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Mussolini rimane dottore honoris causa dell'Università di Losanna

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Blenne, 24 Giugno 2022 - Il dottorato honoris causa dato nel 1937 dall'Università di Losanna (UNIL) a Mussolini è stato un «grave errore». Il gruppo di lavoro creato per far luce sulla vicenda non raccomanda però la revoca postuma del titolo al duce. Propone invece quattro misure che la direzione dell'ateneo losannese ha già accolto. Secondo gli esperti, il dottorato honoris causa al Duce costituiva una legittimazione di un regime criminale e della sua ideologia. Invita pertanto l'UNIL a riconoscere e assumere questo «grave sbaglio» commesso dalle istanze universitarie e politiche dell'epoca.
Il gruppo di lavoro, composto di quindici persone – in particolare ricercatori, storici, professori d'etica e giuristi – provenienti da sette facoltà e appoggiate da diversi esperti esterni, ha lavorato due anni su questo tema controverso. Era infatti stato istituito nel settembre 2020 dalla direzione dell'UNIL L'obiettivo era di andare al di là del «libro bianco» pubblicato nel 1987 e di aiutare la direzione dell'alta scuola vodese «a riconsiderare o persino modificare con piena cognizione di causa la sua posizione istituzionale nel modo più equo possibile». In risposta al rapporto, la direzione dell'UNIL ribadisce oggi chiaramente che consegnando il titolo onorifico al dittatore italiano, «l'Università di Losanna è venuta meno alla sua missione e ai suoi valori accademici fondati sul rispetto dell'individuo e della libertà di pensiero».
Secondo gli esperti, tuttavia, «la revoca del dottorato a Mussolini darebbe l'illusione che la decisione presa – con piena cognizione di causa – a suo tempo potrebbe essere 'corretta' oggi. Orbene, tale risposta resterebbe incompleta. La realtà dei fatti (un'università, in una situazione democratica ha onorato un fascista notorio) è indelebile, e lo stesso dicasi per la realtà materiale del diploma».
Quattro misure
Il gruppo di lavoro propone, al suo posto, quattro misure per guidare una «politica basata sulla memoria», subito adottate dalla direzione dell'UNIL. In primis, chiede l'apertura di un sito internet interamente dedicato alla vicenda, con il rapporto pubblicato oggi. In secondo luogo, preconizza lo sblocco di un fondo annuale per lanciare progetti di ricerca, «orientati verso lo studio dello sviluppo di ideologie totalitarie ispirate al fascismo e ai meccanismi di adesione a tali ideologie». Tale misura potrebbe includere l'organizzazione di un convegno sul tema.
In terzo luogo, propone l'istituzione di un premio di ricerca accademico o di un'attività culturale, sempre sulla stessa tematica. Infine, chiede l'attuazione di un atelier di mediazione scientifica a destinazione delle scuole dell'obbligo e superiori nonché del pubblico. All'epoca, il titolo onorifico fu conferito a Mussolini «per aver concepito e realizzato in patria un'organizzazione sociale che ha arricchito la scienza sociologica e che lascerà un segno profondo nella storia». Mussolini trascorse quasi due anni in Svizzera all'inizio del XX secolo e per alcuni mesi frequentò la facoltà di scienze sociali e politiche dell'UNIL.
Mussolini rimane dottore honoris causa dell'Università di Losanna
Il dottorato honoris causa dato nel 1937 dall'Università di Losanna (UNIL) a Mussolini è stato un «grave errore». Il gruppo di lavoro creato per far luce sulla vicenda non raccomanda però la revoca postuma del titolo al duce. Propone invece quattro misure che la direzione dell'ateneo losannese ha già accolto. Secondo gli esperti, il dottorato honoris causa al Duce costituiva una legittimazione di un regime criminale e della sua ideologia. Invita pertanto l'UNIL a riconoscere e assumere questo «grave sbaglio» commesso dalle istanze universitarie e politiche dell'epoca.
Il gruppo di lavoro, composto di quindici persone – in particolare ricercatori, storici, professori d'etica e giuristi – provenienti da sette facoltà e appoggiate da diversi esperti esterni, ha lavorato due anni su questo tema controverso. Era infatti stato istituito nel settembre 2020 dalla direzione dell'UNIL. L'obiettivo era di andare al di là del «libro bianco» pubblicato nel 1987 e di aiutare la direzione dell'alta scuola vodese «a riconsiderare o persino modificare con piena cognizione di causa la sua posizione istituzionale nel modo più equo possibile».
In risposta al rapporto, la direzione dell'UNIL ribadisce oggi chiaramente che consegnando il titolo onorifico al dittatore italiano, «l'Università di Losanna è venuta meno alla sua missione e ai suoi valori accademici fondati sul rispetto dell'individuo e della libertà di pensiero». Secondo gli esperti, tuttavia, «la revoca del dottorato a Mussolini darebbe l'illusione che la decisione presa – con piena cognizione di causa – a suo tempo potrebbe essere 'corretta' oggi. Orbene, tale risposta resterebbe incompleta. La realtà dei fatti (un'università, in una situazione democratica ha onorato un fascista notorio) è indelebile, e lo stesso dicasi per la realtà materiale del diploma».
Quattro misure
Il gruppo di lavoro propone, al suo posto, quattro misure per guidare una «politica basata sulla memoria», subito adottate dalla direzione dell'UNIL. In primis, chiede l'apertura di un sito internet interamente dedicato alla vicenda, con il rapporto pubblicato oggi. In secondo luogo, preconizza lo sblocco di un fondo annuale per lanciare progetti di ricerca, «orientati verso lo studio dello sviluppo di ideologie totalitarie ispirate al fascismo e ai meccanismi di adesione a tali ideologie». Tale misura potrebbe includere l'organizzazione di un convegno sul tema.
In terzo luogo, propone l'istituzione di un premio di ricerca accademico o di un'attività culturale, sempre sulla stessa tematica. Infine, chiede l'attuazione di un atelier di mediazione scientifica a destinazione delle scuole dell'obbligo e superiori nonché del pubblico. All'epoca, il titolo onorifico fu conferito a Mussolini «per aver concepito e realizzato in patria un'organizzazione sociale che ha arricchito la scienza sociologica e che lascerà un segno profondo nella storia». Mussolini trascorse quasi due anni in Svizzera all'inizio del XX secolo e per alcuni mesi frequentò la facoltà di scienze sociali e politiche dell'UNIL.

Travail.Suisse: ‘Sostenere maggiormente chi ha redditi bassi’

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L’organizzazione sindacale propone un piano di 18 misure per rafforzare il potere d’acquisto
Blenne, 23 Giugno 2022 - Travail.Suisse vuole sostenere maggiormente i lavoratori e i pensionati con redditi bassi, che sono fortemente toccati dall’inflazione. In effetti, i nuclei familiari più poveri spendono gran parte dei loro redditi per beni e servizi particolarmente interessati dall’inflazione, quali la mobilità, gli alloggi, le derrate alimentari e i premi dell’assicurazione malattia. L’organizzazione sindacale propone dunque un piano di 18 misure per rafforzare il potere d’acquisto. Tra i provvedimenti presentati oggi ai media a Berna dall’organizzazione sindacale figurano aumenti dei salari che superino nettamente il rincaro. "È il solo modo di preservare efficacemente il potere d’acquisto", ha dichiarato Claudia Stöckli, membro della direzione del sindacato Syna.
Inoltre, le rendite, i contratti normali di lavoro e le prestazioni complementari devono essere adattati al rincaro. Lo stesso dicasi per i salari minimi cantonali. Travail.Suisse presta un’attenzione particolare ai "salari delle donne". Si tratta di aumentare "sensibilmente" gli stipendi, in particolare nei settori dove la proporzione delle lavoratrici è elevata. "Occorre infine porre un termine all’epoca in cui salari bassi erano giustificati in taluni rami poiché la maggioranza delle persone che vi lavoravano erano donne", ha rilevato Stöckli.
Frenare i costi
A partire dal 2023, i nuclei familiari rischiano un vero e proprio "choc dei costi", afferma con preoccupazione l’organizzazione sindacale. Il catalogo delle rivendicazioni comprende ad esempio provvedimenti contro gli affitti esorbitanti, un’estensione delle misure di riduzione dei premi di cassa malattia o ancora un programma di investimenti ecologici per le abitazioni in affitto. Al fine di sostenere i pendolari, dovrebbero essere emessi anche i cosiddetti "chèques mobilità". Costituirebbero un buon compromesso tra una forte riduzione del costo dei trasporti pubblici e un calo del prezzo dei carburanti. Secondo Travail.Suisse, uno sgravio dell’imposta sugli oli minerali per contrastare l’impennata dei prezzi della benzina, come auspicato dall’Udc, sarebbe invece contrario agli obiettivi climatici.
Bassi salari toccati dal rincaro
Tutte queste misure hanno quale obiettivo di alleviare il peso sulle persone con bassi salari, che sono le più toccate dal rincaro. Travail.Suisse ha per esempio calcolato che un aumento del 4% dei prezzi dei prodotti alimentari e un rialzo dell’8% dei premi dell’assicurazione malattia hanno conseguenze molto diverse a seconda dei nuclei familiari. Quelli che dispongono di un reddito di 3mila franchi devono aspettarsi costi supplementari del 5,8%, mentre quelli che guadagnano 6mila franchi devono prevedere il 3,9% in più. Con un reddito di 20mila franchi, i costi aggiuntivi sarebbero dell’1,93%.
La Banca nazionale svizzera (Bns) ha pronosticato un’inflazione del 2,8% per il 2022. Oltre alla guerra in Ucraina, problemi a livello delle catene di approvvigionamento in seguito alla pandemia da coronavirus vengono citati quali fattori di rincaro. Al fine di frenare l’inflazione, la Bns ha rialzato il suo tasso guida una settimana fa.

Covid, un milione di casi durante l’estate

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È quanto stima l’ex responsabile della task force della Confederazione Tanja Stalder. ‘Sbagliato paragonare l’infezione a una semplice grippe’
Blenne, 20 Giugno 2022 - Oltre un milione di persone rischia di essere contagiato dal coronavirus in Svizzera durante l’estate. È questo il monito dell’ex responsabile della task force Covid-19 della Confederazione Tanja Stadler. "Partiamo dal presupposto che circa il 15% della popolazione sarà infettata". Tuttavia la maggior parte delle persone interessate non verrà testata, ha dichiarato Stadler in un’intervista pubblicata oggi dal Blick. Basandosi su campioni di acque reflue, si suppone che il numero di casi non contabilizzati sia attualmente più elevato rispetto all’inverno scorso, ha aggiunto. "Dovrebbero esserci oltre 80’000 nuovi contagi alla settimana". Una settimana fa, l’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) aveva annunciato 16’610 nuovi casi in 7 giorni.
Attese altre ondate
"Il numero attuale dei casi è nettamente più alto rispetto alle ultime due estati", ha constatato Stadler. Ma, a suo avviso, si tratta di casi molto meno gravi. "I dati più recenti mostrano come il 97% della popolazione adulta in Svizzera possiede anticorpi contro il Covid-19 grazie ai vaccini, ma anche a causa delle infezioni". L’esperta del Politecnico federale di Zurigo (Ethz) non si azzarda a fare pronostici quanto alla fine della pandemia di coronavirus. "A lungo termine, le cose si stabilizzeranno. Tuttavia, nei prossimi anni, ci saranno probabilmente altre ondate anche in estate".
Stadler ha criticato coloro che assimilano l‘infezione dovuta alla variante Omicron a una banale influenza. "In caso di contagio con Omicron, constatiamo molto più spesso conseguenze a lungo termine rispetto alla ‘grippe’, in particolare tra i giovani". L’esperta è favorevole a che le persone continuino a portare la mascherina sanitaria.

