza una sia pur minima capacità di reazione. Del resto, non si sta forse proponendo in Belgio di eliminare ogni riferimento ai sessi sulle carte d’identità poiché esso risulterebbe troppo “binario”? E nel Regno Unito qualcuno non ha forse proposto di estendere il diritto di voto ai bambini delle elementari dai 6 anni in su? Una provocazione, s’è detto, ma non mi stupirei che fosse messa in pratica nel prossimo futuro.

L’Europa non può voltarsi dall’altra parte

Migliaia di migranti nel gelo della frontiera orientale dell’Unione

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Bienne, 29 Novembre 2021 - E' l'appello degli eurodeputati del gruppo S&D Pietro Bartolo, Brando Benifei e Pierfrancesco Majorino, in missione al confine fra Polonia e Bielorussia, dove qualche migliaio di persone provenienti soprattutto da Siria e Iraq cerca di entrare nell’Unione europea per presentare una richiesta di asilo, “come è loro diritto”.
Ne parla all’Agi per telefono dalla Polonia Pietro Bartolo, che delle questioni migratorie si occupa da quando era in prima linea come medico di Lampedusa e ora come europarlamentare da Strasburgo. Madri separate dai figli  “Una giovane madre siriana è stata ricoverata in un ospedale polacco: era stata picchiata e separata dai suoi figli. Quando uscirà non saprà dove trovarli. Una famiglia era uscita dalla “zona rossa” del confine perché volevano acquistare le scarpe alla loro bambina che le aveva perse. Non solo non è stato loro permesso di farlo, ma la polizia li ha caricati in un furgoni e rispediti nella foresta”, ha raccontato Bartolo, molto turbato nonostante nella sua lunga esperienza a Lampedusa abbia visto migliaia di migranti in gravissima difficoltà e moltissimi morti.
“Abbiamo voluto venire a vedere di persona qual è la situazione, come in precedenza già fatto in Grecia e Bosnia, per testimoniare la nostra vicinanza non solo ai migranti ma anche a quelli che cercano di aiutarli: in Polonia rischiano fino a 5 anni di carcere anche solo per portare del cibo o una coperta a quelle famiglie che soffrono il freddo e la fame nella foresta”, spiega ancora. Clima di paura anche fra i volontari “Il clima è di paura: chi aiuta i migranti non vuole apparire, le testimonianze sono anonime, da parte di persone che rischiano di finire in prigione con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Anche le istituzioni locali, i medici e gli attivisti sono intimiditi dalle scelte del governo di Varsavia che ingiunge loro di non aiutare quelle persone. Trovo sia un modo immorale di comportarsi: la polizia ha l’ordine di riportare nella foresta chi cerca di uscire allo scoperto invocando il diritto di chiedere asilo, ma qui di notte le temperature scendono sotto lo zero e le persone stanno morendo. Non ci sono cifre ufficiali, poiché è impossibile andare a controllare, ma i morti sono almeno 20". Bartolo sottolinea ancora che "se l’Europa si gira dall’altra parte, il governo polacco è invece attivo con muri, violenze e filo spinato. L’Unione europea non dovrebbe permetterlo, questa non è la nostra Europa”.
Ora i tre europarlamentari stanno ripartendo per Bruxelles, ma “dando le spalle a quella foresta buia e gelida - conclude l'ex medico di Lampedusa - mi sono sentito male. Da oggi stesso faremo tutte le pressioni di cui saremo capaci sulle istituzioni Ue perché facciano qualcosa per aiutare qualche migliaio di persone che chiedono solo di sopravvivere. Lasciandoli al loro destino, dimostriamo alla Bielorussia di Lukashenko che le sue azioni e minacce funzionano”.
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Nessuno si chiede perché siamo stati costretti a partire?

