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​​​​​​​Direttore: Pasquale Sacino - Redazione: Mettstr. 75 - 2504 Bienne - Telefono: 032 345 20 24 - rinascita@bluewin.ch​​​​​​​
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INSIEME SI MIGLIORA IL PRESENTE

E SI COSTRUISCE UN FUTURO MIGLIORE ​​​​​​​

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Coronavirus, donne incinte tra le categorie a rischio

La situazione sul fronte del coronavirus in Svizzera è leggermente migliorata rispetto alla settimana scorsa, ma bisogna mantenere alta la guardia, ha detto Patrick Mathys, il capo della sezione Gestione delle crisi e cooperazione internazionale dell'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) nel corso di una conferenza stampa. Ci sono al momento 45 persone in terapia intensiva e 32 hanno bisogno di respiratore.
"La settimana scorsa la soglia delle 200 nuove infezioni è stata superata a più riprese, fortunatamente questa settimana abbiamo un po' meno casi", ha detto Mathys. I dati sono comunque alti e i cantoni devono rimanere vigili e attuare in modo coerente il tracciamento. La popolazione, dal canto suo, deve continuare ad essere vigile, mantenere le distanze e rispettare le norme igieniche, ha aggiunto. "La mobilità e i viaggi sono in aumento" e siamo tornati al livello pre-pandemia, ha aggiunto l'alto funzionario riferendosi al periodo 4-29 luglio. Per quanto riguarda l'obbligo di indossare la mascherina nei trasporti pubblici, le aziende del settore affermano che tra l'80 e il 100% dei passeggeri lo rispetta. "Questo rientra nell'ambito di ciò che ci si potrebbe aspettare", ha detto Mathys.
Donne incinte fra i gruppi a rischio
Gli esperti della Confederazione hanno pure annunciato di aver inserito le donne incinte nella lista delle persone a rischio. Secondo la Società Svizzera di Ginecologia, è più probabile che la malattia abbia un decorso grave nelle future mamme, stando a recenti studi. "Ci sono ancora molte incognite", ha riconosciuto Virginie Masserey, responsabile della sezione di controllo delle infezioni dell'Ufficio federale della sanità pubblica. "Sembra che il rischio per le donne in gravidanza sia da 1,5 a 5 volte superiore a quello delle donne della stessa età di dover essere ricoverate in terapia intensiva".
Anche i rischi per il neonato non sono ancora chiari. "Il parto può essere indotto, il che rappresenta un rischio per il bambino. Anche la placenta potrebbe essere stata infettata, il che potrebbe significare meno cibo per il feto e una crescita ridotta". Manca ancora una decisione dei tribunali in merito alla garanzia del pagamento del salario durante la quarantena, ma il Consiglio federale ha deciso di versare le prestazioni per perdita di guadagno per dieci giorni a chi non può lavorare da casa, se non vi è nessuna "colpa" da parte del dipendente. È il caso di una persona che già si trovava in Spagna quando il paese è stato inserito nella lista. Quindi "rimanete a casa e ditelo al vostro datore di lavoro", ha aggiunto Schöll. "La situazione è diversa per chi si reca in un paese a rischio, la Spagna ad esempio, da sabato in poi: un tribunale potrebbe trovare la colpa e prevedere una riduzione delle prestazioni", ha concluso ricordando che l'obbligo deve imperativamente essere rispettato per proteggere tutti.
L'elenco aggiornato dal Dipartimento federale dell'interno comprende ora 46 paesi e regioni: oltre alla Spagna, sono stati aggiunti le Bahamas, la Guinea Equatoriale, la Romania, Sao Tome e Principe, Singapore e Sint Maarten mentre sono stati stralciati l'Azerbaigian, gli Emirati Arabi Uniti e la Russia. Dall'inizio di luglio è obbligatoria la quarantena di dieci giorni per le persone che rientrano da un Paese o da una regione con un rischio di infezione elevato. Chi torna in Svizzera deve annunciarsi alle autorità cantonali entro due giorni e vengono effettuati controlli a campione casuali per verificare il rispetto della disposizione. Attualmente 16'269 rientrate da zone a rischio sono in quarantena.
Anche la Svizzera sulla lista di altri paesi
Patrick Mathys, capo della sezione Gestione delle crisi e collaborazione internazionale dell'Ufficio federale della sanità pubblica, ha ricordato che con l'aumento dei casi, anche la Svizzera può ritrovarsi sulle liste di altre nazioni, come è avvenuto con il Belgio. "La settimana scorsa la soglia delle 200 nuove infezioni è stata superata a più riprese, fortunatamente questa settimana abbiamo un po' meno casi", ha sottolineato. I valori sono comunque alti e i cantoni devono rimanere vigili e attuare in modo coerente il tracciamento. La popolazione, dal canto suo, deve continuare a mantenere le distanze e rispettare le norme igieniche. "La mobilità e i viaggi sono in aumento" e siamo tornati al livello pre-pandemia, ha aggiunto l'alto funzionario riferendosi al periodo 4-29 luglio. Per quanto riguarda l'obbligo di indossare la mascherina nei trasporti pubblici, le aziende del settore affermano che l'80-100% dei passeggeri lo rispetta.
Anche se la Confederazione e i Cantoni si sforzano di ottenere il maggior numero possibile di dati delle persone infettate dal coronavirus, l'identificazione a livello nazionale delle catene di trasmissione è ancora lontana. "Non conosceremo mai tutti i luoghi di infezione", ha detto Mathys ai media. Molte persone non sanno dove sono state infettate e da chi, ma è tuttavia importante promuovere un migliore scambio di informazioni a vari livelli.

