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​​​​​​​Direttore: Pasquale Sacino - Redazione: Mettstr. 75 - 2504 Bienne - Telefono: 032 345 20 24 - rinascita@bluewin.ch​​​​​​​
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INSIEME SI MIGLIORA IL PRESENTE

E SI COSTRUISCE UN FUTURO MIGLIORE ​​​​​​​

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‘Mascherine gratis per beneficiari di aiuti sociali’

Le maschere protettive che dall'inizio della settimana devono essere usate sui mezzi pubblici costano parecchio. La Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (Cosas) raccomanda quindi a cantoni, città e comuni di fornirle gratis ai beneficiari dell'assistenza sociale.
Molte persone che vivono di assistenza raramente vanno al lavoro ogni giorno in auto. Però anch'essi devono ricorrere ai trasporti pubblici, ad esempio quando partecipano a misure di integrazione. Inoltre i loro figli, se hanno più di 12 anni, sono pure tenuti a indossare le mascherine protettive nei mezzi pubblici.
L'importo versato alle famiglie prevede una spesa mensile di 40 franchi per l'assistenza sanitaria, ma l'acquisto di mascherine non è incluso. Per una famiglia di quattro persone si tratta di una spesa di circa 100 franchi al mese, che rischia poi di dover essere risparmiata tagliando sul cibo. La Cosas raccomanda quindi alle autorità i sostenere i beneficiari dell'assistenza con maschere gratuite. 
Secondo il presidente dell'Associazione dei sindaci del canton Zurigo, Jörg Kündig, molti comuni seguono questa raccomandazione. In alcune località i beneficiari possono ritirare gratuitamente le maschere. In altre viene versato un apposito contributo oltre al normale importo dell'assistenza sociale. Nella città di Zurigo è rimborsato l'importo presentando lo scontrino d'acquisto, ha spiegato Kündig oggi al notiziario regionale di Zurigo-Sciaffusa.

Disoccupazione in calo nel mese di giugno

l tasso di disoccupazione in Svizzera è tornato a diminuire nel mese di giugno, scendendo al 3,2% rispetto al 3,4% di maggio e al 3,3% di aprile. Lo indica oggi la Segreteria di Stato dell'economia (Seco). Secondo i rilevamenti effettuati dalla Seco, alla fine di giugno erano iscritti 150’289 disoccupati presso gli uffici regionali di collocamento (Urc), ossia 5’709 in meno rispetto al mese precedente. Il tasso di disoccupazione è quindi diminuito dal 3,4% nel mese di maggio 2020 al 3,2% nel mese in rassegna. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, il numero di disoccupati è aumentato di 53’067 unità (+54,6%).

Un successo il pass per la vita notturna in Svizzera

Lo Swiss Night Pass, una carta digitale offerta da club e discoteche per soddisfare la richiesta governativa di registrare le presenze nei locali notturni, ha un buon successo. Dal suo lancio, alla fine di maggio, ne sono stati scaricati 25'000 e ne vengono utilizzati 10'000 ogni fine settimana. Lo riferisce un comunicato odierno di Save-the-Night.ch, piattaforma creata per aiutare l'attività della vita notturna elvetica e all'origine dell'iniziativa del Night Pass.
Secondo la fonte, le autorità del canton Vaud raccomandano questa soluzione che ha dato prova di efficacia. "Stiamo lavorando anche con altri governi cantonali per generalizzare la nostra soluzione", dice la piattaforma messa gratuitamente a disposizione degli operatori della vita notturna. Attualmente sono una ventina. Si trovano soprattutto a Losanna, ma anche a La Chaux-de-Fonds, Nendaz, Châtel-St-Denis, Friburgo e persino a Locarno.
Per rendere ancora più affidabile il tracciamento dei contatti e la verifica dei dati telefonici per i locali notturni, lo Swiss Night Pass sarà ora inviato gratuitamente agli utenti via Sms. La carta è gratuita per club, bar, discoteche, eventi notturni e utenti. All'entrata dei locali gli organizzatori scansionano il pass e viene creato automaticamente e in modo sicuro un elenco delle presenze. La cronistoria delle visite dei clienti può essere consultata in qualsiasi momento. I clienti si registrano su save-the-night.ch e ricevono lo Swiss Night Pass direttamente per e-mail. I gestori di attività contattano hello@save-the-night.ch e viene dato loro un accesso alla scansione delle mappe digitali con un telefono cellulare, spiega la piattaforma.