Salgono i prezzi, crolla il potere d’acquisto per i pensionati

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Si rischiano perdite fino a 1’000 franchi all’anno per i titolari di rendite Avs. A lanciare l’allarme è l’Unione sindacale svizzera (Uss)
Blenne, 19 Giugno 2022 - L’aumento generalizzato dei prezzi in Svizzera inciderà in maniera particolare sui pensionati, che rischiano di perdere fino a 1’000 franchi all’anno. A lanciare l’allarme, secondo quanto riportato oggi dal settimanale romando Le Matin Dimanche, è l’Unione sindacale svizzera (Uss), che ha inviato una missiva in questo senso al Consiglio federale. Il governo procederà a indicizzare le pensioni Avs il prossimo primo gennaio, cosa che avviene ogni due anni. L’adattamento al rincaro delle rendite Avs si baserà come di consueto su un "indice misto", cioè che tiene conto per metà dell’andamento dei prezzi e per metà dell’andamento dei salari dei due anni precedenti.
Di norma, nessuno contesta questo strumento di calcolo, ma questa volta la centrale sindacale ha notificato al governo le proprie critiche e un certo malcontento si fa sentire anche a livello politico. Infatti, mentre i prezzi sono chiaramente in crescita – si stima una media di circa il 3% nel 2021 e 2022 – i salari sono stimati in aumento di circa lo 0,6% nello stesso periodo. Il risultato per i pensionati è che il Consiglio federale procederà sì a rimpolpare le rendite Avs, ma non in misura pari all’inflazione. "Sulla base dell’indice misto, l’aumento delle pensioni sarà compreso tra l’1,5% e il 2%. Si tratta solo della metà del tasso di inflazione", secondo quanto riferito a Le Matin Dimanche da Daniel Lampart, capo economista dell’Uss.
In una lettera inviata al governo, di cui il settimanale ha visionato una copia, il sindacato chiede quindi di modificare la legge per adeguare l’indice misto. Nella missiva si ricorda al Consiglio federale l’articolo 112 della Costituzione, secondo cui "le rendite vanno adattate almeno all’evoluzione dei prezzi". L’Uss esprime particolare preoccupazione per la situazione delle persone pensionate: esse già vedono diminuire il loro potere d’acquisto a causa del mancato adeguamento all’inflazione delle rendite del secondo pilastro.
Calcolatrice alla mano, chi riceve una pensione media Avs di 1’800 franchi al mese, più una rendita del secondo pilastro media di 1’700 franchi si troverebbe con una perdita reale di potere d’acquisto di 1’000 franchi all’anno, secondo l’Uss. Quest’ultima sottolinea che ciò potrebbe essere aggravato da un aumento dell’Iva, a partire dalla metà del 2023, se la riforma dell’Avs (contro la quale si sta battendo) sarà approvata dalle urne in autunno. Finora – secondo quanto riportato dal domenicale – nessuna risposta è ancora giunta da parte del Consiglio federale. Ma almeno due partiti, il Partito socialista e l’Alleanza di Centro, chiedono una sessione straordinaria in autunno dedicata all’adeguamento urgente delle pensioni all’inflazione.

In piazza in segno di solidarietà
Quasi un migliaio di ex «Verdingkinder» 

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Guido Fluri, il milionario svizzero all'origine dell'iniziativa per la riparazione, ha incontrato oggi circa 800 ex bambini collocati.
Blenne, 19 Giugno 2022 - Circa 800 ex «bambini-schiavi» («Verdingkinder») e altre vittime di affidamenti coatti si sono riuniti sabato a Berna alla Bea Expo in segno di solidarietà e per ricordare questo oscuro capitolo elvetico. Presente la presidente del Consiglio nazionale Irène Kälin. La maggior parte delle vittime di provvedimenti amministrativi o di collocamenti coatti è ormai anziana e fragile, ricorda in una nota la Fondazione Guido Fluri, all'origine dell'iniziativa popolare per la riparazione lanciata nel 2014 per chiedere risarcimenti per le vittime.
Soprattutto durante la pandemia di Covid per queste persone vulnerabili è stato impossibile riunirsi, molte sono rimaste isolate e sole. Era quindi molto importante invitarle a un incontro dove potessero stare tutte assieme e allo stesso tempo «inviare loro un forte segnale di solidarietà», ha dichiarato parlando ai convenuti Guido Fluri, milionario attivo nel settore immobiliare che visse nella sua infanzia un'esperienza analoga.
Grande rispetto per queste persone è stato testimoniato dalla presidente del Consiglio nazionale Irène Kälin (Verdi/AG): «ogni storia è una testimonianza di ingiustizia e merita la promessa che fatti del genere non si ripeteranno mai più», ha affermato. L'ecologista ha sottolineato l'importanza di una riunione di tali dimensioni: «se penso che solo pochi anni fa solo poche persone osavano raccontare la loro storia, questo è un grande segno che qualcosa è cambiato», ha affermato.
Iniziativa e controprogetto
L'iniziativa per la riparazione chiedeva 500 milioni di franchi per le vittime. A distanza di neanche due anni le Camere federali avevano approvato un controprogetto indiretto che prevedeva un fondo per il contributo solidale di 300 milioni, in modo da poter destinare ad ognuno un contributo solidale di un massimo di 25'000 franchi. Per decenni, fino al 1981, decine di migliaia di bambini e adolescenti furono collocati su decisione amministrativa in aziende artigianali o agricole dove erano considerati manodopera a basso costo, in istituti severamente gestiti o addirittura in penitenziari, talvolta senza decisione giudiziaria. In questi istituti hanno patito violenze fisiche e psichiche, sfruttamenti, maltrattamenti e abusi sessuali oltre ad essere stati separati dai loro genitori e fratelli. 
Le donne potevano vedersi costrette ad abortire, a farsi sterilizzare o a dare in adozione il proprio figlio o figli. Alcuni bambini e adolescenti sono stati collocati in istituti o centri medici dove hanno subìto sperimentazioni farmacologiche o sono stati sottoposti a test con sostanze sconosciute e medicalizzazione forzata.
Molte di queste persone vivono tuttora in condizioni di difficoltà finanziarie o psicologiche a causa degli abusi, delle umiliazioni e della stigmatizzazione di cui sono stati oggetto per decenni. Secondo le stime del governo le persone ancora in vita che hanno subito collocamenti coatti dovrebbero essere tra 12'000 e 15'000. Nel frattempo 11'000 di essi hanno ricevuto un riconoscimento ufficiale per le sofferenze subite e un contributo finanziario.
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Ecco come sopravvivere indenni all'ondata di caldo

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Bienne, 14 Giugno 2022 - Questa settimana è prevista un'ondata di caldo. Una gran gioia per alcuni, che potranno magari sfruttare le belle giornate per un tuffo in piscina o nel lago, ma sole e alte temperature sono anche un potenziale pericolo. Ecco come prepararsi alla prevista canicola. «Un'ondata di caldo precoce dell'estate 2022», scrive MeteoSvizzera su Twitter, che negli scorsi giorni ha anche previsto in che direzione andrà la meteo: «Il prossimo fine settimana ci aspettiamo temperature diffuse dai 32 ai 34 gradi». Localmente sono possibili anche 35 gradi, precisa il servizio meteorologico.
Tuttavia, il sole e le alte temperature non sono solo occasioni gradite per le attività all'aperto, ma possono anche compromettere le prestazioni del corpo umano e diventare addirittura letali. Le persone anziane sono particolarmente a rischio, poiché con l'avanzare dell'età è più difficile abituarsi a temperature elevate e prolungate. Anche i neonati e i bambini piccoli sono considerati un altro gruppo a rischio: sono particolarmente colpiti dalla luce solare diretta.
Le raccomandazioni dell'UFSP in caso di canicola:
- Assunzione adeguata di liquidi: adulti e adolescenti dovrebbero bere almeno 1,5 litri al giorno, mentre i bambini di età compresa tra i 2 e i 3 anni almeno 7 decilitri, quelli tra i 7 e i 9 anni 9 decilitri e quelli tra i 13 e i 14 anni almeno 1,2 litri. 
- Limitare gli sforzi fisici: soprattutto nelle ore più calde della giornata, l'UFSP consiglia di «evitare il più possibile attività faticose e di preferire luoghi ombreggiati».
- Rinfrescarsi: l'UFSP raccomanda docce o bagni con acqua fresca. Potete anche rinfrescarvi con panni umidi sulla fronte e sul collo o abbassare la temperatura corporea con impacchi freddi ai polpacci e bagni alle mani. In questo caso, tuttavia, è importante «monitorare regolarmente la temperatura corporea», avverte.
- Oltre a indossare abiti leggeri, gli ambienti dovrebbero essere rinfrescati chiudendo le finestre durante il giorno e tenendo fuori il sole con persiane o tende. D'altra parte, sfruttate le temperature più fresche della notte per la ventilazione. Inoltre, se necessario, utilizzare ventilatori o altri sistemi di raffreddamento.
- L'UFSP consiglia anche di mangiare cibi freddi. Si dovrebbero mangiare soprattutto «frutta, insalate, verdure e latticini», perché hanno un «alto contenuto di acqua» e sono allo stesso tempo rinfrescanti. Non bisogna inoltre trascurare un'adeguata fornitura di sale e la refrigerazione degli alimenti deperibili. Altrimenti, c'è il rischio che un'intossicazione alimentare si aggiunga agli altri effetti negativi del caldo. Secondo l'UFSP, le persone che vivono da sole e gli anziani meritano un'attenzione particolare durante i periodi di caldo.
Come difendere gli anziani dal caldo:
- Nel caso di persone anziane o che vivono da sole, i parenti dovrebbero telefonare quotidianamente durante i periodi di caldo e organizzare visite e aiuto da parte dei vicini.
- Chiarire le opzioni di assistenza dei servizi di supporto durante le ondate di calore.
- Assicurare la fornitura di cibo e bevande.
- Mettere vicino al telefono un elenco leggibile dei numeri delle persone di riferimento e dei medici.
Ma cosa succede quando il caldo e il sole sono già troppo?
In caso di problemi per troppo sole o calore, ecco cosa fare:
- Scottature solari: lo sanno tutti, in casi innocui guariscono da sole. Le ustioni gravi, tuttavia, possono richiedere l'intervento del medico: ad esempio, se si formano vesciche, se il dolore è molto forte o se compare anche la febbre. I genitori dovrebbero sempre portare dal medico i bambini che si scottano al di sotto dell'anno. 
- Per dare sollievo, si consiglia il raffreddamento con buste bagnate, gel e lozioni senza profumo o acqua corrente. Ma il ghiaccio o gli impacchi di raffreddamento dal congelatore mettono a dura prova la pelle. I rimedi casalinghi spesso raccomandati, come la ricotta o lo yogurt, possono anche raffreddare, ma la pelle danneggiata può anche irritarsi o addirittura infiammarsi ulteriormente.
- Colpo di sole: provocato da una forte luce solare sulla testa scoperta, che provoca il rigonfiamento del tessuto cerebrale o l'infiammazione delle meningi. Il risultato: la testa fa male e diventa molto calda, il collo è rigido e si verificano anche nausea e vomito.
- Il rimedio migliore in questi casi è sdraiarsi in un ambiente fresco e ombreggiato. È necessario coprire la testa e il collo con panni freschi e umidi. È necessario chiamare un medico se i sintomi sono molto gravi o se sono presenti altri sintomi, come febbre oltre i 39 gradi, convulsioni o confusione. 
- Esaurimento da calore: si verifica soprattutto quando il caldo non si attenua per giorni. È innescata da un'eccessiva perdita di acqua e nutrienti senza un'adeguata compensazione. I sintomi sono simili a quelli dell'influenza: febbre e debolezza, oltre a vertigini e nausea, crampi muscolari e confusione. La pelle delle persone colpite è grigio pallido.
- Per rimettersi in sesto, le persone colpite devono bere acqua minerale o bevande isotoniche, ad esempio, ma mai alcol. Per il resto, è utile riposare molto, indossando abiti leggeri e comodi, e anche una doccia fresca può essere d'aiuto. Se i sintomi persistono per più di un'ora o peggiorano, è necessario chiamare un medico.
- Colpo di calore: si verifica quando il corpo assorbe più calore di quanto ne possa rilasciare a causa delle alte temperature. Il risultato: la temperatura corporea aumenta improvvisamente, a volte fino a 41 gradi in soli 15 minuti. La pelle è calda, rossa e molto secca. Le persone colpite sono irrequiete, sonnolente o confuse e hanno anche molta sete.
- Il colpo di calore può mettere anche in pericolo la vita e quindi va sempre consultato il pronto soccorso. Fino all'arrivo del medico è necessario raffreddare la persona colpita, allentare gli indumenti stretti e darle qualcosa da bere. Attenzione: per i non addetti ai lavori, il colpo di sole, l'esaurimento da calore e il colpo di calore sono spesso difficili da distinguere. In caso di dubbio, chiamare rapidamente il 112.
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Ai ballottaggi il centrosinistra batte 7 a 4 il centrodestra