La crisi del coronavirus e l’importanza della libera circolazione

A dirlo è il comitato organizzativo dell’Unione svizzera delle arti e mestieri che per combattere l’iniziativa Udc per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione) ha lanciato un altro avvertimento sulla fine dei bilaterali. Un sì all’iniziativa Udc per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione) colpirebbe più volte le Piccole e medie imprese (Pmi) svizzere: il comitato organizzato dall’Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam) per combattere il testo ha lanciato Mercoledì il suo secondo avvertimento sulla fine dei bilaterali.
Alla fine di febbraio il direttore dell’Usam Hans-Ulrich Bigler come anche altri vertici dell’associazione avevano avviato la campagna contro l’iniziativa per la limitazione, la cui votazione era allora prevista per il 17 maggio. Poiché, a causa del coronavirus, il voto popolare è stato posticipato al 27 settembre, la più grande associazione Pmi della Svizzera ha tenuto Mercoledì una seconda conferenza stampa. Le argomentazioni sono rimaste le stesse. Il comitato si è concentrato sugli aspetti positivi della libera circolazione delle persone. Questa permette alle aziende di ricorrere a un pool di specialisti nell’Unione europea (Ue) in modo flessibile e non burocratico.
Bigler - secondo il testo scritto - ha sottolineato che la crisi del coronavirus ha dimostrato la rilevanza sistemica delle Pmi. "Senza specialisti europei, il sistema sanitario svizzero avrebbe raggiunto rapidamente i suoi limiti", ha puntualizzato la consigliera nazionale Jacqueline de Quattro (PLR/VD). Inoltre, Confederazione e Cantoni hanno fatto enormi debiti durante la crisi del coronavirus e l’economia va verso tempi incerti, ha dichiarato la consigliera nazionale Daniela Schneeberger (PLR/BL) e vicepresidente dell’Usam. "Non è il momento per gli esperimenti di politica estera". Anche gli iniziativisti dell’Udc fanno propria la crisi del coronavirus. Rimandando alla minaccia della disoccupazione di massa, criticano il Consiglio federale e il parlamento, che vogliono riaprire le frontiere e ristabilire la libera circolazione delle persone con l’Ue.
L’iniziativa "Per un’immigrazione moderata" esige che la Svizzera regoli l’accoglienza degli stranieri in maniera autonoma e quindi debba rinegoziare la libera circolazione delle persone con i Paesi dell’Unione europea e dell’Associazione europea di libero scambio (Aels). Se l’iniziativa venisse accettata dal popolo, le autorità avrebbero un anno per negoziare la fine dell’accordo con Bruxelles. Se non si dovesse trovare una soluzione, il Consiglio federale dovrebbe uscire dall’intesa nel mese successivo, col rischio di far cadere l’insieme degli accordi bilaterali.