Sgominata una banda di giovani delinquenti

La polizia zurighese ha sgominato una banda di 14 delinquenti fra i 17 e i 33 anni di età che hanno commesso più 70 reati nei cantoni di Zurigo, Argovia e Turgovia. Il bottino complessivo, accumulato con 44 furti con scasso, oltre a borseggi e truffe, raggiunge i 760’000 franchi.
Tutto era partito dal caso di un 18 enne che nella primavera 2019 ha rubato il portamonete ad un passante nel quartiere della Langstrasse a Zurigo. Le indagini che ne sono seguite hanno permesso di identificare l’intera banda, scrive oggi in una nota la polizia cittadina di Zurigo. Il gruppo ha anche commesso reati legati allo spaccio di droga. Il loro bottino consiste principalmente in denaro contante, gioielli, apparecchi elettronici e marijuana. Sono tra l’altro considerati gli autori di un furto nel magazzino di una piantagione di cannabis legale a base di CBD avvenuto a Schönenberg and der Thur (TG) nell’aprile di un anno fa. Il video del colpo, filmato dalle telecamere di sorveglianza, era stato diffuso da vari media.
Nove dei membri della banda sono svizzeri, fra cui una donna. Le altre cinque persone hanno rispettivamente la cittadinanza bulgara, ceca, bosniaca, italiana e somala. Otto membri della banda dovranno comparire prossimamente davanti al Tribunale distrettuale di Zurigo. Due casi sono già stati portati a termine con un decreto d’accusa, mentre altri quattro procedimenti sono ancora in corso.

Svizzeri curiosoni! Così spiano i vicini

La maggioranza degli svizzeri vuole sapere chi sono i vicini di casa e una persona su cinque si informa tramite social per conoscere di più su chi gli vive accanto. È quanto risulta da un sondaggio rappresentativo pubblicato oggi da homegate.ch. Il 85% degli intervistati conosce i nomi dei vicini, i tre quarti desidera avere maggiori informazioni in merito e circa uno svizzero su cinque ha consultato le reti sociali, in particolare Facebook, per saperne di più.
Anche le piattaforme Instagram e LinkedIn riscuotono ampio successo, afferma homegate.ch. Inoltre una persona su dieci ha già cercato il nome dei vicini in Google, mentre pochissimi (3%) utilizzano le app di incontri, come Tinder. Sono soprattutto gli over 55 anni, le donne e i nuclei familiari con bambini a conoscere meglio chi vive accanto a loro. I residenti più anziani di solito conoscono tutti i vicini per nome mentre le famiglie attribuiscono molta importanza a buoni rapporti di vicinato visto che i bambini giocano spesso insieme. Le donne mostrano più interesse rispetto agli uomini riguardo alla vita privata dei vicini, mentre il 24% di chi vive solo tende a essere più riservato e a ritenere che non sia affari suo. L’89% degli intervistati sa se i dirimpettai hanno figli, l’81% se hanno animali domestici, il 79% se sono sposati e il 67% anche la loro professione.
Per il sondaggio online sono state intervistate 1348 persone di età compresa fra i 18 e i 74 anni nelle tre regioni linguistiche tedesca, francese e italiana.
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I siti che tengono    traccia del contagio

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Ma il Paese non può permetterselo
Rinviare per tirare a campare è l’unico programma di Conte

