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Coronavirus: due casi sospetti a Zurigo

Bienne, 27 Gennaio 2020 - Il coronavirus potrebbe essere arrivato ora anche in Svizzera: due persone rientrate da poco dalla Cina sono state poste in quarantena all'ospedale Triemli a Zurigo. Non si tratta tuttavia degli unici due casi sospetti su suolo elvetico. Due persone che mostrano segni di infezione in seguito a un soggiorno in Cina sono attualmente sottoposte a esami all'ospedale cittadino Triemli, ha detto a Keystone-ATS la responsabile della comunicazione Maria Rodriquez, confermando un'informazione in tal senso di 20 Minuten-Online. Entrambe le persone sono al momento in quarantena in quanto, tra gli altri agenti patogeni, la causa dei loro sintomi potrebbe essere anche il coronavirus. Ciò non significa che siano contagiati dal virus. Tutti i casi sospetti nel nostro paese, finora, sono infatti risultati negativi.
Nessun pericolo per gli altri pazienti
Il Triemli ha esperienza nel trattare con pazienti che potrebbero essere portatori di un ndiovo agente patogeno, scrive l'ospedale in una dichiarazione. E non ci sono rischi per gli altri pazienti o per il personale ospedaliero. I campioni vengono ora sottoposti a un test specifico presso il Centro nazionale di riferimento per le infezioni virali emergenti (CRIVE) di Ginevra. Una specialista del CRIVE ha spiegato all'agenzia Keystone-ATS che il tempo di trattamento dei campioni è di otto ore e che dei prelievi vengono effettuati tre volte al giorno, tutti i giorni alle 10h00, alle 15h00 e alle 20h00.
Tasso di mortalità non molto elevato
Lo studio dei primi casi in Cina tende a mostrare che il tasso di mortalità del virus 2019-nCoV è abbastanza debole. «Per ora è meno del 5%», giudica il professore francese Yazdan Yazdanpanah, esperto dell'OMS. La Sindrome respiratoria acuta severa (la Sars)(Sras) nell'epidemia del 2002-2003 aveva un tasso di mortalità del 9,5%. Per Gui Xi'en, specialista delle malattie infettive dell'Università di Wuhan, il numero di contaminazioni potrebbe raggiungere il picco massimo attorno all'8 febbraio, prima di decrescere. 
Non sono i primi casi in Svizzera
I casi sospetti a Zurigo non sono tuttavia i primi in Svizzera. Da tre settimane il CRIVE ha ricevuto tra i 10 e 100 campioni da analizzare giunti da tutta la Svizzera, ha indicato Pauline Vetter, medico in malattie infettive e che lavora al laboratorio di virologia degli Ospedali Universitari di Ginevra (HUG). Non ha tuttavia potuto fornire l'origine precisa dei campioni. Vetter ha anche detto che da domani sarà istituita una hotline specifica per il coronavirus: il personale sanitario potrà ottenere informazioni su come procedere in casi sospetti.
La Svizzera intanto si appresta a prendere misure preventive. Da settimana prossima verrà infatti ribadito l'obbligo di notifica da parte di medici e laboratori, che dovranno annunciare entro due ore alle autorità sanitarie cantonali i casi sospetti. 

Auschwitz-

Il 27 Gennaio giornata della memoria
L’intolleranza e l’indifferenza cause della deriva sociale