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Le vittorie principali sono state quelle di Verona e Parma. In totale, nei 26 capoluoghi al voto sono state elette tre donne e tre candidati con meno di 40 anni di età. Nella foto il nuovo sindaco di Verona, Damiano Tommasi.
Bienne, 27 Giugno 2022 - Domenica scorsa, oltre 2 milioni di cittadini di 65 comuni italiani sono stati chiamati a votare per eleggere al ballottaggio il nuovo sindaco. Tra le città al voto, c’erano anche 13 capoluoghi di provincia. Numeri del Ministero dell’Interno alla mano, i candidati supportati dal centrosinistra hanno vinto in sette capoluoghi, mentre quelli di centrodestra in quattro. Nei restanti due capoluoghi sono stati eletti sindaci due candidati civici.
Dove ha vinto il centrosinistra
La vittoria più significativa del centrosinistra è stata quella di Verona, dove l’ex calciatore Damiano Tommasi ha battuto con il 53,4 per cento dei voti il sindaco uscente Federico Sboarina, fermatosi al 46,6 per cento. La candidatura di Tommasi è stata supportata, tra gli altri, dal Partito democratico, dal Movimento 5 stelle e da Azione, mentre quella di Sboarina da Lega e Fratelli d’Italia. A Verona, infatti, il centrodestra era andato diviso al primo turno e al ballottaggio Flavio Tosi, sostenuto da Forza Italia, non ha dato il proprio sostegno ufficiale a Sboarina.
Michele Guerra, sostenuto dal Partito democratico e da altre liste di centrosinistra, ha vinto il ballottaggio di Parma con il 66,2 per cento dei voti, sconfiggendo l’ex sindaco di centrodestra Pietro Vignali. Anche a Parma al primo turno il centrodestra era andato diviso, con Vignali supportato da Lega e Forza Italia, ma non da Fratelli d’Italia. 
A Catanzaro, capoluogo di regione della Calabria, il centrosinistra è riuscito a rimontare il centrodestra, che era uscito in vantaggio dal primo turno. Al ballottaggio, con il 58,2 per cento dei voti, è stato eletto nuovo sindaco Nicola Fiorita, sostenuto dal Pd e dal Movimento 5 stelle, superando la concorrenza di Valerio Donato, il candidato di Lega e Forza Italia, poi sostenuto anche da Fratelli d’Italia, che al primo turno aveva appoggiato una sua candidata. I candidati del Pd e del centrosinistra hanno poi vinto a Monza, Piacenza, Alessandria e Cuneo.  
Dove ha vinto il centrodestra
Il principale capoluogo vinto dal centrodestra ai ballottaggi è quello di Lucca, dove con il 51 per cento Mario Pardini, sostenuto da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, ha sconfitto Francesco Raspini, supportato dal Pd e da altre liste civiche. Negli ultimi giorni si era parlato molto della sfida di Lucca e del fatto che Pardini avesse ottenuto l’appoggio di Fabio Barsanti, esponente di destra e già candidato sindaco nel 2017 con il partito di estrema destra Casapound. Barsanti era candidato anche al primo turno del 12 giugno scorso ed era arrivato terzo, con il 9,5 per cento dei voti. Il centrodestra ha poi vinto a Barletta, a Frosinone e a Gorizia.
Dove hanno vinto i candidati civici
Infine, nei restanti due capoluoghi di provincia al ballottaggio sono arrivati primi due candidati civici. A Como, con il 55,4 per cento dei voti, è stato eletto sindaco Alessandro Rapinese, che ha superato la candidata del centrosinistra Barbara Minghetti, che al primo turno aveva ricevuto più voti di tutti. I partiti di centrodestra hanno già annunciato che dopo il ballottaggio presenteranno ricorso al Tar per chiedere il riconteggio delle schede e annullare una possibile vittoria di Rapinese, che siede in consiglio comunale dal 2008 e che al primo turno ha preso un centinaio di voti in più rispetto a Giordano Molteni, candidato di centrodestra. A Viterbo ha invece vinto Chiara Frontini, con il 64,9 per cento dei voti, supportata da una serie di liste civiche, davanti ad Alessandra Troncarelli, del centrosinistra. Ricapitolando: nel complesso, nei 26 capoluoghi di provincia andati al voto in queste elezioni comunali, considerando anche il primo turno del 12 giugno, i candidati di centrodestra hanno vinto in 13 città, quelli di centrosinistra in dieci e i candidati civici in tre.
Donne e giovani eletti
Al primo turno, le sindache elette erano state zero, numero salito a tre dopo il ballottaggio, grazie all’elezione della già citata Frontini a Viterbo, di Patrizia Manassero a Cuneo (centrosinistra), e di Katia Tarasconi a Piacenza (centrosinistra). Tra i 13 capoluoghi al ballottaggio, Frontini è stata l’unico candidato a vincere con meno di 40 anni di età, portando a tre il numero di sindaci under 40 eletto nei 26 capoluoghi al voto, insieme a Daniele Sinibaldi a Rieti (centrodestra) e Andrea Furegato a Lodi (centrosinistra), entrambi eletti al primo turno. Furegato è stato l’unico candidato con meno di 30 anni di età a essere eletto sindaco.

Viaggio nella giungla delle sigle dei partiti politici: da Alt a Ipf, da Az a Pcl

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L'ultimo arrivato è 'Insieme per il Futuro', Ipf, il nome dei nuovi gruppi parlamentari guidati da Luigi Di Maio. Il costituzionalista Gabriele Maestri all'AGI: nel passato le sigle "si somigliavano tutte per via di quella P che stava per 'partito'. Era la Prima Repubblica e una lettera poteva fare molta differenza"
Bienne, 26 Giugno 2022 - L'ultimo arrivato è Ipf, cioè 'Insieme per il Futuro', il nome dei nuovi gruppi parlamentari guidati da Luigi Di Maio. Qualche deputato che ha aderito al progetto preferirebbe Ipif, ma quattro lettere sembrano troppe per un acronimo. La giungla s'infittisce: Ala, Iv, Cal, Pcl, Idea, Az, CI, Ev, Mdp, CD, +E, Si, FdI, CpE, Fn, CpI, Alt. Alt davvero, perché nel mondo politico - parolaio per definizione - la confusione regna sovrana, anche se "le sigle ormai si usano meno rispetto al passato, quando si somigliavano tutte per via di quella P che stava per 'partito'. Era la Prima Repubblica e una lettera poteva fare molta differenza: Pci, Psi, Pri erano simili soltanto foneticamente. Adesso, invece, gli acronimi sono diversi ma la sostanza politica spesso è molto simile o difficile da afferrare", spiega all'AGI il costituzionalista Gabriele Maestri, amministratore da dieci anni del sito isimbolidelladiscordia.it.

"Ci sono state poche cause sulle sigle, molto più sui simboli, tuttavia - continua Maestri - le richieste di diffida non sono mai mancate". L'ex eurodeputato Mario Mauro 'sintetizzò' i suoi Popolari per l'Italia con un PPI che non piacque affatto a Pierluigi Castagnetti, già leader di un altro PPI, lo storico Partito Popolare italiano. Simile, ma diverso, rispetto ai vecchi Ccd, Cdu, Udc, Udeur, al più recente Az (Azione di Calenda) e, ovviamente, a un altro Pp (Partito pensionati) e a Pap (Potere al popolo). Alcuni hanno criticato Matteo Renzi per aver chiamato il suo partito Iv, troppo simile a Idv (quello fondato da Antonio Di Pietro): "Erano gli stessi secondo i quali la 'spunta' del simbolo ricordava il gabbiano, logo dell'Italia dei Valori".
Berlusconi volle tornare a Forza Italia (FI) anche perché il suo Popolo della libertà non è mai entrato nel cuore degli elettori, tanto che ha avuto più fortuna l'acronimo Pdl: "In più c'era chi continuava a chiamarlo 'la Pdl' e nemmeno questo piaceva al suo leader", nota Maestri.
Un ginepraio degno di un enigmista se si considera anche che Beppe Grillo ribattezzò 'Pd meno L' il Partito democratico (Pd) per sottolinearne le somiglianze politiche con il centrodestra. Da non confondere con Cd (Centro democratico, di Tabacci). Non sono mancate sigle impronunciabili - è più semplice dire Movimento 5 Stelle che M5s - e altre poco chiare: Msi (Movimento Sociale italiano) suonava anche come Mis (per essere pronunciata meglio: da qui l'aggettivo missino).
Stesso caso per Ncd, il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, o per Fli, Futuro e Libertà per l'Italia di Gianfranco Fini. Altri sembrano orfani di acronimo: "Cambiamo! che sigla potrebbe avere?", si chiede Maestri. Da quando ha tolto Nord dal suo nome, invece, la Lega non ha più una sigla (anche se, sulla carta, sarebbe Lsp, cioè Lega per Salvini premier). Sempre meglio di quel Ricostruiamo il Paese, la fondazione di Tosi (all'origine del suo Fare!), che suonava sinistramente come Rip. Un po' troppo: è vero che i partiti non se la passano bene, ma è noto che non muoiano mai.