Italiani nel Mondo-Regioni-Associazioni

Parlamentari eletti all'estero
Il Senato annulla l’elezione di Adriano Cario

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Adriano Cario
Bienne, 2  Dicembre 2021 - L’Aula del Senato ha votato questa mattina contro la convalida dell’elezione di Adriano Cario, ribaltando così la decisione della Giunta delle elezioni. L’Aula – con scrutinio segreto – ha approvato un ordine del giorno a prima firma Malpezzi (Pd) in cui si chiedeva di annullare l’elezione di Cario. A sostegno dell’odg si sono espressi deputati del Gruppo Misto, Italia Viva, Fratelli d’Italia, Pd e Movimento 5 Stelle. Tutti, al di là del merito dell’esposto di Fabio Porta – candidato Pd che ha presentato ricorso contro l’elezione di Cario di cui prenderà il posto in Senato a quasi 4 anni dal voto del 2018 – hanno evidenziato la necessità, per il Senato, di contrastare qualsiasi ombra di brogli nella sua formazione.
Lo ha fatto il senatore De Falco (Misto), che ha contestato i due punti alla base della decisione della Camera di consiglio della Giunta delle elezioni: il ricorso tardivo di Porta e le poche schede esaminate – la cosiddetta prova di resistenza – sul totale. Poche schede su cui comunque la Giunta, ma anche la Procura di Roma, hanno incontrovertibilmente accertato la contraffazione. Si tratta, ha detto Cucca (Iv), di “accertamenti dai segni inequivocabili di brogli”. “Se convalidassimo l’elezione affermeremmo che si possono commettere reati per essere eletti”, ha aggiunto.
Prima firmataria degli ordini del giorno all’esame dell’Aula – il primo respinto, il secondo approvato – Simona Malpezza (Pd) nel suo intervento ha ricordato di essere stata un’italiana all’estero, che, da residente in Germania, la sua parlamentare di riferimento era Laura Garavini – ora senatrice Iv – e che ha la gioia di avere nel gruppo Francesco Giacobbe. “Questa – ha sottolineato – non è la battaglia di Fabio Porta o del Pd, ma dei cittadini all’estero” che, numerosissimi, “stanno firmando una petizione con cui ci chiedono di valutare con attenzione un voto in cui loro non si riconoscono. I brogli inficiano la speranza degli italiani all’estero di avere rappresentanti in cui si riconoscono. Neanche loro possono permettersi che ci siano ombre e opacità sul loro voto”. Al Senato, la senatrice ha chiesto un “atto di coraggio per fare la cosa giusta”.
Le conclusioni della Camera di Consiglio sono state confutate anche da Gallicchio, senatrice 5 stelle membro della Giunta delle elezioni” che ha prima sostenuto, per il Senato, l’impossibilità “accettare l’ombra dei brogli sulla sua elezione” e poi la necessità di “modificare completamente le modalità di voto all’estero” perché “c’è un grande vulnus, non c’è trasparenza nello spostamento delle schede, né si ha certezza di chi le spedisce e di chi esprime il voto”. “Noi 5 Stelle ci siamo battuti e abbiamo ottenuto il voto elettronico per il voto all’estero”, ha quindi affermato la senatrice, riferendosi presumibilmente alla sperimentazione del voto elettronico per le elezioni dei Comites. Le conclusioni della camera di consiglio, ha concluso, “non sono condivisibili, nè politicamente né giuridicamente”. Al Senato serve un “segnale di dignità” e “annullare l’elezione di Cario”.
Ha votato l’ordine del giorno anche Fratelli d’Italia, come confermato da Balboni, perché “è inaccettabile che rimangano dubbi sulla legittimità dell’elezione di un senatore”. I brogli “sono accertati e clamorosi, frutto di un lavoro di un’associazione a delinquere che voleva inquinare il voto”. Certo “non sappiamo fino a che punto tale lavoro ha sovvertito l’esito del voto, ma il dubbio è grave e tale da non poter permetterci di convalidare l’elezione di un senatore su cui incombe tale sospetto”.
Di caso “molto allarmante” ha parlato Rossomando, senatrice Pd e membro della Giunta. Tre i punti evidenziati: “nessuno ha messo in dubbio la contraffazione delle schede, il dato è oggettivo; non è obiettabile il metodo delle analisi a campione, che è prassi consolidata e stabilita dal regolamento del Senato; infine, il campione è attendibile, perché le schede provengono da sezioni territoriali, ma raggruppate in sezioni artificiosamente nominate in Italia” come prevede lo scrutinio dei voti dell’estero. Dunque “il campione è particolarmente attendibile”, ha ribadito Rossomando, che ha ricordato come Procura di Roma e Comitato ristretto della Giunta abbiano analizzato schede diverse. “A noi spetta difendere la dignità e l’onore di quest’Aula”.
Dello stesso avviso, Laura Garavini – senatrice di Italia Viva eletta in Europa – secondo cui, con il voto, decidiamo “se vogliamo essere per la legalità o no”. Infine, è intervenuto Adriano Cario che si è detto “tranquillo, perché estraneo a qualsiasi ipotesi di brogli”. La sua elezione, ha aggiunto, viene contestata “sulla base di una perizia che arriva dopo 4 anni, senza che ci sia stata né imputazione né un avviso di garanzia” in tutto questo tempo; una perizia “senza contraddittorio” e “svolta su pochissime schede”, così come su “poche schede sono stati svolti gli accertamenti della Giunta”. “Non è possibile disporre la mia decadenza su medie proporzionali” fatte sui risultati di queste perizie, fatte – ha ribadito – “su poche decine di schede di tre sezioni su più di 100”. I
noltre, “sottraendo le schede non valide, la differenza di voti a mio favore mi vede avanti di migliaia di voti”. Alla Giunta Cario chiede di “verificare tutte le schede”.  Quindi, trattenendo a stento l’emozione, ha concluso: “spero di aver dimostrato la mia passione civile ereditata da mio padre, primo editore italiano in Sud America”. Aperto il voto sugli ordini del giorno – a scrutinio segreto – l’Aula ha respinto il primo e approvato il secondo che chiedeva di annullare l’elezione di Cario. La presidente Casellati, come da regolamento, ha quindi invitato la Giunta a “riunirsi per gli adempimenti conseguenti”. 