Coloro che, in particolare per interessi di parte, tendono a fornire rappresentazioni benevole del premier Giuseppe Conte, lo descrivono come una figura di mediazione fra il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle. In realtà, il presidente del Consiglio preferisce rinviare tutte le questioni più spinose che possono far barcollare la maggioranza giallo-rossa.
Ma tra rinvio e mediazione vi è una bella differenza. Conte cerca di scansare tutti quei temi sui quali Pd e M5S non possono permettersi di perdere del tutto la faccia e rischiano quindi di scontrarsi in modo irreparabile. Tutto questo in nome del “tirare a campare” il più possibile e scongiurare le elezioni anticipate, in costante coerenza con le ragioni per le quali è stato formato questo governo.
Forse grillini e piddini, già abbastanza abituati a minare la loro credibilità, sono pronti a tutto pur di mantenere in vita il Conte 2, Beppe Grillo potrebbe persino ordinare al M5S di farsi piacere il contestatissimo Mes, ma è meglio non rischiare, è preferibile approfittare dell’estate per rimandare tutto a settembre. Solo che questa non è un’estate come tutte le altre. Il Paese, come sappiamo, sta vivendo una delle fasi più difficili della propria storia, quindi eludere i problemi per calcoli di sopravvivenza politica diventa un comportamento politicamente criminale. Almeno a parole, abbondano le posizioni contrastanti fra Dem e pentastellati: come accennato, il Mes è uno di quegli argomenti che per il momento fanno litigare i due principali partiti di maggioranza.
Le differenze devono tuttavia essere superate oppure, se permane l’inconciliabilità di vedute, non resta che prenderne atto e lasciare che gli italiani si esprimano attraverso il voto. Di certo, nascondere i cocci sotto il tappeto o litigare senza decidere alcunché, provoca danni enormi al Paese già provato dalla pandemia. Conosciamo bene dinamiche e squilibri di questa Ue, le tentazioni prevaricatrici franco-tedesche ai danni dell’Italia, per questo, a prescindere dal merito, una maggioranza di governo non può presentarsi a trattare in Europa divisa su un tema come il Mes – di cui è bene comunque diffidare, visto che non è gradito da quasi nessun Paese, e non si capisce perché questo strumento debba rappresentare un destino ineluttabile solo per l’Italia, anzi, una prospettiva così allettante che solo dei folli potrebbero rifiutare. Offriremmo ulteriori argomenti a chi già ci tratta con sufficienza perché saremmo una nazione incapace di decidere e fare le riforme, e ci vuole quindi come cagnolini bastonati ed egualmente scodinzolanti.
Giorgia Meloni prevede la caduta di questo governo in autunno, e ci auguriamo che la leader di Fratelli d’Italia sia una buona profeta. L’attaccamento alla poltrona è forte, ma le ultime defezioni in casa pentastellata hanno assottigliato la maggioranza in Senato e un colpo di vento appena più forte potrebbe far crollare il castello di carte. Non lasciamoci incantare dagli allarmi sul salto nel buio e i rischi di una crisi in un momento come questo, che già oggi non mancano e si moltiplicheranno ogni qual volta questo governo sembrerà vicino alla fine. Quando un governo esiste di nome, ma non di fatto, traccheggia ed è sorretto solo dall’attaccamento alla poltrona, la dipartita è il male minore rispetto all’accanimento terapeutico.
Anche nel mezzo della tempesta bisogna avere il coraggio di cambiare, in particolare se chi è al timone si rivela non all’altezza e stiamo andando alla deriva contro gli scogli. L’unico porto sicuro per un’Italia travolta dallo tsunami sanitario ed economico, è il ritorno al corpo elettorale, che può consegnarci un quadro politico almeno più chiaro e legittimato.

Piloti ci spiegano l’antirazzismo
Ricoperti d’oro da regimi autoritari e razzisti

Alla partenza del Gran Premio d’Austria di Formula Uno di domenica scorsa abbiamo assistito, cosa alquanto irrituale nel contesto sportivo automobilistico, ad un atto politico organizzato dal campione del mondo Lewis Hamilton per sostenere l’”anti-razzismo”, ma anche nei fatti, apertamente, il movimento Black Lives Matter. Il clou è stato rappresentato dalla foto di gruppo dei piloti di Formula Uno con la maggior parte di essi inginocchiati al momento dell’inno nazionale, secondo il gesto reso celebre negli ultimi anni, ma soprattutto nelle ultime settimane, dalla campagna del movimento radicale “nero”.
È legittimo chiederci, certo, contro quale “razzismo” i piloti manifestino. E la risposta è facile. Puntano il dito contro il “razzismo” americano o in generale occidentale. Cioè puntano il dito, paradossalmente, contro l’unica parte del mondo che il razzismo è stata, nel tempo, in grado di riconoscerlo e in grandissima parte di superarlo – contro l’unica parte del mondo verso la quale persone di ogni razza ed etnia ogni anno accorrono alla ricerca di quei diritti e di quelle opportunità che non si vedono riconosciute dai propri compatrioti nelle terre natali. E mentre punta il dito contro l’America e l’Occidente, la Formula Uno stabilisce un fondamentale accordo di sponsorizzazione con la compagnia petrolifera dell’Arabia Saudita. E si fa ricoprire di soldi da Paesi autoritari, razzisti e nemici dei diritti umani come la Russia, il Barhain, gli Emirati Arabi, la Cina o il Vietnam.
Hamilton non si inginocchia per il fatto che la Cina reprima i diritti degli hongkongesi o che sterilizzi forzatamente le donne della minoranza uigura, Non si inginocchia per l’oppressione dei montagnard in Vietnam, né per la persecuzione degli sciiti in Barhain, Quando si troverà a correre in quei Gran Premi, non ci saranno pugni chiusi, ma i sorrisi di sempre. Con che coerenza, allora, ci si tappano gli occhi contro le più palesi violazioni di diritti e ci si scaglia invece proprio contro il Paese al mondo che conferisce più opportunità a qualsiasi minoranza?
A pensarci bene, forse, in realtà una coerenza c’è. La genuflessione di domenica in nome dell’”anti-razzismo” forse è più parente di quanto si pensi delle genuflessioni alla Cina, al Vietnam o al Barhain. In entrambi i casi semplicemente si va dove sono i soldi. In Occidente i soldi stanno con la gigantesca macchina di marketing del “virtue signalling” e del “politicamente corretto”, in altri Paesi stanno con i relativi regimi statali. E non c’è nessuna necessità di scegliere tra i soldi garantiti dall’opportuno “lip service” al progressismo occidentale e quelli del “lip service” ai peggiori sistemi autoritari del resto del mondo – perché tanto non c’è alcuna vero conflitto tra queste due sfere che si rispettano perfettamente in nome di una sorta di amorale “cujus regio, ejus religio”.
È come per la Lega Calcio che si proclama in prima linea nella battaglia per i diritti delle donne e contro il femminicidio ed allo stesso tempo decide di andare a disputare la finale della Supercoppa italiana a Riyadh con tanto di segregazione sugli spalti. Qualcuno forse ci ha visto una contraddizione? Ma la perfetta recita “anti-razzista” del Gran Premio austriaco ha avuto, a suo modo, la sua piccola nota stonata. Sei piloti – Charles Leclerc, Max Verstappen, Kimi Raikkonen, Daniil Kvyat, Antonio Giovinazzi e Carlos Sainz Jr – hanno rotto le righe e non si sono inginocchiati. E forse, più degli altri quattordici, il vero segnale lo hanno mandato loro: c’è anche chi, non senza qualche rischio personale in termini di immagine, è disposto a sostenere che la sostanza dei valori e dei comportamenti vale più dell’adesione a riti conformisti di sottomissione al “verbo di successo”.
E alla fine Charles Lecrerc, il “principino” monegasco della Ferrari, è persino arrivato davanti ad Hamilton.
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Nessuno si chiede perché ce ne siamo andati?