Altro record di Fratelli d'Italia, nuovo calo Lega-M5s

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Giorgia Meloni
Bienne, 24 Giugno 2022 - I dati della Supermedia AGI/Youtrend di questa settimana confermano quanto sia profonda la crisi del M5S. Fratelli d’Italia e Partito Democratico continuano a guidare la classifica, separati da circa un punto, con il partito di Giorgia Meloni che fa segnare un nuovo record (l’ennesimo) salendo al 22,6%
 La notizia politica della settimana è senza dubbio la scissione del Movimento 5 Stelle, con Luigi Di Maio che ha scelto di uscire dal partito (di cui fu anche capo politico, dal 2017 al 2020) e porta con sé oltre 60 parlamentari tra Camera e Senato. C’è da scommettere che nei prossimi giorni, e per diverse settimane, vedremo molti sondaggisti impegnati a misurare l’impatto di questa scissione sull’opinione pubblica, fornendo una stima del potenziale elettorale di “Insieme per il futuro” (questo il nome che Di Maio ha dato alla sua nuova “creatura”).
Per ora, ancora nessun sondaggio è stato pubblicato, e verosimilmente inizieremo ad avere le prime stime entro la prossima settimana. Ma quello che già possiamo vedere, e che la Supermedia di oggi ci conferma, è quanto sia profonda la crisi del M5S. Primo partito – e di gran lunga – alle elezioni politiche del 4 marzo 2018, quasi dimezzato già poco più di un anno dopo, in occasione delle elezioni europee (17,1%). Da quel momento, il M5S non è più riuscito a risollevarsi, nonostante l’elezione, come suo capo politico, dell’ex premier Giuseppe Conte (uno dei leader politici più apprezzati dagli italiani), poco più di un anno fa. Anzi, da qualche mese il M5S ha intrapreso un’ulteriore china discendente, che lo ha portato oggi al dato peggiore registrato in questa legislatura: 12,3%
Fratelli d’Italia e Partito Democratico continuano a guidare la classifica, separati da circa un punto, con il partito di Giorgia Meloni che fa segnare un nuovo record (l’ennesimo) salendo al 22,6%. Rispetto a un mese fa – ossia all’ultima Supermedia prima del divieto previsto dalla legge in vista delle elezioni amministrative – anche la Lega conferma il suo momento difficile (eufemismo) perdendo esattamente un punto. Sulla scia dei buoni risultati elettorali in alcuni importanti comuni, crescono anche Azione (4,8%) e Italia Viva (2,8%).
La scissione di Di Maio apre nuove prospettive anche per ciò che riguarda gli equilibri di coalizione. In attesa di scoprire (o quantomeno di ipotizzare, attraverso i sondaggi) il peso elettorale di “Insieme per il futuro”, infatti, è opportuno fare il punto sui rapporti di forza attuali. Finché la legge elettorale resta quella attuale (il Rosatellum) le coalizioni continueranno ad essere una strada obbligata per massimizzare il risultato. Al momento, il centrodestra resta tuttora – e di molto – la prima coalizione, quantomeno sulla carta, con oltre il 47% dei consensi. Non sembra verosimile che il perimetro del centrodestra (FDI, Lega e Forza Italia, più altri soggetti minori) possa cambiare da qui alle elezioni. D’altro canto, il centrosinistra, ad oggi, non sarebbe competitivo se rinunciasse del tutto ad un’alleanza con il M5S: anche mettendo insieme le componenti “liberal” (Renzi, Calenda, Bonino) raccoglierebbe meno del 30% dei voti.
Ma il nucleo di quel “campo largo” per come lo intende il segretario del PD Enrico Letta è innanzitutto quella componente giallo-rossa (compreso, quindi, il M5S) che oggi fa parte del Governo Draghi e che varrebbe, però, solo il 35,5%. Anche in questo caso, una cifra non in grado di competere con il centrodestra. Attenzione, però, a dire che i giochi sono ormai fatti. Da qui alle prossime politiche (a cui manca poco meno di un anno) tante cose potrebbero cambiare, magari già da domenica prossima con i ballottaggi. Il centrodestra parte da una posizione di vantaggio, dal momento che amministrava in ben 10 dei 13 capoluoghi al voto; ma se il centrosinistra dovesse portare a casa alcune vittorie simboliche clamorose (ad esempio Verona), magari riuscendo a ribaltare il risultato portando a casa più vittorie del centrodestra, il clima politico nel Paese potrebbe iniziare a cambiare.
Senza perdere di vista l’altra grande incognita, anche questa in qualche modo influenzata dalla scissione di Di Maio: le mosse del “grande centro”, un elemento costante della politica nazionale. Lo sfarinamento del Movimento 5 Stelle – evidente nel grafico che confronta la consistenza dei gruppi parlamentari della Camera a inizio legislatura con quella di oggi – ci fa capire quanti siano diventati numerosi i deputati (e le sigle) a caccia di uno sbocco, per lanciare un nuovo progetto politico o – più prosaicamente – per cercare la riconferma nel prossimo  Parlamento. Per tutti questi motivi, i risultati dei ballottaggi di domenica e i sondaggi che scatteranno le prime istantanee del nuovo quadro politico saranno da monitorare con estrema attenzione.
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Nessuno si chiede perché siamo stati costretti a partire?

Italiani nel Mondo-Regioni-Associazioni

Le 45 località di mare premiate con le '5 Vele' di Legambiente

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L'Isola di Capraia appartiene all'Arcipelago toscano ed è situata nel Mar Ligure. Tuttavia, pur appartenendo ora alla Toscana, Capraia, era territorio storico della Repubblica di Pisa.
Bienne, 25 Giugno 2022 - Sardegna su tutte, poi Toscana, Puglia, Sicilia e Campania. Sono le regioni premiate da Legambiente e Touring Club con le Cinque Vele. Il Trentino-Alto Adige è pluripremiato per il turismo lacustre, ma il top per quanto riguarda i laghi è il Veneto. È tempo di scegliere la meta estiva, e perché non farlo all'insegna della responsabilità e della qualità ambientale? Le 5 vele testimoniano l'adozione di buone pratiche amministrative dimostrando che si può fare turismo pensando anche all'ambiente.
Le nuove proposte di vacanza contenute nella Guida Blu "Il mare più bello", di Legambiente e Touring Club Italiano, offrono da oltre venti anni una panoramica annuale sui comprensori balneari più belli e sostenibili della Penisola, capaci di offrire appunto una vacanza a Cinque Vele. Dalle Cinque Terre alla costa cilentana, dalla Maremma toscana al Salento, dalla selvaggia Isola di Capraia fino all'arcipelago delle Tremiti: la guida racconta nel dettaglio 45 tra le più belle località balneari della penisola, selezionate tra ben 98 comprensori turistici, sulla base dei dati raccolti da Legambiente sulle caratteristiche ambientali e sulla qualità dell'ospitalità, integrati con le valutazioni espresse dai Circoli locali.
Anche quest'anno al primo posto della classifica figura la Sardegna, con ben sei comprensori turistici a Cinque Vele. Seguono Toscana e Puglia (3 comprensori in ciascuna regione), quindi Sicilia e Campania (2 comprensori a testa) e Basilicata e Liguria (1 comprensorio a Cinque Vele in ciascuna regione) Il Trentino-Alto Adige riceve il maggior numero di riconoscimenti per il turismo lacustre con ben tre laghi su sei a Cinque Vele, seguito da Lombardia, Piemonte e Toscana; ma l'unico lago del Veneto, quello del Mis, conquista il primo posto della classifica. Ad essere premiati in Sardegna sono stati quest'anno ben sei comprensori: dalle terre della Baronia di Posada alla Gallura costiera, dal comprensorio di Baunei al litorale di Chia, dal Golfo di Oristano con la Penisola del Sinis e l'isola di Maldiventre al litorale della Planargia sulla costa occidentale
In Toscana le Cinque Vele sventolano quest'anno sui comuni dei comprensori della Maremma, della Costa d'Argento e dell'Isola del Giglio e sull'Isola di Capraia. In Puglia in vetta alla classifica figurano le isole Tremiti, il comprensorio dell'Alto Salento ionico e quello dell'Alto Salento Adriatico. Cinque Vele anche in Sicilia con le isole di Pantelleria e di Salina, in Campania con i comprensori del Cilento antico e della Costa del Mito, in Liguria con i Comuni delle Cinque Terre.
Una bandiera a Cinque Vele anche per la Basilicata con la Costa di Maratea. Vacanza a Cinque Vele anche per gli amanti del turismo lacustre: premiati i laghi di Molveno, Fie' e Monticolo in Trentino-Alto Adige, il lago dell'Accesa in Toscana, il lago di Avigliana Grande in Piemonte; in Veneto il lago del Mis (al primo posto) e in Lombardia il comprensorio di Comuni della riva Occidentale del Lago di Garda.
"La nuova edizione della nostra guida ha commentato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente racconta della sinergia che si è instaurata tra buone amministrazioni locali e quella parte sana dell'imprenditoria del mondo balneare, capace di gestire le spiagge al meglio, con meno cemento e ottime performance ambientali.
Le località a Cinque Vele che premiamo oggi rappresentano le migliori buone pratiche amministrative e dimostrano che un nuovo modo di fare turismo è possibile, puntando sull'ambiente e sull'inclusività. Una vacanza nuova rispetto a quella di vent'anni fa, più consapevole, fatta di esperienze all'aria aperta, escursioni in bicicletta o trekking, di visite ai borghi storici e ricercati momenti di benessere".
Mondi Lucani e CNA insieme per creare “Connessioni” con i lucani nel mondo
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Bienne, 25 Giugno 2022 - Al fine di rafforzare il Premio Mondi Lucani e la sua mission, ovvero consolidare i legami con i lucani nel mondo promuovendo la nascita di reti e favorendo lo scambio di saperi tra i lucani “altrove” e il mondo imprenditoriale della Basilicata, nei giorni scorsi l’Associazione Mondi Lucani ha siglato un protocollo di intesa con la CNA (Confederazione Nazionale Artigiani) di Basilicata.
Per Leonardo Montemurro, Presidente di CNA Basilicata “il felice incontro tra l’Associazione Mondi Lucani e la CNA di Basilicata nasce dalla condivisione di una comune visione più che mai necessaria per la Basilicata: valorizzare le eccellenze professionali, imprenditoriali e artistiche lucane presenti fuori dai confini regionali creando delle reali occasioni di scambio soprattutto con i giovani ma anche con le tante imprese operanti in Regione, che hanno nel proprio DNA la voglia di crescere, di aumentare la propria competitività e di confrontarsi senza paura alcuna con il mercato nazionale ed internazionale”.
“Un nuovo attore si aggiunge al partenariato di Mondi Lucani per creare connessioni tra i Premiati Mondi Lucani e gli imprenditori della Basilicata guardando al grande potenziale rappresentato dall’artigianato d’eccellenza. Un’opportunità che ci permetterà di svolgere tutte quelle attività correlate al Premio all’interno di un’organizzazione in forte fermento quale è CNA Basilicata che punta alla costruzione di reti con le particelle lucane sparse per il mondo”. È quanto ha affermato Maria Andriulli, Presidente dell’Associazione Mondi Lucani.
Il Premio Mondi Lucani, un modello di “Economia della Conoscenza”, è giunto alla sua quarta edizione generando opportunità per i giovani attraverso seminari, workshop e stage messi a disposizione dai Premiati Mondi Lucani. La serata evento di premiazione e di networking del Premio Mondi Lucani, quest’anno si terrà il 12 agosto nella Città di Matera nella splendida location di Alvino 1884. 

Il Tar sul Comites di Zurigo: ricontrollare i voti

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Bienne, 23 Giugno 2022 - Bisogna ricontrollare i 104 voti non assegnati alla lista “Il ponte”. È quanto stabilisce l’ordinanza emessa ieri, 22 giugno, dal Tar del Lazio in merito al ricorso proposto da Alessio Tacconi, Vincenzo Maurello, Rosanna Chirichella, Leonardo Canonico, consiglieri del Comites di Zurigo della lista “Il Ponte” che chiedono l’annullamento dei risultati delle elezioni del 3 dicembre scorso. Sul piatto della bilancia 104 voti non attribuiti alla lista in questione.
Nel ricorso, come riassume l’ordinanza, si contestano i verbali delle operazioni elettorali del seggio n. 1 ZH del 4 dicembre 2021 da cui emerge che 104 voti di preferenza espressi per la lista il Ponte sono stati dichiarati invalidi. Da qui, anche per un meccanismo dei cosiddetti “resti” la lista sarebbe stata penalizzata nel risultato finale, dunque nella composizione del Comites e nella distribuzione delle cariche.
L’ordinanza ora dispone il riconteggio, rilevando, tra l’altro, che “il comitato elettorale circoscrizionale, pure a fronte dell’opposizione del Presidente e di un altro componente, non ha proceduto al riesame dei 104 voti contestati e provvisoriamente non assegnati dal seggio elettorale alla lista “Il Ponte”, provvedendo alla proclamazione degli eletti, e ciò – a giudizio del Collegio – proprio in violazione del predetto art. 20 della legge 286/2003”. Articolo che recita, al comma 4, “il comitato elettorale circoscrizionale procede al riesame delle schede contenenti voti contestati e provvisoriamente non assegnati e, tenendo presenti le annotazioni riportate a verbale nonché le contestazioni e i reclami presentati, decide sull’assegnazione dei voti stessi”.
Il Tar, dunque, ritiene “necessario disporre una verificazione a cura del Direttore Centrale del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale – Direzione centrale per i Servizi Consolari e Visti, Servizi agli Italiani all’estero”. La verifica avrà come obiettivo “esaminare le n. 104 schede riportanti i voti alla lista “Il Ponte” onde accertare la validità delle stesse; procedere al conseguente riconteggio dei voti assegnati a tutte le liste partecipanti e di procedere, in base all’esito di tale operazione, all’attribuzione dei seggi alle stesse liste”.
La verifica, si legge ancora nell’ordinanza, “potrà essere delegata dal Direttore centrale per i servizi consolari ad un funzionario di adeguata competenza, il quale procederà ad elaborare una relazione descrittiva delle operazioni compiute e degli esiti; le operazioni di verifica dovranno essere svolte alla presenza dei difensori delle parti in causa che vorranno intervenire, previa comunicazione a cura del funzionario verificatore del giorno, del luogo e dell’ora; la relazione, corredata dalle osservazioni e dalle opposizioni che i difensori delle parti riterranno di esprimere (e che il funzionario verificatore avrà cura di riportare), dovrà essere trasmessa alla segreteria della Sezione entro il 20 settembre 2022, per essere depositata agli atti di causa, a tal fine fissandosi, sin d’ora, l’udienza pubblica del 25 ottobre 2022 per la definizione nel merito del giudizio; la corresponsione del compenso al verificatore sarà disposta con la sentenza che definirà il giudizio nel merito”. Valutati gli interessi coinvolti, il Tar ha anche deciso di “non sospendere l’efficacia degli atti impugnati nelle more dell’espletamento della disposta verificazione”. L’udienza pubblica è stata convocata il 25 ottobre 2022.