Bienne, 27 Gennaio 2020 - Nella vulgata popolare quando si parla del tempo e delle storie passati, con spirito ottimista, si è portati a riconoscergli una logica tautologica: “Il tempo è un galantuomo, rimette a posto tutte le cose”. Questo concetto positivo, purtroppo, sembra non convenire con quanto successo nella prima metà del secolo scorso durante l’epoca dei regimi nazista e fascista. La cesura con quelle idee nel mondo occidentale non è mai stata netta e radicale. Anzi, come un fiume carsico quel pensiero genera epigoni e riemerge in particolare quando le istituzioni si flettono, abdigano al malcelato populismo e si indeboliscono, come sta avvenendo nei paesi, che hanno vissuto tragicamente quegli anni e subito quelle nefaste tragedie. Sono riprese l’intolleranza nei confronti delle vittime dell’antisemitismo, le forme di odio razziale surrogate dal negazionismo, che si nutrono di un fecondo proselitismo politico imbastito sul rifiuto verso le nuove migrazioni e il diverso, sulla sicurezza e sulla proposta dell’uomo forte al comando. Diceva Voltaire “le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle”.
Quindi, la lotta contro il razzismo e la xenofobia costituiscono le fondamenta dei diritti umani sulle quali vanno erette le colonne portanti della tolleranza e della dignità, per definire e costruire una società libera e democratica. Oggi si dovrebbe tenere alta la guardia sugli eccessi e malversazioni ideologiche, e evitare l’indifferenza e la sottovalutazione del “wiedergeburt”, la rinascita, dell’odio sociale, culturale e politico che alimenta mostri.
Sono trascorsi 75 anni dal 27 gennaio 1945, quando i soldati dell’armata rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, e liberarono gli internati, detenuti ingiustamente per il solo motivo di appartenere ad altre religioni, ritenuti di razza inferiore e quindi deportati allo sterminio.
Fra il 1940 e il 1945 nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau i nazisti assassinarono più di un milione di persone. Nel 2005 l’assemblea generale dell’ONU ha dichiarato il 27 gennaio “giornata internazionale in memoria delle vittime dell’Olocausto”.
La modernità senza i riferimenti storici rischia di perdersi in sentieri inesplorati e ad alto rischio per la sicurezza, la socialità e la democrazia. Le esperienze vissute le vengono in soccorso per costruire gli anticorpi contro gli eccessi e le “malefatte” dell’uomo.
Il dovere civico ci sollecita a mantenere viva la memoria sull’olocausto, su uno dei periodi più oscuri vissuti dall’umanità, affinché quelle tragedie non si ripetano mai più; come diceva ancora Voltaire “più gli uomini saranno illuminati e più saranno liberi”. L’informazione, lo studio nelle scuole e gli esempi di persone impegnate possono costituire un deterrente contro la disinformazione; la prevenzione e l’educazione ci vengono in aiuto sublimando il senso della solidarietà e della libertà per contrastare coloro che riescono a far credere delle assurdità, possono far commettere delle atrocità.
La giornata della memoria delle vittime dell’olocausto deve far riflettere sui problemi del nostro tempo, in un periodo storico in cui la regola aurea tende a “vivere senza problemi nell’individualismo e nell’indifferenza”, che la senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell’Olocausto, in questi giorni ha definito “… essere la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori”. L’alternativa all’individualismo e all’indifferenza come diceva Don Milani è, I Care”, me ne importa, mi sta a cuore. E’ il contrario del motto fascista “me ne frego”. Quanto è avvenuto nella tragedia della Shoah è successo nell’indifferenza di molti e con il sacrificio e la solidarietà dei pochi e coraggiosi, resta un monito per conoscere e capire il senso della vita, la bontà e il degrado più infido dell’orrore umano che scese nelle viscere dell’inferno.
                                                                                                                                                                                                                                                Michele Schiavone​​​​​​​
  • Il libro della settimana 

  • Se questo è un uomo

Bienne, 27 Gennaio 2020 - "Se questo è un uomo" non è solo un capolavoro della letteratura italiana, ma è uno di quei libri che ogni uomo dovrebbe leggere almeno una volta nella propria vita. Opera prima di Primo Levi è la sconvolgente testimonianza del lager di Auschwitz (più precisamente Monowitz) dove l'autore è stato prigioniero per circa un anno, uno dei pochissimi sopravvissuti (il 90% di coloro che entravano nei lager venivano uccisi).
"Se questo è un uomo" non descrive come ebrei, zingari, prigionieri russi e tutti coloro ritenuti nemici del terzo Reich venivano eliminati nelle camere a gas, non descrive le SS i loro capi, ma racconta molto chiaramente quello che l'uomo è stato in grado di fare a se stesso; umiliarlo, togliendogli la dignità, il proprio nome, le persone venivano denudate, distrutte oltre che fisicamente con il lavoro disumano e soprattutto psicologicamente, venivano umiliate, paragonate a degli animali, tatuate con il loro nuovo nome che era un numero, sul corpo come delle bestie da macello, venivano trasportate ai vari lager con dei convogli per il trasporto degli animali, senza finestre, ammassate in centinaia.
Come descrive Levi ai prigionieri veniva prima tolto tutto ciò che avevano di umani e poi uccisi per essere nuovamente liberi attraverso il camino... i forni crematori! Levi si salvò grazie alla sua laurea in chimica, infatti venne utilizzato come chimico per la fabbrica che produceva gomma sintetica (anche se non ne venne prodotta neanche un Kg), e iniziò a scrivere il libro proprio in quei giorni, proprio con la speranza che un giorno il suo libro sarebbe uscito dal campo per far sapere al mondo intero (che forse non sapeva o semplicemente non voleva sapere), quello che stava succedendo ad Auschwitz-Birkenau-Monowitz.
 Bienne, 27 Gennaio 2020
“La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall'aspetto o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore-”
“Ci sono donne che prima ti amano, poi qualcosa comincia a girare storto, potrebbero vederti morente per strada, investito da una macchina, e ti sputerebbero addosso.”

Buona Notte - Francesca

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