Cario decaduto: il Senato discute sul subentro di Porta 

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Bienne, 2  Dicembre 2021 - Sembrava fatta e invece Fabio Porta dovrà attendere ancora giorni per sapere se subentrerà sul seggio in Senato finora occupato da Adriano Cario. Questa mattina, l’Aula ha votato due ordini del giorno a prima firma Malpezzi, respingendo il primo e approvando il secondo. Quest’ultimo chiedeva di annullare l’elezione di Cario. Il primo – quello respinto - conteneva nella premessa un riferimento al “giudizio prognostico” proposto da Porta. Questo è quanto rilevato da Maurizio Gasparri, il presidente della Giunta delle elezioni riunita subito dopo il voto dell’Aula. Ed è qui che è ricominciata la discussione tra senatori di cui Gasparri ha dato conto in Aula per informare i colleghi che hanno bisogno di più tempo per decidere chi subentrerà a Cario.
“Con il primo voto – ha detto Gasparri – è stata respinta l'idea di non convalidare l'elezione al senatore Cairo, però si è anche votato contro il proseguo del dispositivo dell'ordine del giorno che fa riferimento alla locuzione “giudizio prognostico” proposta dal senatore Porta. Traducendola in italiano corrente, ci si riferisce alla questione delle schede non schede, cioè alla previsione che, se quelle schede discutibili si fossero riproposte (quindi prognostico nel senso di una previsione, di una prognosi) in tutta l'America Latina potevano determinare un diverso risultato.
L'Assemblea però ha votato contro quest'ordine del giorno, pertanto nel prosieguo dell'esame della Giunta, se noi dobbiamo prendere atto solo del secondo ordine del giorno, che afferma seccamente di non convalidare l'elezione di Cairo, che pure è stato votato, non siamo nella condizione di proclamare un altro senatore, perché non possiamo ignorare l'altro deliberato dell'Assemblea, secondo cui quelle contestazioni sulla scheda non sono valide”. Secondo Gasparri, respingendo il primo odg “l'Assemblea di fatto ha deliberato che le carte e i documenti del contestatore non sono valide”. Quindi, si è chiesto, “cosa facciamo, passiamo al terzo eletto?”. In questo momento “la Giunta non è in grado di prendere una decisione sull'attribuzione del seggio, se deve essere una decisione seria e meditata che consenta a tutti i Gruppi di esprimere le loro opinioni”.
Molto indispettita la presidente Casellati, che ha rivendicato le decisioni prese dalla Presidenza questa mattina circa la messa ai voti di entrambi gli odg. Quindi, ha incalzato Gasparri circa i tempi necessari per avere una decisione sulla successione. Riferendosi agli odg di Malpezzi, Casellati ha riassunto: “da una parte, c'è scritto di non convalidare l'elezione del senatore Adriano Cario, in base alle risultanze del procedimento, dalle quali risulta la piena attendibilità del giudizio prognostico per come proposto dalle difese svolte dal dottor Porta. Se capisco bene quello che significa, posto che il dottor Porta era quello che aveva conteso questo seggio, si chiedeva di non convalidare per dare la possibilità al dottor Porta di subentrare. Se mi fosse stato chiesto di fare una votazione per parti separate, come spesso succede, io avrei detto che non è possibile, perché i due concetti sono legati.
Nel primo ordine del giorno c'è scritto di non convalidare l'elezione del senatore Cario, perché noi vorremmo che risultasse la piena attendibilità e quindi risultasse il dottor Porta. E questo è stato respinto. Quindi il fatto dell'elezione era posto in riferimento alla sostituzione con il dottor Porta”. Nell'altro ordine del giorno, quello approvato, “invece si dice: io non voglio sic et simpliciter il senatore Cario. Da questo, che non era semplice perché il dubbio io l'ho avuto e l'ho anche manifestato aprendo la votazione, si evince che, non essendo stato precluso il secondo ordine del giorno, il senatore Cario è decaduto. Ora la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari si prenderà tutto il tempo necessario, se non ha la possibilità oggi di decidere diversamente, per effettuare tutti gli approfondimenti del caso”.
Nel dibattito, Ciriani (Fdi) ha espresso “sconcerto” perché l’Aula “ha votato ma non sa cosa”; Parrini (Pd) ha di fatto accusato Gasparri di voler montare un caso che non esiste: “questo Senato ha votato la decadenza del senatore Cario: questo è un fatto incontrovertibile. Non si può sentire il Presidente della Giunta per le elezioni dirci che l'organo che lui presiede non è in grado di formulare una decisione come conseguenza della decadenza del senatore Cario. Se Cario è decaduto, né il presidente Parini, né la presidente Casellati, né il presidente Gasparri decidono come si fa a sostituirlo; lo decide una legge dello Stato, che è la legge che regola l'elezione dei rappresentanti degli italiani all'estero” che dispone il subentro del primo dei non eletti.
Romani (Misto) è andato più sul tecnico, riprendendo i testi degli odg e sostenendo che forse la Presidenza non doveva porli in votazione entrambi, per poi definire “ragionevole la posizione del senatore Gasparri” e chiedere una “pausa di riflessione”. Di tutt’altro avviso Cucca (Iv) che ha definito la situazione “abbastanza surreale”: “dire che Fabio Porta viene escluso perché non è stato approvato quell'ordine del giorno è semplicemente un'aberrazione”. “L'unico organo che ha competenza a individuare chi deve subentrare non è l'Aula, ma la Giunta delle elezioni, che, verificate le carte, gli atti e quel che è accaduto, dice che al posto di Tizio deve subentrare Caio, secondo la legge di cui ha parlato il senatore Parrini. Questi sono i compiti”.
La presidente Casellati ha quindi ribadito che “chiaramente non è quest'Aula a poter decidere la sostituzione del senatore Cario, che è decaduto”. “Il voto di quest'Aula ha confermato la decadenza del senatore Cario: sono dell'avviso che la Giunta prenda il tempo necessario, magari non oggi, ma in un'altra seduta, per stabilire chi succederà, posto che magari in questo caso ci può essere qualche complicazione, che però quest'Assemblea non può certamente risolvere, perché non è di sua competenza, ma di competenza esclusiva della Giunta”. Nella Conferenza dei Capigruppo convocata oggi pomeriggio alle 18.30 si deciderà quando l'Assemblea esaminerà la questione della proclamazione di chi la Giunta deciderà di indicare.