I Marchigiani all’estero a colloquio con il Consiglio Regionale

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Esecutivo dei Marchigiani all'estero
Bienne, 22 Giugno 2022 - Il Comitato esecutivo del consiglio dei Marchigiani all’estero, guidato dal Presidente Franco Nicoletti, ha fatto tappa ieri, 21 giugno, a Palazzo Marche, per incontrare il Consiglio Regionale. Ad aprire la serie degli incontri istituzionali in programma, quello con il Presidente del Consiglio regionale, Dino Latini, che ha sottolineato il ruolo dei marchigiani all’estero quali “migliori rappresentanti della nostra regione, capaci di coinvolgere le nuove generazioni nel percorso di conoscenza”. “Quello dell’emigrazione – ha aggiunto Latini – è un fenomeno che non può essere sottovalutato, poiché riguarda anche carenze strutturali presenti nel nostro Paese. La ricerca di ciò che può servire ai nostri giovani per rimanere o rientrare in Italia deve essere punto centrale della nostra azione legislativa”.
Successivamente, l’esecutivo si è riunito con alcuni componenti della Prima Commissione Affari istituzionali, rappresentati dal Presidente Renzo Marinelli, e alcuni consiglieri regionali. Un incontro che è servito per illustrare i dati del report demografico dei marchigiani all’estero, per analizzare i contenuti del Piano annuale ad essi rivolto e per porre sul tavolo alcune proposte ed iniziative.
Tra i temi affrontati, quelli del progetto che coinvolge quindici giovani marchigiani residenti all’estero, che prevede una visita di studio e di conoscenza delle Marche, la valorizzazione del Museo dell’Emigrazione marchigiana di Recanati, la veicolazione, anche attraverso apposito collegamento all’interno del sito web del Consiglio regionale, dei dati e delle informazioni che riguardano i Marchigiani all’estero, e l’organizzazione della Conferenza regionale dei marchigiani all’estero.
All’incontro, oltre al Presidente della Prima Commissione Renzo Marinelli, hanno partecipato la Vicepresidente Marta Ruggeri, i consiglieri Mirko Bilò, Anna Casini, Carlo Ciccioli, Elena Leonardi, Simona Lupini e Giacomo Rossi.

“Un cuore incorrotto, Ignazio Silone l’uomo”
A Zurigo  (1-3 luglio) evento dedicato allo scrittore e intellettuale 

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Ignazio Silone è stato uno dei rari scrittori stranieri ad essere insignito nel 1973 del Premio Gottfried Keller, uno dei riconoscimenti letterari più importanti in Svizzera
Bienne, 17 Giugno 2022 - Si terrà a Zurigo dall’1 al 3 luglio prossimi un evento interamente dedicato alla figura di Ignazio Silone. Il ricco programma della tre giorni –  dal titolo “Un cuore incorrotto, Silone l’uomo” –  si svolgerà nella Zwinglihaus, alla Aemtlerstrasse 23.
Se cafone è il termine spregiativo con cui i cittadini chiamano i contadini ignoranti, “questa parola – scrive Silone – io adopero in questo libro (Fontamara) nella certezza che quando nel mio paese il dolore non sarà più vergogna, esso diventerà nome di rispetto, e forse anche di onore.”. Nella sua opera letteraria Silone evidenzia puntualmente la condizione di disagio e sfruttamento dei contadini. Fin da giovane è molto sensibile ai problemi sociali e giuridici, legato alla terra e alla cultura contadina, la sua vita si svolge nella discrezione e nel rifiuto di ogni forma di protagonismo esibito. L’evento vuole ripercorrere il lungo cammino della libertà intrapreso dal giovanissimo Secondino Tranquilli (nome anagrafico di Silone), già spirito ribelle e libero, tra le sue dolorose vicende personali, le scelte politiche fondamentali, la sua opera letteraria, la sua produzione intellettuale. 
Il programma è così articolato:
una mostra itinerante con ben 64 pannelli sullo scrittore abruzzese dal titolo “Ignazio Silone – L’arte è un fiore selvaggio, ama la libertà – L’uomo, lo scrittore, l’intellettuale” prodotta dal Centro Studi “Ignazio Silone” e dal comune di Pescina con il supporto dell’Archivio di Stato dell’Aquila e della Regione Abruzzo, ha l’alto Patronato della Presidenza della Repubblica; una mostra fotografica sulle associazioni abruzzesi in Svizzera a cura di Morena La Barba. Le associazioni abruzzesi sono sorte a ridosso degli anni Settanta rispondendo ai bisogni di sviluppo individuale degli emigrati, tra radicamento locale in Svizzera e coscienza delle origini. Grazie al loro attivismo culturale orientato verso la società di residenza e quella d’origine, hanno consentito lo sviluppo di un certo prestigio sociale degli emigrati e anche il riconoscimento nel campo culturale.
La proiezione del film Fontamara di Carlo Lizzani (con sottotitoli in tedesco), basato sull’omonimo romanzo di Ignazio Silone. Il film è stato girato quasi interamente nella Marsica. Un convegno che, dello scrittore e intellettuale abruzzese, tratteggia la produzione e il pensiero con particolare riferimento ai suoi rapporti con Zurigo e alla sua visione dell’Europa; uno spettacolo teatrale-musicale focalizzato sulle figure e i momenti più significativi della vita dello scrittore, in un percorso teso a svelare, tra le pieghe dell’intellettuale, l’uomo Silone con i suoi sentimenti più intimi e quindi più universali.
Piatti tipici della cucina abruzzese preparati dallo chef pluripremiato Sandro Baliva, titolare del noto ristorante Locanda Madonna delle Vigne di Celano (AQ), accompagneranno gli ospiti in un viaggio del gusto fra gli aromi e i sapori legati alla storia, alla cultura e alle tradizioni del Fucino.
Promotori e organizzatori dell’evento siloniano sono: Federazione Emigrati Abruzzesi in Svizzera – FEAS, Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera – FCLIS,  Chiesa evangelica di lingua italiana di Zurigo (Chiesa valdese), Camera di Commercio Italiana per la Svizzera – CCIS. Con: Comune di Pescina (AQ) (paese natale di Ignazio Silone), Centro Studi Ignazio Silone, Pescina; Associazione Musicale «La scala di seta», Cerchio (AQ), Parco letterario “Ignazio Silone”.
Con il sostegno di Regione Abruzzo e Città di Zurigo, Cultura.
Con il patrocinio della sindaca della città di Zurigo, Corinne Mauch, e dell’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo. In collaborazione con: Seminario di lingue e letterature romanze dell’Università di Zurigo, L’Avvenire dei lavoratori, Chiesa evangelica valdese di Sciaffusa, Società Dante Alighieri, Comitato di Zurigo, Associazioni cristiane lavoratori italiani – ACLI e  GIR – Giovani in rete. 

Stop ai disservizi consolari
Dalla Svizzera la petizione di Fclis, Acli e Pd

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Bienne, 11 Giugno 2022 - “I sottoscritti cittadini italiani residenti all’estero, firmatari della presente petizione – lanciata dalla Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera, dalle ACLI Svizzera e dal PD Svizzera – chiedono al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, al Presidente del Consiglio dei Ministri e alle Segreterie dei Partiti politici – e per conoscenza al Presidente della Repubblica –  provvedimenti urgenti per garantire un servizio consolare adeguato ai bisogni dei cittadini italiani residenti all’estero e alle disposizioni previste dalle specifiche normative”. È quanto si legge nella petizione lanciata ieri su change.org da Fclis, Acli Svizzera e Pd Svizzera e indirizzata al Ministero degli Esteri.
Nel testo si sostiene che “è praticamente impossibile ottenere un appuntamento con il sistema attualmente in servizio” e che “i tempi di attesa sono inaccettabili e per molti cittadini sono causa di notevole disagio anche nei confronti delle autorità del Paese di residenza”. “Le ultime riforme della rete consolare – continua la petizione – hanno perlopiù prodotto chiusure di uffici consolari senza fornire risposte alternative ai bisogni essenziali di servizi consolari”. “Le richieste dei firmatari sono minime ma indifferibili”, sottolineano i promotori: “prevedere l’istituzione di funzionari itineranti per coprire grandi aree geografiche rimaste scoperte per le innumerevoli chiusure, creando problemi molto seri in particolare agli anziani e ai lavoratori” e “rafforzare l’impiego di personale assunto in loco, riducendo così i costi di funzionamento”.
Si tratta, evidenziano, di “richieste motivate dalle seppur poche esperienze fatte in alcune zone, che hanno visto risultati positivi. L’attuale organizzazione scarica sui cittadini italiani residenti all’estero costi rilevanti (spese di trasporto, perdite di giornate di lavoro) e comporta oggettive difficoltà per le persone anziane che vivono con rendite pensionistiche spesso limitate”. I firmatari, si legge infine nella petizione, “sono consapevoli delle esigenze di revisione della spesa del MAECI, che non può essere ottenuta attraverso i tagli ai servizi ai connazionali, ma con un diverso utilizzo delle risorse”.
Si può firmare la petizione online a questo indirizzo; oppure si può scaricare un modulo per raccogliere le firme, che, una volta completato, va inviato entro il 31 ottobre 2022, a: Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera – FCLIS, Ottikerstrasse 53 – 8006 Zürich (Svizzera).

Scarica il modulo per la raccolta delle firme o firma online.