Italiani nel Mondo 

Regioni e Associazioni

Eecobonus sulle case in Italia
Anche i residenti all'estero potranno beneficiarne

Angela Schirò - Deputata PD

Il Decreto “Rilancio”, nel testo uscito dalla Commissione Bilancio e che sta per essere approvato dalla Camera e poi definitivamente dal Senato per poter entrare in vigore, ha esteso alle seconde case, e quindi anche a quelle di proprietà degli italiani residenti all’estero, l’ecobonus 2020, con le opzioni, molto importanti per i nostri connazionali, dello sconto in fattura e della cessione del credito di imposta. Si tratta di un risultato positivo del nostro impegno parlamentare per venire incontro alle giuste richieste dei nostri connazionali all’estero proprietari di immobili in Italia.  
Lo sconto in fattura e la cessione del credito d’imposta consentiranno anche a chi non produce redditi in Italia e che quindi non può usufruire delle detrazioni fiscali in 5 rate annuali, di beneficiare del superbonus con aliquota al 110 per cento (in pratica senza sostenere alcuna spesa) per  gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica.
Infatti, il decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 prevede la possibilità di godere dell’ecobonus 2020 sotto forma di credito d’imposta cedibile: in questo, modo è stata allargata la platea dei potenziali beneficiari dell’incentivo, visto che potranno richiederlo anche i soggetti incapienti (tra cui i nostri connazionali) che non possono sfruttare le detrazioni previste per lavori di efficientamento energetico e sismico.
Si ricorda che il Decreto Rilancio introduce una detrazione pari al 110% delle spese relative a specifici interventi di efficienza energetica (isolamento termico, sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale, etc.), e di misure antisismiche sugli edifici sostenute dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021. La detrazione è  prevista inoltre per l’installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica nonché di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.
Gli articoli 119 e 121 del Decreto Rilancio definiscono anche le modalità di fruizione degli incentivi: - sfruttando direttamente le detrazioni: in questo caso, saranno ripartite tra i beneficiari in cinque quote annuali di pari importo; oppure ottenendo uno sconto immediato in fattura sull’importo dovuto al fornitore dei lavori, fino a un ammontare massimo pari al corrispettivo da pagare. L’impresa che effettua i lavori anticipa gli interventi recuperando la somma come credito d’imposta, con la possibilità di cedere poi il credito a banche e altri intermediari finanziari trasformando quindi l’importo in credito d’imposta da cedere a banche e istituti di credito. Le norme non si applicano alle unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali A 1, A8 e A9 (abitazioni di tipo signorile, ville e castelli ovvero palazzi di eminenti pregi artistici o storici) e la detrazione è concessa a condizione che la regolarità degli interventi sia asseverata da professionisti abilitati, che devono anche attestare la congruità delle spese sostenute con gli interventi agevolati.
Vale la pena sottolineare che data la complessità della materia e l’intreccio di norme pregresse e novelle, il Decreto  affida a un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate, da adottare entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del provvedimento, il compito di definire le modalità attuative delle disposizioni, comprese quelle relative all'esercizio delle opzioni.
Ritengo utile e prudente quindi attendere i chiarimenti e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per  informare al meglio i nostri connazionali che sono interessati ai lavori di efficientamento energetico e antisismico sulle case di loro proprietà in Italia, fermo restando che il Decreto Rilancio ha esteso anche alle loro case gli incentivi fiscali.