Contributi alle Associazioni abruzzesi fuori regione
Cram: 16 i progetti finanziati. 15 dall’estero e 1 dall’Italia

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Bienne, 29 Novembre 2021 - Sedici progetti finanziati per un totale di 110 mila euro di risorse assegnate. Sono i numeri dell’Avviso voluto dal Cram- Consiglio regionale degli abruzzesi nel mondo per la concessione di contributi per attività culturali e di promozione sociale. I 16 progetti, pervenuti principalmente dall’estero (una sola l’associazione italiana, quella degli abruzzesi a Firenze), sono stati ritenuti tutti ammissibili e finanziabili, considerata – si sottolinea dalla Regione Abruzzo – la ricchezza delle proposte, la ricaduta sui territori in cui si svolgono le attività delle associazioni e la capacità di favorire la promozione del brand Abruzzo.
Le proposte progettuali sono pervenute da singole associazioni, ma anche da partenariati di più associazioni o da federazioni territoriali, come nel caso dell’Argentina e del Canada, Paesi nei quali si registra un gran numero di residenti di origine abruzzese, e dunque una più numerosa presenza di associazioni legate all’Abruzzo e intente a tenere vivo il legame con il territorio di provenienza.
I progetti riguardano l’organizzazione di eventi per la promozione della tradizione culturale e identitaria abruzzese (Canada, Venezuela); iniziative di interesse imprenditoriale che coinvolgono le associazioni residenti paesi e continenti lontani (nord America; Cina), iniziative di turismo sociale e delle radici (Canada, Svizzera, Belgio); eventi culturali con la partecipazione di soggetti qualificati del settore artistico (Federazione Argentina); sviluppo di forme nuove di comunicazione, attraverso l’utilizzo di strumenti di multimediali e social (Associazioni del Venezuela e dell’Argentina); studio e divulgazione di ricerche sul mondo dell’emigrazione abruzzese in un determinato Paese e nel mondo (Bolivia e Confederazione di associazioni in Argentina, anche in collaborazione con Università di Teramo).
“Una proposta variegata e stimolante – dichiara il Presidente della Regione Abruzzo e del Cram  Marco Marsilio –  a testimonianza della vivacità delle Associazioni che operano fuori regione e che ringrazio personalmente per quello che fanno tutti i giorni per l’Abruzzo. Una ulteriore testimonianza della capacità di queste associazioni di dare vita ad uno spirito di appartenenza molto forte, reso vivo dalle attività di tipo culturale e sociale che propongono sul territorio per i residenti abruzzesi”. La graduatoria dei progetti ammessi è pubblicata sul sito Cram Abruzzo. Le associazioni avranno tempo fino al 31 dicembre 2022 per realizzare la propria attività.
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In tutto il mondo 244 liste per 115 Comites