Neuchâtel, balneazione al lago di nuovo consentita

La presenza di cianobatteri è stata confermata, ma i risultati delle ultime analisi effettuate hanno dato valori negativi circa la presenza di tossine- Il vento e la pioggia degli ultimi giorni hanno rimescolato le acque del lago. I cianobatteri visibili in superficie sono praticamente scomparsi, hanno comunicato Mercoledì le autorità cantonali di Neuchâtel, Vaud e Friburgo.
Alla popolazione viene comunque richiesta prudenza, in particolare per i bambini piccoli e gli animali domestici. In caso di ondate di caldo nelle acque stagnanti i cianobatteri possono infatti ancora proliferare. I rischi per la salute umana sono limitati, ma i bambini devono evitare di bere l'acqua del lago e di mettere in bocca i ciottoli delle spiagge. Venerdì scorso le autorità di Neuchâtel avevano vietato la balneazione nel tratto di lago tra la foce dell'Areuse e Colombier, poco ad ovest del capoluogo, dopo la morte di sei cani che hanno nuotato in acque molto contaminate da cianobatteri. Era inoltre sconsigliato fare il bagno in tutte le altre spiagge.
I cianobatteri si sviluppano in acqua piuttosto stagnante, con colonie a forma di massa gelatinosa o di filamenti che galleggiano in superficie. La loro crescita è favorita dalle alte temperature. Anche una volta tolti dall'acqua possono rappresentare un pericolo. È l'ingestione che provoca intossicazione. Numerose specie di cianobatteri sono capaci di produrre tossine che agiscono a livello nervoso ed epatico, risultando esiziali anche per l'uomo quando nell'acqua vengono raggiunte concentrazioni molto alte. La loro presenza è nota anche nei laghi di Zurigo, Greifen (ZH) e Baldegg (LU). Il fenomeno di solito non presenta più inconvenienti dopo il passaggio di temporali e piogge.

Mancano macchinisti e i treni restano fermi

Si accentua la penuria di macchinisti in seno alle FFS. La crisi del coronavirus ha infatti rallentato la formazione. Conseguenza: alcuni treni soppressi durante il lockdown continuano a non circolare. In una nota, le Ferrovie federali spiegano che in autunno saranno circa 340 i macchinisti in formazione. Ciò corrisponde al 10% personale delle FFS addetto alle locomotive.
Tale dato è in forte aumento rispetto all’effettivo degli scorsi anni: a novembre 2019 i macchinisti in formazione erano 300, ha spiegato a Keystone-ATS la portavoce delle FFS Ottavia Masserini. «Quest’anno - ha proseguito - formiamo 250 nuovi macchinisti, in passato erano circa 160 a 180 all’anno». L’incremento è perciò «importante», precisa Masserini.
Malgrado gli sforzi intrapresi per reclutare nuovi macchinisti, la situazione è però ulteriormente peggiorata a causa della crisi del coronavirus: i corsi di addestramento e aggiornamento sono stati infatti temporaneamente sospesi. Ancora adesso, l’istruzione è ancora soggetta a determinate restrizioni.
Il numero di partecipanti è ad esempio limitato, ciò che raddoppia il numero di giorni di formazione richiesti. Di conseguenza, la fine della formazione è stata posticipata di due - quattro mesi. Gli sforzi per sopperire alla penuria di personale daranno quindi i loro frutti solo a partire dalla metà del 2021. Da notare che nei prossimi anni le FFS dovranno sostituire 1000 macchinisti che andranno in pensione.
Vista la situazione, le FFS si dicono costrette a cancellare alcuni collegamenti che circolano solo nelle ore di punta, in particolare nelle zone Losanna/Ginevra e Briga, nonché a Zurigo. Tutte le modifiche sono segnalate nell’orario online.