Genitori che uccidono: orrori e oscurità dietro le storie italiane di infanticidio

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Ogni crimine è differente ma alcuni dettagli accomunano tutte le storie di infanticidio: i genitori che uccidono i figli, come e perché
Bienne, 25 Giugno 2022 - Sono passati vent'anni da quando il caso di Anna Maria Franzoni ha incollato gli italiani davanti agli schermi Tv. Era l'inizio del 2002 e il delitto di Cogne diventava un caso mediatico in un momento in cui l'Italia si stava appena risollevando da un altro fatto di cronaca nera, quello di Novi Ligure, i cui autori Erika De Nardo e l'allora suo fidanzato Mauro Favaro, detto Omar, avevano ucciso la madre e il piccolo Gianluca, fratello della ragazza.
Erano i primi due di una lunga serie di delitti che restituivano alla cultura di massa una verità indigesta e truce: in famiglia si uccide. Siamo nel 2022 e soltanto pochi giorni fa assistevamo all'ultimo caso di crimini che come teatro avevano il focolare domestico: Elena Del Pozzo è morta per mano di chi le aveva dato la vita, Martina Patti, che lo scorso 13 giugno aveva denunciato la scomparsa della piccola fingendo che fosse stata rapita. Aveva 5 anni.
L'anno scorso a giugno e a ottobre altri due delitti, forse meno noti: la ventinovenne di Ferrara sotto shock che telefona alle forze dell'ordine dopo aver ucciso il suo bimbo di un anno e le due bambine che a Verona sono state trovate morte in casa. Il cadavere della loro madre, suicida, è stato trovato nel fiume Adige. Prima ancora la storia di Edith, 2 anni, uccisa per soffocamento dalla mamma e Loris, il cui corpicino è stato trovato in un canale dopo che Veronica Panarello, come Martina Patti aveva fatto con Elena, aveva denunciato la scomparsa ai Carabinieri.
“Benedetta la porto via con me”: la rivendicazione del gesto
Nell'aprile del 2013 fa bere del diserbante alla figlia, una bambina di soli 3 anni, con il preciso scopo di avvelenarla a morte. Francesca, questo il nome della donna, si lancia oltre la ringhiera del balcone immediatamente dopo aver ucciso la piccola ma non senza lasciare un biglietto: “Benedetta la porto via con me”. Nella sua mente tutto questo aveva senso. Sulla Rivista di Psichiatria è riportata una interessante classificazione dei figlicidi, “già proposta da Resnick nel 1969 e strutturata sulla scorta delle motivazioni e nelle cause a monte dell’impulso di uccidere”.
Tra le cinque categorie la prima è quella del “figlicidio altruistico” quando si uccide con l’intenzione di salvare il figlio dalle sofferenze che avrebbe se invece continuasse a vivere. Accade per esempio quando è malato (è detto omicidio pietatis causa o anche omicidio compassionevole). In questa fattispecie capita che la madre si suicidi subito dopo aver commesso il crimine (suicidio allargato). Molto spesso è caratterizzato dalla sindrome di Beck, ovvero una “visione pessimistica di sé, del mondo, del futuro proprio e del figliolo”.
Genitori che uccidono i figli: i "perché" secondo la Psichiatria
Ogni reato di infanticidio può essere studiato come un reato a sé. E sono svariati i disturbi mentali e le cause “stressor event” che inducono una madre o un padre a uccidere il proprio figlio. Tra questi ultimi non mancano l'iperattività del figlio, l'immaturità della mamma, il fatto che il bambino fosse nato da una relazione adultera. Naturalmente alle cause si accostano disturbi come quello istrionico della personalità, disturbo dipendente, narcisistico o comportamentale.
Uno studio approfondito sull'infanticidio è stata portata avanti da Vincenzo Mastronardi, Cattedra di Psicopatologia Forense, Dipartimento di Neurologia e Psichiatria, Sapienza Università di Roma, Luana De Vita, psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa ed Esperta Scienze Forensi e da Federica Umani Rochi del Dipartimento di Medicina Legale della Sapienza. La ricerca è stata strutturata sulla scorta della disamina di centinaia di infanticidi che sono emersi dal 1880 al 2010, sono state prese in considerazione le cinque cause e, in seguito all’osservazione di 530 psicobiografie, le genitrici infanticide sono state suddivise in categorie in relazione al movente o alla psicopatologia.
La depressione genera mostri: la storia della bimba in lavatrice
Il 12 maggio del 2002, cinque mesi dopo lo shock per aver letto del delitto di Cogne, gli italiani vengono scossi una seconda volta. Siamo a Madonna dei Monti, una frazione del Comune di Valfurva in Valtellina: qui una trentunenne chiude la figlia di appena otto mesi dentro la lavatrice e avvia la funzione di lavaggio. “Viene piantonata in stato di fermo nel reparto psichiatrico dell'ospedale civile di Sondrio, silenziosa e tranquilla per via dei sedativi. Poi, all' improvviso, brevi scoppi di pianto e qualche parola pronunciata fra sé e sé, frasi di cui è arduo comprendere il senso”, raccontava La Repubblica sulle pagine di cronaca.
L' accusa è stata quella di omicidio volontario aggravato, ma non si prospetta un caso giudiziario, come è avvenuto a Cogne, perché non ci sono dubbi sulla colpevole. Era in cura psichiatrica da alcuni mesi, da quando la depressione che l'aveva colpita dopo la morte del padre era peggiorata nella complessa fase del post partum. Poi un giorno, il marito e la primogenita undicenne escono e lasciano Loretta da sola con la piccola. Pochi minuti prima che rientrasse il marito, Loretta mette nel cestello Vittoria insieme alla tovaglia e ai tovaglioli sporchi.
Padri che uccidono i figli: non sono mai in preda a un raptus
Un uomo si è tolto la vita dopo aver ucciso i suoi due figli di 13 e 7 anni, a Mesenzana, nel Varesotto. A ritrovare i cadaveri è stata la madre dei ragazzini. I genitori delle due vittime erano in fase di separazione. Un altro padre uccide con una coltellata alla gola il figlio di 7 anni e poi tenta di uccidere anche la moglie dalla quale si stava separando. Molte volte a innescare la macchina infernale che finisce con il sangue dei piccoli c'è la relazione finita, un divorzio in vista, una separazione in atto. In altri casi accade all'indomani di un fallimento, di un tracollo sociale, della perdita del lavoro, con il sopraggiungere dell'età e non si tratta mai di un raptus. Da un canto c'è il senso di responsabilità dell'uomo che teme di non poter accudire il figlio, la famiglia intera, avendo poca disponibilità economica.
Dall'altro un padre brutale che non è diventato un killer all'improvviso ma che nel suo vissuto ha episodi di violenza domestica e, non c'entrano diagnosi psichiatriche: si tratta di uomini che come comportamento standard sono offensivi nei confronti della partner e aggressivi nei confronti dei figli. “L’idea di uccidere i figli si insinua in maniera graduale nella mente e, nel momento di maggior escalation di rabbia e frustrazione, si palesa come criticamente fisiologica”, spiega la criminologa forense Anna Vagli che è anche esperta in psicologia investigativa. “Uccidere i figli è l’unica strada per azzerare le opzioni a disposizione e risolvere un dramma personale: una strada maestra che, nei fatti, è un vicolo cieco ma è percepita dai padri assassini come unico modo per riprogrammarsi e riappropriarsi dell’identità perduta”.
Divorzi e separazioni: genitori che uccidono per colpire il partner
Talvolta i genitori che uccidono i figli lo fanno per una forma di vendetta: i piccoli vengono percepiti come una estensione del partner, sopratutto della madre. Infatti va precisato che la causa del delitto efferato non è tanto il divorzio o la separazione in sé ma la sensazione che si stia perdendo il controllo sulla donna che li quei piccoli li ha generati. E per punire lei, per affermare di avere ancora il controllo, di esserne in possesso, i bambini vengono uccisi. In una totale distorsione della realtà i padri che assassinano i propri figli non li vedono più come loro ma come esclusivamente della moglie o compagna. Non riconoscono più i figli come propri, ma li attribuiscono esclusivamente alle loro ex compagne di vita. Dunque, come tali diventano ai loro occhi oggetti che possono essere distrutti.
Infanticidio: dettagli che accomunano tutti i delitti
Si tratta di un crimine che può avvenire sulla base di processi emotivi e mentali che non necessariamente sono legati alla presenza di “patologie o alterazioni mentali tali da determinare una compromissione evidente della capacità di intendere e di volere”, recita la Rivista di Psichiatria. “È importante specificare questo poiché in questi casi per le assassine la legge prevede una privazione della libertà attraverso l’attribuzione di una pena da scontare in carcere”. Nei casi in cui l'infanticidio viene compiuto in preda “a infermità mentale, con compromissione grandemente scemata o totale abolizione della capacità di giudizio (intenzione e volontà), è giuridicamente previsto che la pena venga scontata in regime di detenzione parzialmente o totalmente in OPG (Ospedale Psichiatrico Giudiziario), dove sono sottoposte a un trattamento psicoterapeutico personalizzato”.
Inoltre dallo studio compiuto da Mastronardi, De Vita e Umani Rochi emergono “dei fatti rilevanti accaduti nel periodo precedente l’evento omicidiario”. Per esempio quando in molti casi il bambino aveva raggiunto l’età per cominciare a parlare la mamma iniziava a deprimersi perché pensava che non avrebbe mai potuto andare d’accordo con il fratello che soffre di un ritardo nello sviluppo. Alcune avevano tentato il suicidio ma non sono state ricoverate in un ospedale psichiatrico per assenza di posti letto. Alcune madri in gravidanza, verso la fine del nono mese, erano da giorni convinte che il bambino sarebbe nato deforme.
Un altro evento è stata la morte del papà pochi giorni prima dell'infanticidio e la madre era legata al marito. È accaduto che più di una donna ricevesse insistenti minacce da parte dell’ex marito il quale voleva portarle via il figlio e lei ha preferito ucciderlo o, in un caso, una madre aveva perso da pochi mesi i genitori che come lei erano gravemente depressi. Una madre pensava che la psicologa da cui era in cura la sua bambina gliela volesse portare via, in alcuni casi i genitori si trovano in fase di una burrascosa separazione, più di una donna dei casi di infanticidio esaminati stava attraversando un periodo di prolungata deprivazione di sonno. Un'altra era convinta fin dalla nascita del bambino di non essere in grado di accudirlo e di proteggerlo e un'altra dopo aver subito un furto in casa è terrorizzata per la sicurezza del bambino
Da quello altruistico alla vendetta: i tipi di infanticidio sono cinque
Abbiamo visto che esiste una classificazione del figlicidio e che il “figlicidio altruistico”, caratterizzato dalla Sindrome di Beck è in vetta. È seguito dal figlicidio a elevata componente psicotica che si verifica quando i genitori uccidono i figli in preda ad allucinazioni imperative in forma di comando (sentono voci che gli ordinano di uccidere). Si parla di figlicidio di bambino indesiderato, come suggerisce il nome, quando il piccolo è frutto di una relazione extraconiugale o perché trattasi di madre immatura in piena fase adolescenziale, sia pure protratta nel tempo. Sono poco frequenti in questo caso tentativi di suicidio.
Anche l'accidentalità è prevista: il figlicidio accidentale è la circostanza in cui la madre è comunque abitualmente avversa alle violenze sul figlio, causandone la morte in occasione di un gesto impulsivo conseguente ai soliti pianti o alle urla del piccolo. Spesso queste sono affette da disturbi di personalità, irritabilità, comportamento impulsivo. Non di rado hanno subito violenza da piccole o ancora il marito è disinteressato ai problemi della moglie. L'ultimo, terribile tipo, è l'infanticidio per vendetta sul coniuge (sindrome di Medea).
Quasi sempre è stata la madre: 500 bambini uccisi in vent'anni
Sono stati 480 i bambini uccisi dai genitori dal 2000, di questi ben 85 sono piccoli che non avevano nemmeno compiuto un anno. Una fascia di età delicatissima per diversi motivi: dalla depressione post parto della madre al fatto che è difficile avvertire i campanelli d'allarme. Infatti gli abusi perpetrati su piccoli di questa fascia di età sono particolarmente difficili da rilevare. A dircelo è il Rapporto Eures sugli omicidi in famiglia. Lo stesso Rapporto fa luce sul fatto che nella storia sono quasi sempre le madri a uccidere: l'89,4 per cento degli omicidi di figli di meno di un anno (76 casi in valori assoluti) sono stati commessi dalle madri, il 10,6 per cento (9 infanticidi) sono invece stati commessi dai padri. Altri dati forniti sempre dall'Istituto di ricerche economiche e sociali sono circa i contorni: "l'isolamento, la solitudine, il senso di inadeguatezza, lo stress, accanto a fenomeni di vera e propria depressione post partum, spesso difficili da rilevare, spiegano in larga parte il fenomeno".
Eugenia Nicolosi
È giornalista, scrittrice e attivista femminista e del movimento Lgbtqia+. Fa parte di e lavora con diverse associazioni e organizzazioni che promuovono la parità di genere.