A conclusione dei lavori dei Comitati Elettorali Circoscrizionali, sono ben 244 le liste ammesse alle elezioni dei Comitati degli Italiani all’Estero, che si terranno il prossimo 3 dicembre 2021 e riguarderanno 115 Comites in tutto il mondo, di cui 9 di nuova istituzione. Lo rende noto la Direzione generale per gli italiani all’estero della Farnesina.
“Si tratta di un dato estremamente importante, con un 55% di aumento delle liste rispetto alle elezioni del 2015” ha commentato il Direttore Generale, Luigi Vignali “a conferma della forte volontà dei nostri connazionali di partecipare attivamente a questi importanti organismi di rappresentanza che tutelano e promuovono gli interessi delle nostre Comunità in tutto il mondo”. “È ora fondamentale che i nostri connazionali”, ha concluso Vignali, “continuino a registrarsi per esercitare il diritto di voto. C’è tempo fino al 3 novembre”.
Per i Comites si vota per corrispondenza: riceverà il plico solo chi si è registrato nell’elenco degli elettori entro il 3 novembre. I connazionali residenti all’estero, che siano residenti nella circoscrizione consolare almeno dal 3 giugno 2021 possono registrarsi attraverso il portale web FAST IT o inviando una apposita comunicazione per PEC, email o posta ordinaria, con inclusa copia di un documento di identità, oppure di persona recandosi presso gli Uffici consolari, sempre entro il 3 novembre. 

RETROMARCIA DELL'UE E IL "BUON NATALE" È SALVO  

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L'Ue ritira le linee sulla comunicazione dopo le polemiche
Bienne, 30 Novembre 2021 - "L'iniziativa delle linee guida aveva lo scopo di illustrare la diversità della cultura europea e di mostrare la natura inclusiva della Commissione. Tuttavia, la versione pubblicata delle linee guida non è funzionale a questo scopo. Non è un documento maturo e non va incontro ai nostri standard qualitativi. Quindi lo ritiro e lavoreremo ancora su questo documento". Lo dichiara la commissaria Ue all'Uguaglianza Helena Dalli, supervisor delle indicazioni per la comunicazione esterna e interna dell'Ue che, in queste ore, hanno sollevato diverse polemiche, a partire dai riferimenti al Natale.
Meglio "buone feste" che "buon Natale". Via ogni riferimento di genere. Mai presumere l'orientamento sessuale di una persona. Non rivolgersi alla platea con il classico "signore e signori". L'Unione Europea, con un documento interno per la comunicazione delle istituzioni comunitarie, traccia una sorta di nuovo decalogo linguistico nel segno del rispetto della diversità. Di qualsiasi diversità. Ma sulle nuove linee guida in Italia scoppia la bufera. "L'Europa cancella le nostre radici cristiane", è la trincea issata da Lega e Fdi. Mentre a Strasburgo l'azzurro Antonio Tajani inoltra immediatamente un'interrogazione scritta alla Commissione per chiedere di modificare le indicazioni.