I siti che tengono    traccia del contagio

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Personaggi d'Italia

Perché il governo voleva tenere il segreto sui verbali degli esperti

Ma se Matteo Salvini lo processate per qualche giorno di fermo in mare di un gruppo di migranti con l’accusa di sequestro di persona, a Giuseppe Conte che cosa bisognerà fare per aver sigillato un popolo intero dentro casa senza alcuna motivazione scientifica?
Il lockdown ce lo ha imposto un premier narciso, che doveva dimostrare di esistere. Siamo stati nelle mani di un’anonima sequestri senza sangue da spargere. C’erano solo multe salatissime se osavi mettere il becco fuori di casa. Inventate da Conte. Il presidente del consiglio ogni sera ci deliziava con le sue dirette facebook esaltando le virtù del Comitato tecnico scientifico.
Faceva la boccuccia e sbatteva gli occhietti, il premier, mentre si soffermava sui suoi scienziati preferiti. Ma sgomitava quando li doveva ascoltare. Il 9 marzo Conte firmava il lockdown imposto a tutta Italia, mentre il comitato tecnico scientifico lo voleva solo limitato a poche aree del nord del paese. Il presidente del Consiglio ha mentito al popolo italiano. Ha descritto il rischio di catastrofe nel Centro-Sud profetizzata dai tecnici, ma non era vero.
La verità – o almeno una parte – è uscita dai verbali diffusi ieri dalla Fondazione Einaudi. C’è voluta una tenace battaglia, intrapresa dall’avvocato Pruiti Ciarello e dai suoi colleghi, per conto dell’ente. Prima davanti al Tar, poi mobilitando la pubblica opinione attraverso i media – tra i primissimi il nostro giornale – e infine la mazzata decisiva del Copasir. Quando Conte – assieme ai ministri Gualtieri e Speranza, la cassa e la salute - ha appreso che sarebbe stato costretto dal comitato di controllo sui servizi di sicurezza a tirar fuori i verbali che voleva inspiegabilmente tenere segreti, ha dovuto mollare l’osso. E si è capito perché pretendeva di tenerli nascosti.
Il premier ha straparlato di ragioni di sicurezza. Verissimo: avrebbe rischiato i forconi se il popolo in quei mesi avesse saputo che il lockdown generalizzato lo ha fabbricato Palazzo Chigi. È stata bloccata l’economia in larghissima parte della Nazione e non c’era motivo. Si è imposto lo smart working anche laddove non c’era necessità. In un Paese serio tutto questo sarebbe materia da dimissioni e poi da processo. Invece Conte tenterà – al solito – di disinnescare la miccia.
Eppure di cose da spiegare l’avvocato del popolo ne ha, eccome se ne ha. A parte qualche tratto di ilarità che provoca la lettura dei consigli ai genitori per i figli che pure è stata discussa dal comitato tecnico scientifico, ci sono poi le cose serie. Non ci sono state solo le conseguenti «sceriffate» del governatore campano Vincenzo De Luca che minacciava lanciafiamme nei matrimoni e amenità del genere, il poverino a caccia di voti per le regionali.
Ma Conte deve spiegare perché il 9 marzo ha decretato – da solo – la reclusione domiciliare di tutti gli italiani, mentre il 7 marzo i tecnici che richiamava ad ogni piè sospinto sostenevano che non era necessario. E perché se fin dal 9 aprile il Cts sosteneva di allentare la morsa sulle attività economiche, il premier si sia degnato di far riaprire i negozi – ma molti non lo hanno ancora fatto per i danni che il governo ha determinato – solo il 18 maggio.
Ci hanno rotto l’anima sulle mascherine obbligatorie, accusando persino di negazionismo chi le rifiutava, e poi leggiamo che servivano «solo se si sospetta di essere malato o si assiste persone malate». Avevano ragione il professor Alberto Zangrillo e i medici coraggiosi come lui ma messi al bando dal reame di Giuseppe Conte.E ora Palazzo Chigi tiri fuori i 18 verbali che mancano, a partire da quelli sulla mancata zona rossa ad Alzano e Nembro, nel bergamasco. Magari ci sono altre sorprese... 

Sergio Zavoli, addio ad un grande maestro del giornalismo

Martedì è morto Sergio Zavoli, maestro del giornalismo televisivo. Aveva 96 anni. Padre di programmi storici come La notte della Repubblica, è stato radiocronista, condirettore del telegiornale, direttore del Gr, presidente della Rai dal 1980 al 1986, autore di inchieste che hanno segnato la storia. Zavoli ha chiesto di essere seppellito a Rimini accanto a Federico Fellini.
"Di Sergio Zavoli forse passerà inosservato un fatto apparentemente locale: Rimini è la sua patria. Lo è stata in vita per affetti, lavoro, amicizie, passioni. Lo sarà ancor più da ora in avanti", ha detto il sindaco di Rimini Andrea Gnassi. 
Sergio Zavoli, uomo di cultura tra giornalismo e politica
Nato a Ravenna nel 1923, Sergio Zavoli era entrato alla Rai nel 1947 come giornalista radiofonico. Il passaggio alla tv nel 1968: Zavoli ideò trasmissioni di grande successo come TV7, AZ, Controcampo; l'anno successivo diventò condirettore del Telegiornale e poi ancora direttore del Gr1 (1976) e presidente della Rai (1980-86). Zavoli è stato anche direttore del Mattino di Napoli (1993-94) e ha firmato come opinionista per varie riviste come Oggi, Epoca, Jesus.
Senatore dal 2001 al 2018 (Democratici di Sinistra), nel 2009 è stato eletto presidente della commissione parlamentare per la vigilanza sulla Rai. Sergio Zavoli ha scritto saggi, come Viaggio intorno all'uomo (1969), Nascita di una dittatura (1973), La notte della Repubblica (1992), legati a sue trasmissioni televisive di successo.  Ha pubblicato anche Dieci anni della nostra vita: 1935-1945 (1960); Altri vent'anni della nostra vita: 1945-65 (1965); Figli del labirinto (1974); Socialista di Dio (1981); Romanza (1987); Di questo passo (1993); Un cauto guardare (1995); Dossier cancro (1999); Il dolore inutile (2002); Diario di un cronista (2002); La questione: eclissi di Dio e della storia (2007). Nel 2011 Sergio Zavoli ha pubblicato il libro autobiografico Il ragazzo che io fui; la sua sterminata produzione ha coinvolto anche la poesia. Tra i programmi televisivi: Viaggio nel sud (1992); Nostra padrona televisione (1994); Credere, non credere (1995), dal quale è stato tratto un volume (1997). Domani ci sarà la camera ardente, probabilmente in Senato, poi sarà tumulato a Rimini.