Infanticidio: dinamiche e retroscena del più maledetto tra i reati

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Bienne, 20 Giugno 2022 - I numeri e le controstorie dietro la scia di sangue: dalla morale pubblica, al diritto di aborto, fino al profilo delle madri killer, ecco cosa c'è dietro gli infanticidi.
Elena è solo l'ultima: i dati del fenomeno in Italia
L'ultima vittima non aveva nemmeno cinque anni e si chiamava Elena. La madre ha inscenato un rapimento raccontando di aver subito l'aggressione mentre era in auto con la piccola, da parte di tre uomini incappucciati. Poi ha indicato lei stessa alle forze dell'ordine il luogo esatto in cui era stato commesso il reato e dove si trovava il corpo senza vita di Elena. Ricordiamo la vicenda del piccolo Loris Stival, ucciso nel 2014, e di Samuele la cui madre, Anna Maria Franzoni, è diventata icona di questo tipo di reato. Sono soltanto tre dei più eclatanti in una lunga serie di delitti spesso confessati dalle stesse persone che li hanno commessi: le madri, in percentuale colpevoli nel 58 per cento dei casi (i padri e patrigni insieme raggiungono il 41 per cento dei casi). Ed è una lunga scia di morte: sono stati 268 i figlicidi commessi soltanto dal 2010 a oggi, 480 dal 2000. La media, che recuperiamo dall'ente Ricerche economiche e sociali (Eures), è di circa un infanticidio ogni due settimane.
Infanticidio, secondo la Legge un delitto "carico di disvalore"
Tecnicamente si tratta di infanticidio quando facciamo riferimento all'uccisione di un neonato (ma esiste per i casi analoghi anche “neonaticidio”), tuttavia il termine viene esteso dai media e nel linguaggio comune alla morte di bambini più grandi, da un anno di età fino alla pre adolescenza. È poi nato un neologismo: “figlicidio” che con più precisione restituisce il dato dell'uccisione di figli e figlie commessa da uno o entrambi i genitori, naturali o adottivi. Oggi è considerato un crimine estremo ma l'assassinio di bambini, bambine e adolescenti nel tempo ha avuto un trattamento diverso lungo la storia, anche in epoca recente.
Per esempio l'art. 369 del codice penale Zenardelli (del 1889) prevedeva attenuanti nel caso in cui a essere ucciso fosse il frutto di una relazione adultera in ragione del fatto che un uomo aveva in qualche modo il diritto di rivendicare il proprio onore cancellando la prova del tradimento. Nel “Codice Rocco”, e una volta che nel 1981 viene abolito il concetto di “delitto d'onore”, vediamo invece la trasformazione del reato, andando all’art. 578, da “omicidio comune” a “delitto autonomo”: cioè un delitto così carico di disvalore che il legislatore la ingloba in un'ipotesi di reato autonoma.
Da madre ad assassina: il profilo di una killer
Di certo le cronache degli ultimi anni ci obbligano ad abbandonare le ipocrisie: esistono donne, madri, che uccidono i figli. Resta da indagare sulle motivazioni. Per la maggior parte delle madri che commettono infanticidio – o figlicidio – viene predisposta una perizia psichiatrica che possa approfondire le cause dietro al gesto, tuttavia le profilazioni esistono già. La cooperativa Salem che gestisce un centro di psicologia e psicoterapia a Milano ha diffuso lo studio secondo il quale alla base del figlicidio ci siano diverse cause, alcune delle quali sono la volontà di vendetta nei confronti del marito o compagno. O viceversa, come accaduto in Spagna. Nel 2021 il 44enne Martín Ezequiel Álvarez Giaccio ha ucciso il figlio di soli 2 anni perché non aveva accettato la fine dell'unione con la moglie - e madre del piccolo - secondo quanto ricostruito dagli inquirenti.
Altre volte il gesto origina da una forma di altruismo patologico verso i propri figli: credendo di sottrarli ai pericoli e alle insoddisfazioni della vita, la madre, o il padre, scelgono di provocarne la morte. Molte delle vittime di figlicidio o infanticidio sono giovani e giovanissimi con disabilità. Secondo quanto rivelano le analisi dei Carabinieri riportate sul sito del Ministero della Difesa, è però il tema della depressione tra i più ricorrenti “e il figlicidio si realizzerebbe per lo più nella forma dell’omicidio allargato: in tale prospettiva la madre con intenzionalità suicida vorrebbe portare con sé il figlio uccidendolo, posto che questi, in situazioni psichiche morbose o disturbate, può essere percepito a livello profondo, con meccanismo simil-psicotico, non come individuo autonomo, ma come prolungamento e propaggine della propria persona, privo pertanto di individualità”.
È comunque frequente che le donne che hanno commesso l'infanticidio tentino di togliersi la vita: “tentativi antecedenti o contestuali al figlicidio nonché di ricoveri per problemi depressivi”, si legge ancora. “Non mancano casi nei quali viene posto in essere da parte della madre un comportamento nel quale si evidenzia iracondia, disaffettività, insensibilità, prepotenza”.
Infanticidio: le ragioni del delitto
Secondo le analisi dell'Istituto Beck specializzato in Terapia Cognitivo Comportamentale, esistono due diversi tipi di infanticidio: diretto (o attivo) e passivo. Il primo si registra quando la vittima cessa di vivere per lesioni o soffocamento, il secondo è legato alla mancanza di cure, malnutrizione e trascuratezza, fino all'abbandono. “Alcuni nuovi fattori socio economici, parametri psicopatologici e considerazioni familiari hanno un ruolo importante nell’analisi del fenomeno; la malattia mentale, in particolare la depressione e la psicosi nella fase perinatale e dopo parto, sono spesso parte del quadro”, scrive in una nota l'istituto. “L’infanticidio non deriva da una causa unica ma da molteplici fattori, alcuni ben noti e altri ipotetici. Per prevenire l’infanticidio, occorrerebbe effettuare screening per individuare disturbi psichiatrici e fattori di vulnerabilità e trattare o offrire assistenza ai genitori a rischio”.
“È stato un incidente”
Secondo le forze dell'ordine che hanno incrociato i dati di Istat con i dati e i fascicoli in loro possesso non tutti i casi di infanticidio sono venuti alla luce ma vi è un sommerso di proporzioni notevoli: molti casi archiviati come incidenti in realtà nascondo figlicidi o infanticidi compiuti lucidamente e volontariamente. “Molti decessi catalogati come “incidenti” o “disgrazie” possono in realtà nascondere dei progetti omicidiari di madri che hanno compiuto un omicidio per omissioni con gravi e volontarie carenze di cure e di attenzioni come bimbi che vengono soffocati in culla, che cadono dalla finestra”, si legge sul sito del Ministero della Difesa. Dalle stesse analisi emerge l'età delle donne che commettono figlicidio: nella maggior parte dei casi si tratta di madri non coniugate e con un’età compresa tra i 21 e 28 anni.
Se continuiamo a fingere che sia tutto ok
Come ogni stereotipo, anche quello della madre sempre felice, devota e instancabile genera mostri. Una donna che diventa madre non è biologicamente differente da una donna che non lo diventa: non esistono dati scientifici circa cambiamenti dell'organismo né diventa in automatico predisposta all'abnegazione di sé dal momento del concepimento o del parto. A raccontare l'altra faccia della maternità, quella fatta di sincere paure, frustrazioni, inadeguatezze e fisiologiche ansie sono in tante ma tra tutte Francesca Fiore e Sarah Malnerich (con l'account @mammadimerda) hanno fatto della loro esperienza una testimonianza. All'indomani dell'infanticidio di Elena Dal Pozzo, uccisa dalla madre Martina Patti con un'arma da taglio, hanno creato un post con gli screenshot di alcuni dei messaggi che hanno ricevuto da diverse mamme e con i quali approfondiscono, appunto, “l'altra faccia della maternità”.
“Se volete una narrazione edulcorata e infiocchettata potete farvi un giro su un qualsiasi altro profilo, evitate di venire a giudicare qui”, scrivono. “Quello che serve davvero è sapere che non siamo le sole ad aver avuto quei momenti. La differenza la fa chi ci sta a fianco, perché i figli non sono roba nostra, smettiamo di pensare di dover essere le sole a farsene carico. Quando non ce la facciamo più chiediamo aiuto. Se vi ritrovate in una famiglia che minimizza o colpevolizza, rivolgetevi a professionisti (psicologici gratuiti, consultori e medici di base). Se continuiamo a fingere che sia tutto ok non facciamo il bene di nessuno”.
Le donne spesso sono vittime della cultura che le vede uniche responsabili dell'accudimento della prole, una cultura che pone il partner nelle condizioni di continuare a dedicarsi al lavoro e a vivere il suo tempo fuori casa come se il neonato non ci fosse, o quasi. Ma le denunce circa il mancato sostegno e la mancata collaborazione da parte dei padri ha fatto sì che anche la Corte di Cassazione si esprimesse (più volte) circa questa condizione di abbandono morale e materiale. Di fatto non occorre il dato oggettivo dal momento che si tratta di esperienze soggettive e personali ma è sufficiente che la madre percepisca la condizione di abbandono. Leggiamo infatti che “Pur rappresentando un carattere essenziale che deve sussistere in concreto, non deve avere carattere di assoluta oggettività, in quanto al fine di integrare la situazione tipica è sufficiente anche solo la percezione di totale abbandono avvertita dalla donna nell’ambito di una complessa esperienza emotiva e mentale” (Nota a Cass. pen., sez. I, ud. 7 ottobre 2010, n. 40993).
Peraltro, l'infanticidio commesso in condizioni di abbandono morale e materiale è un'ipotesi speciale attenuata dell'omicidio volontario: la pena è una reclusione da 2 a 12 anni, per l'omicidio volontario sono 21. Rispetto a questo, la Suprema Corte ha chiarito che le condizioni di abbandono materiale e morale possono ritenersi sussistenti solo quando la madre sia lasciata in balia di se stessa e venga a trovarsi in uno stato di isolamento tale che non consente l’intervento o l’aiuto di terzi. Quando, invece, lo stato di abbandono materiale e morale viene volontariamente creato e mantenuto, se la morte interviene ed è collegata causalmente a tali condizioni il fatto è riconducibile all’ipotesi legislativa dell’omicidio volontario.
Il mito della madre e il diritto di essere stanca
“Ho sbattuto la porta e sono andata in un'altra stanza: non potevo più sentirla piangere e ho avuto il timore di non farcela”, così Paola racconta di quando, una notte, ha avuto un crollo emotivo. La sua piccola aveva pochi mesi e dal giorno del parto contava sulle dita di una mano le volte che era riuscita a riposare. “Ho chiesto aiuto a mia madre ma minimizzava la mia sofferenza, la mia stanchezza e il fatto che fossi un fascio di nervi”, racconta invece Giada. “Mi ha detto che le madri trovano sempre la forza. Ma io piangevo ogni giorno, varie volte al giorno”. Paura, stanchezza, nervosismo, il peso della responsabilità e il modo in cui si stravolge la vita di una donna quando diventa madre sono tutti elementi che tendiamo a saltare quando si affronta il tema della maternità, un delicatissimo argomento che la società tende a idealizzare, rendendo quello della madre perfetta un mito al quale dover aderire. Da una parte quindi le narrazioni stereotipate, dall'altra solitudine e silenzi in cui si trovano tutte quelle madri che sentono di non rispondere allo stereotipo socialmente validato. E rivendicano il diritto di essere stanche.
L'abbandono di neonato: il codice penale che dice?
Nei cassonetti, gettati via come fossero spazzatura, lanciati dalla finestra, soffocati nella culla. Sono circa 3mila i neonati che ogni anno vengono rifiutati subito dopo la nascita secondo i dati di Aibi, associazione Amici dei bambini. Su 3mila, soltanto 400 riescono a sopravvivere perché vengono abbandonati presso ospedali e strutture sanitarie. Un gesto di responsabilità che la legge italiana consente e tutela grazie al Decreto del Presidente della Repubblica circa il parto in anonimato: le madri possono non riconoscere il bambino e lasciarlo in tutta sicurezza nella struttura in cui hanno partorito e il nome della donna resterà segreto anche nell'atto di nascita.
Pensiamo che nell'antica Grecia era una pratica sociale ampiamente accettata nei casi in cui le famiglie vivevano in condizioni economiche sfavorevoli e sull'abbandono del neonato incidevano anche fattori come il genere o le deformazioni fisiche. Si chiamava "esposizione", termine che dà il nome alla "Ruota degli esposti", una sorta di finestra girevole che collegava la strada con l'interno di monasteri, chiese per esempio, o di ospedali. Fino a circa metà Ottocento le madri in Italia potevano lasciare i neonati non desiderati in questi cilindri e farli ruotare verso l'interno per affidarli alle cure di clero e personale sanitario. Una più ampia campagna di pubblicità progresso e la sensibilizzazione su questa opportunità sarebbe di grande aiuto nella lotta ai parti non assistiti: una scelta legale e sicura per tutte quelle donne che non desiderano diventare madri e che non sono riuscite a interrompere la gravidanza (e i motivi potrebbero essere molti).
L'aborto legale ha dimezzato il numero di infanticidi
Le forze dell'ordine sottolineano che i casi di infanticidio sono ancora troppo pochi per riuscire ad affrontarli come un fenomeno, generalizzare circa le cause e quindi ipotizzare realistici progetti di prevenzione. Tuttavia, le rivoluzioni sociali e legate all'empowerment femminile, tra cui il diritto all'aborto legale e gratuito, lo scardinamento dei ruoli di genere per cui alle donne viene associato esclusivamente il ruolo di moglie e madre e, infine, la caduta dello stigma verso chi avvia percorsi di psicoterapia sono fattori determinanti perché la maternità sia una libera e consapevole scelta e perché parlare dei disagi psicologici a essa legati non sia un tabù. “La legalizzazione dell’aborto rappresenta il fattore sociale che maggiormente ha inciso sulla rilevante diminuzione del fenomeno nella nostra società”, recita il testo diffuso dai Carabinieri.
Per esempio in India, dove l'aborto è legale soltanto in casi di estremo pericolo per la vita della donna, le pratiche di danneggiamento volontario del feto e di abbandono e infanticidio sono diffusissime, soprattutto ai danni di chi nasce femmina. Nel 2020 è uscito il rapporto sul tema del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNPF): in India sono scomparse 56 milioni di bambine negli ultimi 50 anni. “È molto importante sottolineare che la diminuzione dell’infanticidio in tutti i Paesi della nostra area culturale è da attribuire al mutamento di fattori socio-culturali: la rivoluzione della morale e dei costumi sessuali, il mutato atteggiamento sociale non più emarginante e di censura nei confronti delle ragazze madri, la diffusione delle pratiche anticoncezionali, la facilità e la liberalizzazione dell’aborto”, conclude la nota dei Carabinieri.
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Il Mondo nelle nostre mani