Bruxelles si difende: "Non vietiamo o scoraggiamo l'uso della parola Natale, è ovvio. Celebrare il Natale e usare nomi e simboli cristiani sono parte della ricca eredità europea", spiegano fonti dell'esecutivo europeo. Ma ormai la polemica divampa. Il documento di una trentina di pagine ha un titolo inequivocabile: 'Union of Equality'. "Ognuno in Ue ha il diritto di essere trattato in maniera eguale" senza riferimenti di "genere, etnia, razza, religione, disabilità e orientamento sessuale", si legge nell'introduzione del documento, supervisionato da Dalli. "Le parole e le immagini che usiamo nella nostra comunicazione quotidiana trasmettono un messaggio su chi siamo e chi non siamo", è la tesi delle linee guida. Una tesi che ha diverse implicazioni pratiche che l'esecutivo Ue, nel documento, divide per settori. In tema di genere "sono preferibili" i nomi e pronomi neutrali.
Piuttosto che 'he' o 'she' (egli o ella), meglio usare un più generico 'they' (loro). Mai, inoltre, salutare una platea con 'ladies and gentlemen' ma presentarsi semplicemente con 'dear colleagues'. E se ci si rivolge ad una donna sarebbe sbagliato presumere il suo stato civile: al 'signora' o 'signorina' va preferito 'Ms'. "In ogni contenuto testuale o audiovisuale va assicurata la diversità" e in "qualsiasi panel va rispettato l'equilibrio di genere", si legge ancora nelle linee guida. Che affrontano anche il tema della disabilità e dell'età. Dire 'anziani' può essere offensivo, meglio usare 'popolazione più adulta', è l'invito di Palazzo Berlaymont. E piuttosto che scrivere o dire che una persona 'è disabile', è preferibile affermare che una persona 'ha una disabilità'. Nel documento, che si presenta come specchio fedele della cosiddetta 'woke generation', il tema dell'orientamento sessuale è centrale.
Mai dire 'un gay' ma piuttosto 'una persona gay'. Usare la formula 'una coppia lesbica' e non 'due lesbiche'. Anche nella rappresentazione di una famiglia vocaboli come 'marito', 'moglie', 'padre' o 'madre' non rispecchiano il linguaggio inclusivo voluto dall'Ue. L'indirizzo resta quello della neutralità: usare, perciò, parole come 'partner' o 'genitori'. L'inclusione, per i vertici Ue, deve essere chiaramente anche religiosa. Così, quando si compila un comunicato, la Commissione sconsiglia al suo staff di usare parole "tipiche" di una specifica religione. Un esempio? Alla frase 'Maria e John sono una coppia internazionale' andrebbe sostituita 'Malika e Giulio sono una coppia internazionale'. E la neutralità, per la Commissione, dovrebbe valere anche per le feste religiose. Usando un generico 'festività' e non il nome della festa in questione.
Ed è soprattutto qui che, in Italia, il centrodestra (e non solo) insorge. "Viva il Natale sperando che in Europa non si offenda nessuno", ironizza Matteo Salvini. "La nostra identità non si cancella", sbotta Giorgia Meloni."Le destre sono provinciali e strumentalizzano", replica l'europarlamentare Pd Pina Picierno.E in serata è la Commissione a replicare. Ribadendo l'importanza dell'inclusività e la "neutralità" dell'esecutivo Ue su temi religiosi. Ma ammettendo che, forse, "gli esempi" fatti nel documento "potevano essere migliori".
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Il Mondo nelle nostre mani