Beirut, non c'è solo il sottosegretario agli Esteri Di Stefano
La disastrosa gaffe della senatrice M5s Elisa Pirro

Non c'è soltanto Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri - lo si ribadisce, agli Esteri - che parla di Beirut pensando che sia in Libia. Ci si riferisce all'ecatombe che si è consumata nella capitale libanese, la deflagrazione dalle conseguenze devastanti e che ha mietuto almeno 100 vittime. Bene, Di Stefano a caldo ha espresso la sua vicinanza al "popolo libico", non libanese. Consueto disastro grillino, subito cancellato, ma ovviamente era troppo tardi: gli screenshot della gaffa avevano già iniziato a circolare.
Bene, si diceva: non è solo. Ora furoreggiano online anche gli screenshot del disastro firmato da Elisa Pirro, senatrice ovviamente del M5s, la quale a caldo commentava l'accaduto su Twitter con queste parole: "Le immagini dell'esplosione avvenuta a Beirut sono sconvolgenti. Esprimo la mia vicinanza al popolo libico e cordoglio per le vittime". Vuoi vedere che Beirut è in Libia? I grillini sembrano esserne certi...
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Nessuno si chiede perché ce ne siamo andati?

Italiani nel Mondo 

Regioni e Associazioni

Per la prima volta da 64 anni non ci sarà cerimonia a Marcinelle

A causa dell’epidemia di coronavirus quest’anno, per la prima volta in 64 anni, non si svolgerà la cerimonia ufficiale al Bois du Cazier, l’ex miniera a Marcinelle dove l’8 agosto del 1956 morirono 262 minatori, 136 italiani.
A causa del Covid, la città di Charleroi ha deciso di autorizzare solo un tributo simbolico, alla presenza di 50 persone, tra cui rappresentanti dell’associazione “Le Bois du Cazier”, familiari delle vittime, associazioni di ex minatori.Alla piccola cerimonia è attesa anche l’ambasciatrice italiana in Belgio, Elena Basile, che leggerà il messaggio del Presidente Mattarella.
La cerimonia inizierà con i 262 rintocchi della campana Maria Mater Orphanorum e la lettura dei nomi delle vittime per concludersi con la deposizione di una corona. Prevista anche una breve riflessione sul tema “Oggi come ieri, le sfide da affrontare per la professione medica”.La cerimonia verrà trasmessa in diretta su Télésambre (www.telesambre.be).Dalle 10.00 il sito del Bois du Cazier sarà aperto al pubblico, nell’orario consueto: chi vorrà potrà rendere omaggio alle vittime privatamente rispettando le regole (distanziamento sociale, mascherina) previste all’interno del sito museale.Dal 2001, l’8 agosto è la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”. Diverse le commemorazioni anche in Italia, soprattutto nei paesi di origine dei minatori morti nel 1956.
A Marcinelle morirono, oltre ai 136 italiani, 95 belgi, 6 greci, 5 tedeschi, 3 ungheresi, 2 francesi, un inglese, un olandese, 3 algerini e 2 sovietici.L’anno scorso il presidente Sergio Mattarella aveva definito l’episodio drammatico come “parte della memoria dell’Italia”.”Nel giorno in cui si commemora il sacrificio del lavoro italiano nel mondo desidero riaffermare la più partecipe vicinanza ai familiari delle vittime di Marcinelle e degli altri tragici eventi che hanno coinvolto i nostri connazionali all’estero, morti o feriti sul lavoro, prestato in condizioni difficili, per un futuro migliore per le proprie famiglie”, aveva scritto Mattarella.
Quell’8 agosto di 64 anni fa, per i minatori di Marcinelle, che invano cercarono una via di scampo nei tunnel bloccati dalle fiamme, furono letali le esalazioni di gas. Non a caso, dopo questa strage nel sottosuolo, il Belgio introdusse nelle miniere la maschera antigas.
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La Foto del Giorno

di Maurizio Colella, Bienne

Serene vacanze

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