Angela Schirò - Deputata PD
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La Foto del Giorno

di Maurizio Colella, Bienne

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Libri e romanzi da leggere almeno una volta nella vita

Editore: Feltrinelli

Perché siamo insoddisfatti della politica? Da dove viene il vuoto di fiducia che ha allontanato i cittadini dalle istituzioni? Di quale Europa siamo tanto diffidenti? Nel pieno della peggiore crisi dal Dopoguerra, l’economia italiana rischia di fermarsi. E allora come mai perdiamo tempo a combattere uno scontro ideologico vuoto e posticcio? Secondo Carlo Calenda, negli ultimi decenni gli italiani si sono assuefatti a un modo di guardare alla politica che li affascina e poi li pietrifica, come se subissero lo sguardo di Medusa, incapaci di tagliare la testa alla Gorgone che incarna i loro vizi. È la politica che ha bisogno di nuovi eroi prepotenti e muscolari.
E poi c’è l’insofferenza profonda per le aspettative tradite: un sentimento bruto e cieco, capace della ferocia del Minotauro. D’altra parte, l’Italia è il paese della grande bellezza: la classe dirigente e i media sono cinici e nichilisti come Narciso. Oltre alla propria immagine riflessa, tutto il resto è brutto e sporco. E questo atteggiamento ha spinto il paese nel pantano della rassegnazione. La frattura tra lo Stato e i cittadini è la stessa che separa il progresso dalla società: se il progresso avanza troppo velocemente rispetto alla capacità della società di comprenderlo e dirigerlo, i cittadini si sentono spossessati del loro destino.
La paura, la chiusura e l’aggressività sono reazioni inevitabili. Per costruire un percorso di cambiamento serve la fiducia. Calenda per la prima volta scrive un libro politico dedicato all’Italia e alle chimere che dobbiamo vincere. Non possiamo più permetterci di ignorarle, perché viviamo in tempi difficili e imprevedibili. L’Occidente è fragile e noi siamo fragilissimi. La cattiva notizia è che i mostri convengono a qualcuno. Quella buona è che si possono combattere. L’Italia è più forte di chi la vuole debole, e i nostri mostri possono essere sconfitti.
Esistono alcuni miti nel nostro paese che impediscono la crescita economica, ci allontanano dall’Europa e, soprattutto, rendono sempre più fragile il legame tra i cittadini e le istituzioni. Questi miti sono i nostri mostri. Negli ultimi decenni gli italiani si sono assuefatti a un modo di guardare alla politica che li affascina e poi li pietrifica, come se subissero lo sguardo di Medusa,incapaci di tagliare la testa alla Gorgone che incarna i loro vizi. È la politica che ha come eroi Berlusconi, Renzi e Salvini. E poi c’è l’insofferenza profonda per le aspettative tradite: un sentimento bruto e cieco, capace della ferocia del Minotauro.
D’altraparte, l’Italia è il paese della grande bellezza: la classe dirigente e i media sono cinici e nichilisti come Narciso. Oltre alla propria immagine riflessa, tutto il resto è brutto e sporco. E questo atteggiamento ha spinto il paese nel pantano della rassegnazione. La frattura che allontana le istituzioni dai cittadini è la stessa che separa il progresso dalla società: se il progresso avanza troppo velocemente rispetto alla capacità della società di comprenderlo e dirigerlo, i cittadini si sentono spossessati del loro destino. La paura, la chiusura e l’aggressività sono reazioni inevitabili. Per costruire un percorso di cambiamento la fiducia è la condizione fondamentale. Carlo Calenda per la prima volta scrive un libro politico dedicato all’Italiae alle chimere profonde che ne fanno un paese immobile. Con una nuova crisi economica più volte annunciata, non possiamo più permetterci di ignorarle. La cattiva notizia è che questi mostri convengono a qualcuno. Quella buona è che si possono combattere.
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