Tel Aviv è la città più cara al mondo

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Tel Aviv
Bienne, 2  Dicembre 2021 - Tel Aviv ha superato Parigi, Hong Kong, Zurigo e Singapore ed è diventata la città più cara del mondo secondo la classifica annuale del settimanale britannico Economist. Dalla quinta posizione del 2020, Tel Aviv è passata per la prima volta in testa alla classifica e questo riflette, secondo chi la compila, "la forza della moneta israeliana, lo shekel, rispetto al dollaro, poiché l'indice utilizza come base i prezzi di New York".    
Parigi, Zurigo e Hong Kong erano primi a pari merito nell'edizione dell'anno scorso, ma quest'anno al secondo posto ci sono invece Parigi e Singapore. In generale, rileva l'Economist, l'aumento dei prezzi rilevato è stato il più rapido degli ultimi 5 anni, pari al 3,5%. "I problemi della catena di approvvigionamento hanno contribuito ai rincari, mentre il Covid e le restrizioni che comporta continuano a pesare sulla produzione e i commerci mondiali. 
Damasco si conferma la città memo cara del mondo, a causa del basso rapporto fra il valore della moneta locale e quello del dollaro: la guerra civile continua a deprimere l'economia e i prezzi in dollari dei prodotti sono ai minimi termini. La capitale siriana subisce una forte inflazione come anche Caracas, Buenos Aires e Teheran. La capitale iraniana è quella che ha registrato il maggior rialzo in classifica, passando dalla 79esima alla 29esima posizione: in questo caso, l'aumento dei prezzi è legato al perdurare delle sanzioni Usa.    
"In generale, la parte alta della classifica resta dominata dalle città europee e da quelle asiatiche sviluppate, mentre quelle nordamericana e cinesi mantengono prezzi relativamente più bassi", precisa lo studio dell'Economist. Le città meno care, sempre considerando i prezzi in dollari, sono essenzialmente quelle mediorientali, africane o nei Paesi più poveri dell'Asia. 