Caldo in Europa: la Spagna brucia, allarme siccità in Italia 

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Bienne, 19 Giugno 2022 - Migliaia di ettari di terreno andati in fumo. Siamo in Spagna, dove l'ondata di calore che sta attraversando l'Europa, ha costretto all'evacuazione oltre 1700 persone. La zona della Sierra de Culebra brucia da mercoledì. Altri incendi sono stati segnalati nella provincia di Toledo e in Catalogna.  Domenica si è aggiunta l'emergenza nella regione spagnola di Navarra. Qui le forze locali sono in affanno. Centinaia di pompieri stanno cercando di controllare le fiamme che minacciano le zone abitate. I venti a 100 chilometri orari hanno costretto a far evacuare due paesi. "Penso che questa calura sia davvero allarmante - dice una turista francese - Possiamo toccare con mano le conseguenze del cambiamento climatico. Dobbiamo trovare delle soluzioni, non si può continuare così".
Italia verso lo stato di crisi per la siccità
L'allarme siccità che ha colpito l'Italia presto si trasformerà in uno stato di crisi, secondo il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli. Il settore agricolo è in forte affanno a causa della mancanza di piogge. In Piemonte si parla di 15 giorni di tempo per salvare i raccolti. Il livello idrometrico del Po al Ponte della Becca (in provincia di Pavia) è sceso a -3,7 metri su livelli più bassi da almeno 70 anni. In sofferenza anche i grandi laghi, come il Maggiore, sceso al minimo storico con un grado di riempimento del 22%, mentre quello di Como è al 25%. Per la Coldiretti i danni all'agricoltura sono di 2 miliardi.
L'incendio nel campo militare
In Francia il fuoco dell'artiglieria durante un addestramento ha fatto divampare un incendio a ovest del campo di Canjuers nel Var. Distrutti 600 ettari di vegetazione . I pompieri si sono dovuti muovere oculatamente dato che l'area era contaminata da esplosivi.
Caldo anche in Svizzera e Germania
Prese d'assalto le coste europee. E chi non ha il mare fa un tuffo in piscina, al lago o nel fiume. Sulle rive del fiume Limmat in centro a Zurigo è difficile trovare un posto per stendersi. Anche la Germania ha raggiunto picchi di temperature superiori ai 35 gradi, senza fortunatamente toccare il record del giugno 2002, quando il termometro ha superato i 38 gradi. Un incendio boschivo vicino a Berlino ha bruciato più di 200 ettari e ha coinvolto 500 persone nel tentativo di tenere sotto controllo le fiamme. I forti venti che si sono alzati domenica hanno alimentato il fuoco. Evacuate due cittadine.

​​​​​​​Libri da leggere almeno una volta nella vita

L' invasione della Svizzera. Piani di guerra italiani dal 1861 al 1943

Leonardo Malatesta

Armando Dadò Editore

Bienne, 30 Maggio 2022 -«Piano Vercellino» è il nome dato alla pianificazione operativa che l'esercito italiano ideò contro la Svizzera. Questo progetto, sviluppato nel 1940 dallo Stato maggiore, aveva come obiettivo l'invasione e l'occupazione della Confederazione elvetica.
Prevedeva lo smembramento dello stato svizzero e l'annessione del territorio a sud delle Alpi all'Italia. Il Piano Vercellino, così denominato dal cognome del comandante dell'Armata del Po, il generale Mario Vercellino, prevedeva che le operazioni si svolgessero principalmente in Ticino, ma con manovre che avrebbero potuto interessare anche il Cantone dei Grigioni e il Canton Vallese.
Lo studio si basa su un'analisi dettagliata del territorio avversario, sia dal punto di vista geografico, sia per quanto riguarda la dislocazione delle forze e delle fortificazioni.
Per la redazione di questo volume l'autore si è avvalso di fonti archivistiche inedite provenienti dall'archivio dell'Ufficio Storico dello Stato maggiore dell'esercito italiano. L'arco temporale indagato copre un ampio periodo storico, dai primi anni dopo l'unità d'Italia alla Seconda guerra mondiale, per focalizzare poi l'attenzione sul cosiddetto Piano Vercellino.
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Primopiano

In Italia ci sono più di 17 mila ultracentenari

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Bienne, 24 Giugno 2022 - In Italia i centenari residenti in Italia sono 17.177, l'83,4% dei quali costituito da donne. è quanto emerge dal report Istat. Negli ultimi 10 anni, dopo una costante crescita fino al 2015 (massimo storico con oltre 19mila individui), la popolazione super longeva ha avuto una riduzione dovuta in larga misura a un effetto strutturale: l'ingresso in questa fascia di età delle coorti, meno numerose rispetto alle precedenti, perché costituite dai nati in corrispondenza del primo conflitto mondiale.
A seguito dell'aumento dei contingenti iniziali delle coorti nate alla fine del primo dopoguerra si osserva invece a partire dal 2020 una nuova crescita dei sopravviventi più longevi. Secondo l'Istat, sono 7.262 le persone che hanno raggiunto o superato la soglia dei 105 anni dal 1 gennaio 2009 al 1 gennaio 2021 (851 uomini e 6.411 donne). Tra questi, ben 1.111 erano ancora vivi al 1 gennaio 2021, 6.151 invece sono deceduti durante questo arco di tempo. L'incremento di questa popolazione, a differenza dell'andamento degli ultracentenari nel complesso, è costante in tutti gli anni considerati. Si è passati da 472 individui viventi al 1 gennaio 2009 ai 1.111 del 2021 (+135,8%) e per tutte le coorti c'è stato un aumento superiore al 100%.
Il diverso andamento tra ultra-centenari, nel complesso, e la popolazione di almeno 105 anni di età può essere in parte spiegato dal fatto che quest'ultima è molto selezionata e comprende solo in minima parte i nati durante la Prima guerra mondiale; hanno raggiunto i 105 anni di età, al 1 gennaio 2021, solo i nati nel primo anno di conflitto (il 1915), e quindi non si osservano ancora in questo segmento di età gli effetti strutturali dovuti alla scarsa numerosità dei nati durante la guerra che invece si riscontrano per chi ha tra 100 e 104 anni.
Quante sono le persone con più di 110 anni Negli ultimi 12 anni anche gli individui di 110 anni e oltre sono cresciuti nel numero, passando da 10 a 17. Nel 2020, anno segnato dalla pandemia da Covid 19, non c'è stata una crescita di decessi nella popolazione dai 105 anni e più, a differenza delle altre fasce di età di anziani. Analizzando le probabilità di morte di questa sotto-popolazione dal 2009 al 2020 (deceduti/popolazione residente al 1 gennaio, per 100), si nota come il valore relativo al 2020 sia in linea con quello degli anni passati: circa 66 decessi ogni 100 individui. A livello di ripartizione territoriale - aggiunge l'Istat -si evidenziano invece alcune differenze: al Nord, zona più colpita dalla pandemia, si registra il valore più alto della serie (71 ogni 100), al Centro il valore più basso (54 ogni 100).
Probabilmente le misure di contenimento adottate nell'anno hanno preservato questa fascia di popolazione da altre infezioni. Le differenze con il resto della popolazione sono verosimilmente legate al fatto che chi ha 105 anni e più fa parte di una popolazione geneticamente selezionata, più resistente. Inoltre quasi 9 di queste persone su 10 vivono 'protetti' in famiglia, mentre il 12% risiede in una convivenza. Le donne sono le più longeve Al 1 gennaio 2021 quasi il 90% della popolazione che ha raggiunto o superato i 105 anni è composta da donne. Le donne di 105 anni e più sono 988 (88,9%) contro 123 uomini (11,1%). Solo 17 individui hanno raggiunto e superato i 110 anni di età, e sono tutte donne. Lo rivela l'Istat.
Alla stessa data la persona più anziana d'Italia era residente in Lombardia, deceduta nel mese di maggio 2022, quasi 20 giorni dopo aver spento 112 candeline. L'uomo più anziano era residente invece in Piemonte, deceduto nel 2021 a 109 anni e 293 giorni. A oggi la persona vivente più anziana in Italia è una donna residente nelle Marche che è alle soglie dei 112 anni; tra gli uomini il decano risiede in Toscana e ha quasi 110 anni.

Un pensiero speciale...

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  • A chi è solo, a chi soffre, ai malati, agli emarginati, ai dimenticati, ai discriminati, a tutte quelle persone che non vediamo.
  • A chi ha lottato per tutta la vita contro la sorte ed oggi lotta contro l’indifferenza. 
  • A chi ha perso il treno giusto e la vita non gli ha concesso una seconda possibilità.
  • A chi non ha nessun posto dove andare, nessuno da abbracciare e nessuno con cui parlare. 
  • A chi chiude la porta al mondo e in silenzio piange la sua solitudine, sperando solo che tutto passi in fretta. Perché vedere gli altri felici fa male, quando sai che anche tu meriteresti un briciolo di felicità.
  • Chi si ricorderà di queste persone, con un gesto, una parola, un abbraccio o un invito a sorpresa accenderà la luce nei loro occhi.
  • Chi crede alla famiglia ha il dovere di pensare anche a chi non ha famigliaù
  • ​​​​​​​Che possano trovare un po' di calore umano tra le braccia di chi l'incontra lungo la strada chiamata vita!

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