Libri da leggere almeno una volta nella vita
Un libro significa emozione, condivisione, scoperta
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Sapevamo già tutto

di Giuseppe Governale

Editore:Solferino

C’era bisogno davvero del pentimento del boss Tommaso Buscetta per convincersi della forza della mafia, quando esistevano già il rapporto del questore di Palermo Ermanno Sangiorgi di fine Ottocento e quello degli anni Settanta del generale dei carabinieri dalla Chiesa? Perché quei documenti non portarono a una reazione pronta dello Stato? Che rapporto si è creato nel tempo tra la mafia e le istituzioni più inerti e accidiose, e come possiamo rimediare oggi a errori e ritardi?
A rispondere a questa e molte altre domande è Giuseppe Governale, a lungo ai vertici del Ros e della Dia, che spiega in queste pagine come e perché ha prevalso troppo a lungo la convivenza con il fenomeno criminale, e poi la «cultura dello zero a zero» della classe dirigente nazionale. Come se lo Stato avesse paura di vincere, non fosse per lo sforzo di molti rappresentanti della magistratura e delle forze dell’ordine, quanto meno dagli anni Ottanta in poi.
Una ricostruzione lucida e ardente della lotta alla criminalità organizzata tra storia e attualità, tesa a evidenziare le vulnerabilità e gli aspetti culturali e di soft power che alimentano le mafie, ma anche a rilanciare con passione l’impegno del Paese e dei suoi cittadini contro uno dei suoi nemici più insidiosi.
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La Foto del Giorno

Il tempo delle donne: il documentario su Nilde Iotti a Zurigo

​​​​​​​Bienne, 29 Novembre 2021 - “Nilde Iotti. Il tempo delle donne”, di Peter Marcias. Questo il titolo del documentario che verrà proiettato gratuitamente sabato, 4 dicembre, alle 11.00 presso la sede di “Coopi”, Società Cooperativa Italiana Zurigo – St. Jakobstrasse 6, a Zurigo.
L'evento fa parte del progetto "DocumentER" coordinato da D.E-R - Associazione documentaristi Emilia-Romagna e realizzato grazie al contributo della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, all’interno del Bando 2021 dedicato agli Enti locali è APS dell’Emilia-Romagna.DocumentER è un progetto socio culturale della D.E-R - Associazione documentaristi Emilia-Romagna, che comprende un ciclo di proiezioni dedicate alla valorizzazione della storia, della cultura e delle tradizioni dell’Emilia-Romagna, che si concluderà proprio domenica con questo che è il terzo appuntamento del ciclo a Zurigo, che si è svolto in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e con due associazioni di migranti italiani in Svizzera: “Coopi” (Società Cooperativa Italiana Zurigo) e Fabbrica di Zurigo presso il centro Interculturale “Punto di Incontro”.

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Un pensiero particolare

Ai nostri amici: chi è solo, chi soffre, ai malati, agli emarginati, ai dimenticati, ai discriminati e tutte quelle persone che non vediamo. Che possano trovare un po' di calore umano tra le braccia di chi l'incontra lungo la strada chiamata vita!
A chi ha lottato per tutta la vita contro la sorte ed oggi lotta contro l’indifferenza. A chi ha perso il treno giusto e la vita non gli ha concesso una seconda possibilità. A chi non ha nessun posto dove andare, nessuno da abbracciare e nessuno con cui parlare. A chi chiude la porta al mondo e in silenzio piange la sua solitudine, sperando solo che tutto passi in fretta. Perché vedere gli altri felici fa male, quando sai che anche tu meriteresti un briciolo di felicità. Chi si ricorderà di queste persone, con un gesto, una parola, un abbraccio o un invito a sorpresa accenderà la luce nei loro occhi. Chi crede alla famiglia ha il dovere di pensare anche a chi non ha famiglia.

Rassegna stampa

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